Caro Porro, e se la Murgia ce l’avesse con Arcuri?

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Caro Porro,

dopo la segnalazione della sua Zuppa (sempre sia gustata) sono andata a leggermi l’intervista integrale di Michela Murgia sulla Stampa di oggi e ho scoperto che il dito della Signora accusa Figliuolo, ma la luna che indica è in realtà quella di Arcuri.

Dice, infatti, Murgia: “Non mi dimentico che un anno fa, quando eravamo tutti chiusi in casa per il lockdown, inseguivano i podisti con i droni. Si è visto un elicottero correre dietro un tizio sulla spiaggia. Nella strade c’erano solo divise. E si è arrivati alle pattuglie di militari che controllavano le buste della spesa, per vedere se c’erano fondati motivi per uscire di casa”.

Sono scene da stato militare (ha ragione la Signora Murgia sul punto) avvenute, però, quando alla presidenza del Consiglio c’era il Generale Giuseppe Conte, che, anziché in mimetica, vestiva sempre come il testimone dello sposo, e dunque non ha mai attirato l’indignazione della Signora (e, anzi, ricorderà i pianti che Murgia fece dalla Gruber la sera in cui si capì che non era aria per il Conte 3). Studi clinici dimostrano che la dissociazione democratica è una sindrome diffusa presso gli scrittori engagé, che colpiscono fuori di sé, quello che in realtà hanno dentro.

Anche Murgia mi sembra ne sia afflitta. Dal momento che addita nella divisa di Figliolo quello che la sua coscienza progressista non le permette di denunciare negli abiti da festa dell’Unità di Arcuri. Diranno che anche questa è colpa degli effetti collaterali di Astrazeneca?

Sua,

Iolanda

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