Caro Porro, Le scrivo con una domanda che non mi fa dormire la notte: è giusto bloccare il conto corrente a una piccola partita IVA prima ancora che possa iniziare a pagare la rateizzazione concordata?
Mia moglie è una lavoratrice autonoma conto terzi. Non è un evasore, non ha nascosto capitali, non ha spostato fondi all’estero. Ha dichiarato tutto. Negli anni 2019–2021, con il crollo del lavoro, ha dovuto scegliere tra pagare le imposte arretrate o garantire alla famiglia il necessario per vivere.
Oggi, pur avendo aderito a una rateizzazione, si è vista bloccare il conto corrente prima della scadenza della prima rata. Senza la possibilità concreta di organizzarsi. Significa non poter fare carburante per lavorare, non poter pagare le utenze, non poter fare la spesa.
Alla richiesta di spiegazioni è stato risposto che avvisare prima permetterebbe di spostare i soldi. Ma qui non parliamo di milioni, parliamo di poche migliaia di euro e di una micro-attività che vive di liquidità quotidiana.
Il punto è semplice: se si impedisce a una persona di lavorare, come farà a pagare?
Le piccole partite IVA si trovano oggi schiacciate tra tasse arretrate e imposte correnti, con meccanismi di riscossione che rischiano di essere più punitivi che risolutivi.
Non è una polemica ideologica. È una richiesta di buon senso economico e umano.
Forse sarebbe il caso di aprire un dibattito pubblico su questo paradosso: recuperare crediti sì, ma senza spegnere chi sta cercando di restare in piedi.
Cordiali saluti,
Renato Di Leone
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


