Caro Porro, ecco il tema di mia figlia piegata dal lockdown

Buonasera,

la seguo sempre e ho letto la lettera della mamma con due figli adolescenti. Anche i miei figli hanno 14 e 18 anni ma non si lamentano più, la loro è apatia totale. Il maschio passa dalla sedia in Dad alla poltrona con la Play Station al letto con TikTok, come una larva. Almeno in zona arancione rimaneva lo sport, il calcio (mai un positivo in squadra).

Ora da due settimane e ne abbiamo da affrontare altre due (Veneto), c’hanno tolto pure quello. Mia figlia, a differenza del maschio, riesco a convincerla a uscire con me, chiacchierando, visto che c’hanno tolto il diritto di lavorare e ho tempo da dedicare a loro, è concesso passeggiare. Ci si fanno tante domande visto che in giro trovi tanti anziani, quelli da proteggere, i miei figli a casa… e ci si arrabbia perché 12 mesi sono lunghi per chiunque.

Siamo sani! E ci stanno facendo morire dentro. Le scrivo perché vorrei farle leggere il tema di mia figlia. Perché c’è tutta la sua sofferenza, è seguita da uno psicoterapeuta perché i social fanno danni irreparabile come l’ossessione delle diete, del fisico perfetto. La bulimia e l’anoressia è vero c’è sempre stata… ma era immersa nel suo studio, nel suo sport nei suoi obbiettivi quotidiani. È difficile, ne usciremo, l’ho promesso ai miei figli. Facciamo fatica ad arrivare a fine mese ma siamo fortunati.

È assurdo come la classe politica non si accorga che senza aiuti non ce la facciamo. Arriva tutto da pagare, le discussioni sono all’ordine del giorno. Grazie che combatti per noi!

Cordialmente, una mamma.

 

Tema: I giovani d’oggi tra paure e attese per il futuro

Mi chiamo *** e ho diciotto anni, compiuti poco più di un mese fa, nel bel mezzo di una pandemia globale, circostanza che mi ha impedito di festeggiare il giorno che pensavo sarebbe stato il più bello e indimenticabile della mia vita.

Ho diciotto anni e non posso andare a scuola. Ho trascorso gli ultimi anni di liceo nella mia camera da letto, davanti a un pc, senza interagire con nessuno, con la testa bassa e gli occhi spenti. Senza il minimo desiderio o interesse nel voler apprendere. Senza avere la possibilità di confrontarmi con i miei compagni, di condividere i momenti di gioia e quelli di sofferenza, di prendere un caffè alle macchinette, di ridere guardando i ragazzi del quinto anno, di fare le gite. Di crescere.

Ho diciotto anni e non posso fare sport. Non mi è nemmeno più concesso andare in palestra per un’ora quelle tre volte a settimana che mi facevano staccare la mente da tutto e che mi davano quell’energia di cui avevo bisogno per affrontare la settimana.

Ho diciotto anni e non posso andare la domenica a pranzo dai miei nonni. Non so per quanto ancora potrò averli al mio fianco e invece di sfruttare questo tempo, mi è stato strappato completamente.

Ho diciotto anni e non posso viaggiare, scoprire, conoscere. Ho diciotto anni e non posso vedere i miei amici. Ho diciotto anni e non posso più divertirmi, ridere, sognare, sperare. Non posso godermi quella spensieratezza che rende questi anni di adolescenza i più belli della vita di ognuno. Ho diciotto anni e mi è stato portato via tutto. Mi alzo, mangio, dormo.

Una parte di me continua a sperare in un imminente soluzione, e vive cercando di non farsi sopraffare dalla situazione generale, ma lasciandosi trasportare dai noiosi e piatti eventi quotidiani. L’altra parte di me però ogni tanto prende il sopravvento e fare finta di niente diventa impossibile. In quei momenti il mondo mi cade letteralmente addosso e sento una voragine assordante farsi strada nel mio petto. Non riesco a non pensare a quello che ho perso e che nessuno mai mi ridarà indietro.

Forse è meglio non pensare. La pandemia mi ha tolto tanto, ma più di tutto mi ha tolto la fame. La fame di vita. Ho perso interesse per qualsiasi cosa. Sto quasi meglio da sola a casa alla fine dei conti. Non trovo la forza per uscire, non mi va. Non riesco ad alzarmi dal letto e a vestirmi. E se lo faccio mi dispero, guardando la mia immagine così fastidiosa nello specchio.

Questo tempo vuoto, senza nulla da fare, a cui pensare, a cui dedicarmi, mi ha portato a concentrarmi sul cibo. Ora convivo con una voce che non fa altro che ricordarmi quanto sia sbagliata, ingombrante e inferiore. Tutto questo non è vittimismo e nemmeno egoismo come sostengono la stragrande maggioranza degli adulti che sembra aver dimenticato la loro gioventù (ma d’altronde è facile parlare quando loro l’hanno vissuta, no?). Tutto questo è semplicemente la nostra (non) vita.

Ho diciotto anni e ho paura. Ho paura del futuro, cosa mi succederà, se mi porterò per sempre questi danni dentro di me o se tornerò ad essere la ragazza che ero prima. Ho paura che non finisca mai e che non ci sarà futuro per me. Per noi.

 

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Jóvenes y Covid. Asunto: “Tengo dieciocho años y ésta es mi anti-vida”
17 Aprile 2021 15:30

[…] Fuente: nicolaporro.it […]

Marco
Marco
11 Aprile 2021 22:42

Rispetto la sofferenza della ragazza. Ma: “Ho 18 anni e sono in trincea sul Piave…”.

Enrico
Enrico
1 Aprile 2021 20:12

Vede, signora, se lei è in Veneto come me, saprà che controlli non ce ne sono l’unica differenza tra rosso e arancione, a parte la scuola è la chiusura dei negozi e ristoranti.
I suoi figli, come quelli di tutti gli altri possono uscire e fare quel che gli pare come vedo quotidianamente in giro.
Lo studio, se fatto con la dovuta cura, può essere anche singolo.
La socialità la possono recuperare come vogliono.
Basta lamentarsi e diamoci da fare.

aLso
aLso
1 Aprile 2021 14:28

Secondo me, è comprensibile il senso di smarrimento e depressione di una ragazza neo maggiorenne di fronte alla situazione corrente. Spero sia solo momentanea, come momentanee saranno queste restrizioni. Ma sono certo che quando tutto sembra buio una luce cè… la luce della scienza che grazie ai vaccini ci farà superare questa emergenza pandemica in men che nn si dica, e la luce della tecnologia, che ci ha aiutato, almeno, a dare un minimo di continuità a molte attività, scuola inclusa. Pensiamo se questa pandemia ci fosse stata solo 15 anni fa, sarebbe stato tutto ancora più drammatico.
Purtroppo nessuno può decidere, quando, dove e da chi nascere… quindi, anche tenendo conto di questo fattore profondamente aleatorio ma assolutamente determinante, si può dire che non ci è andata troppo male.. anche in pandemia mi ritengo, in fondo, un privilegiato.

Gianni
Gianni
1 Aprile 2021 8:25

Ma perché glielo mandi a Porro il tema di tua figlia? E’ un professore di lettere?

Franca Giovannelli
Franca Giovannelli
1 Aprile 2021 1:37

Leggendo questa lettera ho ritrovato nei dolorosi pensieri di questa ragazza i miei stessi: anche se sono in bel po’ più grande (ho 56 anni), ma non poter interagire con l’esterno, e con persone “reali” mi spenge. Avevo tanti interessi: musica, teatro, poesia… Ma da quando tutto viene veicolato in sterili e solitari incontri virtuali… Ho perso ogni interesse. L’unica persona a cui voglio bene, avendo ambedue una invalidità, risiede in una struttura e, nonostante già vaccinati completamente, ci è permesso solo salutarci dal cancello… Che dire? L’unica cosa che sono riuscita a fare per reagire è studiarmi via via ogni decreto e sulla base di ciò che è permesso fare, e nel rispetto di prevenzione e cautele, vivo i momenti in cui si può uscire, come una mia piccola ma importante “dimensione” in cui posso essere la me stessa che sono sempre stata, la persona che ama avere un contatto almeno con l’aria, la natura, anche di città, un saluto con qualcuno, anche se da un lato all’altro della strada, un grazie arrivederci in in negozio… Così sono riuscita a non perdere me stessa… Auguro tanto tanto e con tutto il cuore alla ragazza che ha scritto di trovare anche lei una dimensione in n qualcosa che riesca a farle ritrovare se stessa. Grazie

Flavia
Flavia
31 Marzo 2021 22:34

Io ringrazio Dio di non aver figli, non potrei sopportare l’idea di farli vivere in questa mancanza di libertà, di relazioni e di contatti, con la mente costantemente bombardata da numeri di morti e contagiati e da una sporca propaganda ai vaccini (terapie geniche per essere precisi). Stanno rovinando la vecchiaia degli anziani, l’infanzia dei bambini, l’adolescenza dei giovani, tolgono la serenità e la sicurezza ai lavoratori. .e vogliono convincerci che l’unica salvezza è il vaccino.Il virus è nei cervelli e nei cuori di quelli che ci comandano..se lo facciano loro il vaccino, magari è la volta buona che ce ne liberiamo! Io dico “GIU’ LE MANI DAI BAMBINI E DAI RAGAZZI..sono il nostro FUTURO!”

Graziella
Graziella
31 Marzo 2021 17:31

Bellissima e allo stesso tempo molto triste la lettera di questa ragazza.Deve ringraziare il ministro Speranza e tutti quelli che vogliono tutto chiuso,per gli altri tanto loro fanno quello che vogliono,non rischiano multe sono protetti.Nou viviamo in Friuli e pure qua la situazione e’ identica Zona Rossa,io ho passato i ,60 anni,anche a me piace uscire,andare a fare shopping,andare a mangiare una pizza la domenica con la mia famiglia,tutto vietato.Sono fortunata e pure la mia famiglia,non ci ammaliamo mai,mai avuto 1 influenza eppure siamo chiusi in casa per non so quale decsione