Caro Porro, ecco perché difendo Achille Lauro

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Gent.mo Dott. Porro,

ho studiato filosofia a Pavia e comunicazione della moda a Milano. Seguo da tempo il suo blog e colgo l’occasione sia per manifestarle la mia stima, sia per replicare all’intervento del Prof. Paolo Morocutti del 7 marzo 2021.

Relativamente alle considerazioni del professore non posso che manifestare il più profondo dissenso non tanto per il suo non apprezzamento delle performance sanremesi di Achille Lauro – poiché il giudizio di gusto è in ogni caso libero e personale – quanto piuttosto alle tesi estremamente dogmatiche e parziali utilizzate per farne una critica radicale. Il professore sostiene – e cito testualmente – che “un modello culturale che inneggia al macabro e alla bruttezza […] non può che essere nocivo perché l’animo umano è per sua natura votato alla bellezza”.

Sul fatto che la natura dell’essere umano aneli al bello si può in certa misura essere tutti d’accordo, ma vorrei sottolineare come esista un’estetica della bruttezza e anche del disgusto. Ritenere la bruttezza estranea e antitetica al mondo del bello estetico e in conseguenza dell’arte è indice di poca conoscenza del fenomeno o di estrema parzialità nel considerarlo. Se tali considerazioni fossero accettabili allora dovrei forse ritenere i dipinti di Hieronymus Bosch, di Félicien Rops, di Salvator Rosa o le teste grottesche di Leonardo da Vinci privi di valore estetico? E romanzi gotici di Matthew Gregory Lewis, Ann Radcliffe o Bram Stoker con le loro scene macabre e grottesche mera carta straccia?

E mi viene quindi da domandarmi se la valutazione del professore, più che strettamente estetico-filosofica, non sia di ordine morale, o piuttosto moralistico. Ritengo infatti che don Morocutti veda in realtà Achille Lauro come una minaccia per la stabilità del sistema valoriale a cui appartiene e pertanto, sentendosi minacciato, lo attacca tentando di screditarne il valore artistico. In questo senso mi permetterei di rassicurarlo in quando credo fermamente che non saranno dei lustrini o due piume di struzzo a porre fine a duemila anni di civiltà cristiana. Achille Lauro porta in scena semplicemente una visione diversa della bellezza. L’arte non è solo perfezione apollinea ma è anche atto provocatorio, kitsch, disgusto: è la forza del dionisiaco che irrompe in tutta la sua violenza. Lauro rappresenta l’anticonformismo e la voglia di libertà, due valori al giorno d’oggi spesso fraintesi e osteggiati.

Cordiali saluti

Nicolò Ferraris, 8 marzo 2021
Dott. in Filosofia ed Estetica, BA in Fashion Promotion, Communication and New Media.

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