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Caro Porro, 7 motivi per cui Zingaretti ha rovinato il Pd

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Buonasera Direttore Porro,
le scrivo con la speranza di raggiungere, tramite lei, qualcuno ai piani alti del Nazareno.
Parto subito con la domanda: occorre proprio aspettare il giorno dopo le elezioni per chiedere le dimissioni del segretario del Pd? Sono stato un elettore di questo partito, ho in diversi casi mandato giù bocconi amari, sono figlio di un operaio che aveva la tessera della Cgil e non ho mai votato un partito estremista.

Mi chiedo però se esiste un valido motivo che faccia sì che Nicola Zingaretti resti a capo del maggior partito riformista di questo paese. Davvero riformista poi? Cosa imputo a quest’ultimo?
Primo: ha accettato di allearsi con chi in passato gli ha dato come minimo del ladro, passando da ruba bambini (vedi Bibbiano) fino ad essere appellati “cancro del paese”.

Secondo: ha resuscitato un partito, anzi movimento, ormai morto. In caso di elezioni il M5s non avrebbe mai superato il 10%.

Terzo: ha dovuto rimangiarsi i tre passaggi parlamentari sulla riforma costituzionale solo per formare il governo come condizione sine qua non imposta dal M5s.

Quarto: durante le trattative per la formazione del governo aveva dapprima messo il veto sul premier Conte (subendolo), poi mettendolo su Di Maio (promosso poi alla Farnesina).

Quinto: non è ancora riuscito a far accettare i soldi del Mes voluti da buona parte del Pd (in più sono prestiti senza condizioni particolarmente gravose ed a interessi irrisori).

Sesto: il Pd si attesterà comunque vada una parte di sconfitta al referendum.