Caro Nicola, da cittadino qualunque ti confesso di avere paura! Dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io, così recita il celebre proverbio italiano e il messaggio, ancora una volta, è arrivato forte e chiaro: guardatevi dai delinquenti, ma anche dalla giustizia che credereste amica. Non so se temere di più i fuorilegge o chi, dall’interno delle istituzioni, usa le leggi per punirti. La sensazione è, per farla breve, che, se la scampi dai primi, probabilmente non ti salvi dai secondi! Cave canem, recitavano i Romani. Sì, ma… ubi est canis?
Sarei anche stato d’accordo con la sentenza Roggero, ma solo nel caso in cui l’avesse emessa una magistratura normalmente puntuale ed efficiente; una magistratura che garantisse ai cittadini sicurezza e protezione, sostenendo il lavoro delle forze dell’ordine e dando ai criminali ciò che buon senso pretende. Tutto questo in virtù di quel tacito patto di reciprocità che lega cittadini e istituzioni: lo Stato vuole l’esclusiva sull’esercizio della forza e della giustizia? Felicissimo di riconoscerglielo, però mi aspetto che poi la pratichi davvero, magari a danno dei veri criminali. Altrimenti non si capisce perché un cittadino dovrebbe rimanere nel perimetro delle regole di fronte a situazioni e a personaggi che le violano costantemente, restando impuniti.
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Inoltre, può uno Stato fallire due volte con la stessa persona? Pare di sì, la prima a causa di una mancata, vera deterrenza (giustizia efficiente: meno rapine, meno drammi); la seconda colpendo duramente proprio colui che non ha saputo difendere, pur avendo promesso di farlo.
In merito alla scandalosa pretesa di risarcimento avrei una semplice domanda, stavolta per la componente politica: ma con tutti i decreti e i provvedimenti sulla sicurezza fatti dalla destra in questi anni, ci voleva il caso Roggero per accorgersi di un abominio normativo tanto grande?
Giulio Cesare Vanini, 20 luglio 2026
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