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Caro Porro, basta trattare noi giovani come untori

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Buongiorno Nicola,

sono una ragazza di 18 anni, vivo a Roma e sto frequentando l’ultimo anno di liceo. Le scrivo questa lettera perché vorrei portare in spazi di maggiore importanza e visibilità la voce dei ragazzi, adolescenti, sia liceali che universitari che soprattutto in questo periodo non hanno quasi mai avuto occasione di farsi sentire e penso sia arrivato il momento di iniziare.

Abbiamo 18 anni, l’età in cui si dovrebbe sognare in grande, essere pieni di vita e di speranza, tutte cose che questo virus ci sta togliendo, noi cerchiamo di rimanere positivi, di lottare ma non è facile e sicuramente il governo non ci sta aiutando. Il Covid colpisce ogni categoria della popolazione in maniere e forme diverse: i bambini e i ragazzi soprattutto a livello psicologico e formativo, gli adulti e gli anziani a livello economico e purtroppo fisico. Si parla sempre del danno economico, dei morti che questo virus porta, cosa giusta ci mancherebbe, però dei danni che la situazione sta portando ai ragazzi non se ne parla quasi mai.

Si possono contare sulle dita di una mano gli articoli che parlano di essi, depressione, ansia, apatia, ma non si fa assolutamente niente per cercare di rimediare o quantomeno aiutarci, anzi ciò che l’Italia e il suo governo sta dimostrando è una completa noncuranza di noi ragazzi, completamente ignorati e abbandonati. Siamo stati menzionati solo per due motivi nel contesto pandemico: gli untori del virus e il ritorno a scuola.

Verso i primi di ottobre la ministra Azzolina è venuta a “fare visita” al mio liceo, passando per le classi con preside e professori, sorridente e soddisfatta del suo lavoro al punto che pochi giorni dopo rilascia un’intervista affermando che gli studenti sono contenti di essere tornati in classe. Qui vorrei porre l’attenzione: chi ha detto alla ministra che noi eravamo contenti di stare a scuola in quelle condizioni? Non ci è stato chiesto assolutamente niente, non ci è stato chiesto se eravamo contenti di non poter alzarci dalla sedia per sei ore, di fare dieci minuti di ricreazione (sempre da seduti) su sei ore di lezione, non ci è stato chiesto se i professori stanno mostrando un po’ di comprensione nei nostri confronti vista la situazione, se ci è concesso andare in bagno, come ci sentiamo per l’esame di maturità ormai imminente, se ci sentiamo sicuri di essere tornati a scuola, se facendo il 50% della didattica in presenza la metà a casa riusciva seguire e a partecipare alle lezioni, se le mascherine che ci vengono date sono utilizzabili o meno. Non ci è stato chiesto assolutamente niente, probabilmente perché le risposte avrebbero creato troppi problemi da risolvere.

Ancora più attuale adesso è il dibattito sul ritorno a scuola di cui si parla non per il nostro bene ma come se fosse una gara a chi apre prima e noi studenti siamo solo i mezzi per vincere la competizione. C’è chi sostiene addirittura di dover prolungare le lezioni fino a luglio e agosto “per recuperare ciò che non è stato fatto da marzo fino ad ora”. Ma chi ha detto che con la Dad non si studia? Sono state tantissime le volte in cui siamo stati letteralmente tutto il giorno a studiare perché il professore di turno diceva “tanto non potete uscire, non potete fare sport, non vi potete vedere, se dovete stare a casa almeno studiate”, come se questo li legittimasse nel dare il doppio dei compiti e massacrarci con verifiche e compiti, anche 2/3 al giorno.

E i ragazzi che hanno la maturità? Quando la faranno, a settembre? E se devo studiare per i testi di ammissione all’Università? Il fatto che quasi nessuno si preoccupi di queste cose, di andare da un ragazzo e chiedergli come si sente, se si sente supportato in questo momento difficile, se i professori invece di iniziare subito a spiegare ogni tanto ci chiedono “ragazzi, come state?”, rispecchia quella che secondo noi è la visione che si ha di noi studenti negli ultimi anni: scatole vuote che vanno a scuola per essere riempite di informazioni, solo questo.

Per quanto riguarda questa estate invece sicuramente non abbiamo seguito alla lettera le indicazione date e penso che ognuno di noi si senta in colpa per questo, ma non credo sia stato corretto per tutto agosto e  settembre aprire i giornali, ascoltare il tg e sentire continuamente “i ragazzi, gli untori del virus“. Però probabilmente abbiamo fatto comodo a chi cercava un capro espiatorio e quindi eccoci, per questo veniamo sempre presi in considerazione.