Commenti all'articolo Caro Porro, aboliamo il valore legale della laurea

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Frankos
Frankos
2 Marzo 2021 20:56

La perplessità è confusione di molti, deriva dalla confusione che si fa tra ‘titolo di studio’ e ‘valore legale del titolo di studio’. Il primo attesta il tipo e la quantità degli studi fatti, il secondo serve a fissare il ruolo del titolato a prescindere dalla qualità effettivamente acquisita!!!

Francesca
Francesca
23 Febbraio 2021 15:57

Io dico che una buona preparazione va suggellata con tanto di laurea e, quando dico laurea, dico una cosa seria e non quei pezzi di carta che si ottengono pagando Enti privati. Già la laurea 3 + 2 penalizza chi ha dovuto studiare per interi anni. Infatti, chi ha fatto solo i 3 anni, si qualifica ingegnere allo stesso modo di quello che ne ha fatti 5. In particolare, la laurea dà il titolo di dottore in ingegneria e solo superando l’esame di stato si diventa ingegneri. Purtroppo, più si è preparati e meno è facile avere un posto di lavoro in Italia perchè il cervellone dà fastidio anzichè essere un’ottima risorsa. Non a caso, all’estero accolgono a braccia aperta i nostri grandi cervelli perchè, checchè se ne dica, la preparazione avuta in Italia è ottima e gli insegnamenti sono andati a buon fine nei cervelli meritevoli.

Giorgio Colomba
Giorgio Colomba
23 Febbraio 2021 11:13

“Ogni scuola, quale che sia l’ente che la mantenga, deve poter dare i suoi diplomi non in nome della Repubblica, ma in nome della propria autorità: sia la scuoletta elementare di Pachino o di Tradate, sia l’Università di Padova o di Bologna, il titolo vale la scuola. Se la tale scuola ha una fama riconosciuta, una tradizione rispettabile, una personalità nota nella provincia o nella nazione, o anche nell’ambito internazio­nale, il suo diploma sarà ricercato; se, invece, è una delle tante, il suo diploma sarà uno dei tanti” (Don Luigi Sturzo ‘Illustrazione italiana’, 15 febbraio 1950).

mariag
mariag
23 Febbraio 2021 10:08

La società è imbrigliata non dalle regole ma dalle eccezioni.

rosario nicoletti
rosario nicoletti
23 Febbraio 2021 9:14

Della abolizione del valore legale dei titoli di studio si parla da quasi un secolo. Questa proposta non ha mai avuto fortuna, per il semplice motivo che rappresenta – per chi conosce i problemi dell’istruzione – il completamento di riforme capaci di rivoluzionale le scuole di tutti i livelli. Il presupposto è infatti una vera concorrenza tra singole scuole e sedi universitarie: concorrenza che dovrebbe riguardare l’offerta didattica, mentre oggi non esiste nulla di simile. Dovrebbero realizzarsi molte condizioni, dalla quali siamo ben lontani, a cominciare dal mondo del lavoro che dovrebbe essere gestito con criteri meritocratici. Poi, le singole istituzioni, scuole o università, dovrebbero avere incentivi per competere nell’offerta didattica: negli USA le università competono sotto lo stimolo del mercato, dato che l’amministrazione – molto spesso privata – è separata dal potere accademico. Le università migliori sono anche le più ricche: fanno pagare rette più alte ed assicurano con la loro fama, l’avvenire degli allievi. Da noi sono stati creati dei mostri: l’autonomia universitaria è stata introdotta in modo scriteriato, senza dare la sacrosanta responsabilità ad i gestori. Abbiamo una autonomia irresponsabile, e dei brandelli di omogeneità dei titoli di studio, ai quali attribuiamo un “valore legale”. Abolirlo non servirebbe a nulla, forse solo a peggiorare le cose.

marcor
marcor
23 Febbraio 2021 9:01

Scusate la mia ignoranza, ma io ho spesso sospettato che abolire il valore legale dei titoli di studio corrisponda a far fare il medico o l’avvocato anche a chi sa solo leggere e scrivere. Mi volete spiegare come si dovrebbe selezionare un insegnante di Inglese da assumere nella scuola?
In sostanza, cosa comporterebbe nella pratica abolire il valore legale del titolo di studio?