
Caro Max, nel tuo articolo dell’altro giorno sull’europarlamentare di sinistra arrestata per un tweet a favore del terrorismo prendi una posizione netta e coerente con il tuo (e mio) garantismo liberale. Riconosci apertamente che Rima Hassan è moralmente una farabutta, un’esaltata, sostanzialmente indegna di sedere al Parlamento Europeo. Eppure concludi che arrestarla o fermarla per un tweet sia eccessivo, un rischio di deriva autoritaria, una porta aperta all’arbitrio sui reati d’opinione. Dici, giustamente, che non si finisce dietro le sbarre per un’idea, per quanto aberrante questa possa essere.
E io su questo concetto la penso esattamente come te. Tuttavia, bisogna dire che Rima Hassan non è una buontempona che trascorre le sue giornate al bar sport del paese tra una Peroni e l’altra. Ed ecco perché, su questo caso specifico, davvero non riesco ad essere integralmente d’accordo con te: convengo che l’arresto sia forse troppo, ma trovo che questa squallida e losca figura il parlamento europeo dovrebbe vederlo solo in cartolina.
Mi spiego meglio: in questa vicenda non si tratta di punire una semplice opinione privata o il delirio di un cittadino qualunque. Qui parliamo di un’europarlamentare, una figura istituzionale con ampia visibilità pubblica e con la capacità concreta di influenzare gli elettori del suo partito. Rima Hassan, ricordiamolo, ha esplicitamente citato Kozo Okamoto, unico sopravvissuto del commando dell’Armata Rossa giapponese che il 30 maggio 1972 massacrò 26 innocenti nell’attentato all’aeroporto di Lod (oggi Ben Gurion).
Questa fenomena di una parlamentare (in quota theleft e France Insoumise, estremisti di sinistra a tutti gli effetti) ha ripubblicato e poi rimosso un post con queste parole di Okamoto: “Ho dedicato la mia giovinezza alla causa palestinese. Finché ci sarà oppressione, la resistenza non sarà solo un diritto, ma un dovere”. E non solo: ha accompagnato il messaggio con una foto di questo terrorista portato in spalla da militanti con kefiah, trasformandolo in un’icona positiva di resistenza. È vero, come tu stesso dici: è passato tanto tempo e non si tratta di una ferita aperta come il 7 ottobre. Eppure questa simpatica signorina vota a Bruxelles per tutti noi e tra una pausa e l’altra eleva ad eroe un tizio che ha ammazzato delle persone colpevoli solo di trovarsi in un aeroporto. Ecco perché questa non può essere considerata un’opinione qualunque. È grave apologia di terrorismo.
In questo caso, dicevo, a compiere una rivendicazione di questa caratura è una parlamentare europea eletta proprio per le sue posizioni radicali, e quindi vien da sé che il problema si moltiplica esponenzialmente.
Tu invochi il garantismo liberale, e capisco che sia giusto. Ma qui non stiamo parlando di un privato che posta idiozie dal divano senza alcuna conseguenza. Stiamo parlando di una rappresentante eletta che, grazie al suo ruolo e alla sua visibilità, trascina la gente in piazza, legittima narrazioni estreme e normalizza l’indicibile. Le sue parole non restano in una bolla: creano consenso intorno all’idea che massacrare 26 persone in un aeroporto possa essere “resistenza” e che lo sia ancora oggi.
Il garantismo liberale deve proteggere il diritto di criticare, di dissentire, persino di dire sciocchezze. Ma non può proteggere chi dal suo pulpito istituzionale fa propaganda di atti terroristici passati e li usa come modello per il presente. Rima Hassan ha un peso politico preciso: è una figura pubblica che influenza militanti e giovani. Lasciare passare indisturbato questo messaggio significa accettare che si possa propagare impunemente la tesi in base alla quale il terrorismo contro civili sia accettabile se camuffato da resistenza. Ma resistenza de che?
Insomma, caro Max, Rima Hassan non ha semplicemente espresso un pensiero: ha citato un assassino di massa come esempio virtuoso, senza alcuna condanna dell’atto, anzi esaltandolo. Per questo motivo, volendo essere dei liberali di ferro, magari non è giusto che venga arrestata, ma certamente dovrebbe essere interdetta dalla sua carica istituzionale. Non per il “reato d’opinione”, ma per aver abusato del suo ruolo pubblico per legittimare il terrorismo.
Il confine è sottile, lo so. Ma proprio per questo va tracciato con chiarezza: chi ha un ruolo istituzionale non può permettersi di veicolare impunemente il messaggio che uccidere innocenti sia accettabile o peggio doveroso in merito a una presunta resistenza. Altrimenti la libertà di espressione diventa scudo per chi vuole distruggere proprio quella libertà.
Alessandro Bonelli, 7 aprile 2026
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