È il 26 luglio del 1990 e il ministero della Pubblica Istruzione emana una circolare, la numero 250, il cui titolo ci riporta al dibattito di questi giorni: “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”. Leggendola, arriva un passaggio che sembra essere profetico rispetto alle parole espresse dal palco della Festa di Gioventù Nazionale da Giorgia Meloni: “Ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 1 del D.P.R. 722/1982 richiamato dalla circolare n. 301, l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe. Al riguardo sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani”.
Cioè, in soldoni, la circolare riprende, sottolinea e ribadisce un concetto espresso da un DPR di otto anni prima: è opportuno non concentrare troppi alunni stranieri nella stessa classe, in modo da favorirne l’integrazione. Fin qui, non ci sarebbe nulla di particolarmente strano, se non fosse che, incuriositi, siamo andati a vedere chi fosse il ministro della Pubblica Istruzione che emanò quella circolare, trovando un nome che ci ha spiazzati: Sergio Mattarella. Cioè lo stesso Mattarella che ha risposto alle parole di Meloni, ricordando il valore che la scuola per l’integrazione.
Quindi Mattarella del 1990, ministro, emana una circolare che dà ragione a Meloni. Mattarella del 2026, presidente della Repubblica, si esprime con toni che appaiono di censura nei confronti dell’idea della presidente del Consiglio. Delle due l’una: o abbiamo tutti frainteso il senso delle parole di Mattarella di questi giorni, o Mattarella Sergio non è d’accordo con Sergio Mattarella. In entrambi i casi, rimaniamo confusi.
Guglielmo Mastroianni
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


