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La transizione verso il 2035

Caro Porro, ecco perché sull’auto elettrica ti sbagli

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Caro Porro,

sull’auto elettrica sta sbagliando e le spiego il perché partendo dalla Zuppa di Porro dedicata al commento della decisione del Parlamento Europeo nei riguardi dello stop alle auto a motore a scoppio dal 2035. 

Lei afferma che essendo i cinesi in vantaggio sulla produzione di batterie, l’industria europea è a rischio. Innegabile che la Cina abbia una storica supremazia sulla produzione dell’elettronica e delle batterie. Il punto è slegarsi una volta per tutte da questa retorica e agire in un’ottica di progresso in cui finalmente, perché sarebbe ora e c’è il tempo per farlo, l’industria italiana del settore automotive faccia un passo in avanti e investa per la riconversione, la ricerca e lo sviluppo ponendosi obiettivi chiari e verificabili. Esattamente come hanno già iniziato a fare, da anni, altri big del settore come Volkswagen e Audi (entrambe Tedesche, quindi Europee, non Cinesi). 

Poi, in generale, siamo sicuri che l’industria e il mercato dell’automotive si deprimerà davvero così drammaticamente? I dati a proposito della propensione all’acquisto dell’elettrico, fotografata da EY Mobility consumer index, rilevano che il 70% degli Italiani che vogliono cambiare auto lo farebbero propendendo per un’auto elettrica. Altro dato interessante: l’auto elettrica più venduta in Europa in aprile è stata la Fiat 500 elettrica, ergo gruppo Stellantis. Anche in questo caso smettiamola di osteggiare quella che può invece diventare una nuova opportunità in un mondo che cambia e non perché lo decide Greta bensì perché è sempre successo e succederà. 

Per inciso non ignoriamo che anche l’industria automobilistica americana si sta spostando sulla produzione di veicoli solo elettrici, e non mi pare proprio che l’America desideri uccidere la sua industria automotive (il cui sindacato è uno dei più forti in USA) a favore della produzione cinese.

Rimanendo in Europa vorrei riportare alcuni dati relativi alla presunta fine della Motor Valley. Ebbene la Motor Valley produce vetture d’elite, ultrasportive. Un buon paragone può essere fatto con Porsche che nel 2021 ha venduto più Taycan elettriche, seppur di poco, rispetto alla mitica 911 a benzina. Non si parla di percentuali di crescita ma di numero di vetture effettivamente prodotte e vendute. Forse gli appassionati di vetture ad alte prestazioni sono più propensi a passare all’elettrico di quanto si pensi?

Tornando in Italia Ferrari avrà il primo modello a batteria nel 2025, sta costruendo un terzo stabilimento destinato a vetture elettriche, e produrrà anche batterie. Lamborghini punta al 2028 per il rilascio del primo modello elettrico, e l’implementazione di una filosofia che punti a prestazioni ancora più alte proprio in virtù della motorizzazione elettrica. Maserati avrà la gamma completamente elettrica già nel 2030. 

Parlava poi dell’eventualità che si perdano posti di lavoro. Ebbene dipende da come si muoveranno le aziende. Resteranno immobili ad attendere che arrivi il 2035? Allora sì, si perderanno posti di lavoro. Mi stupiscono sempre un po’ le stime fatte con non so mai quale metodo riguardo l’aumento o la riduzione dei posti di lavoro: 500.000 in Europa! 70.000 solo nell’indotto in Lombardia! Terrore! 

In realtà le auto continueranno ad essere prodotte, e la componentistica servirà ancora, e sempre. Non serviranno i motori a scoppio, e quello che serve per farli funzionare (trasmissione, frizione, ecc.). E allora? Non solo ci sono 12 anni per prepararsi a produrre componentistica diversa, ma in realtà i tempi sono più dilatati. Al 2035 ci saranno ancora milioni e milioni di veicoli endotermici da manutenere, e ci saranno anche mercati più indietro rispetto all’Europa che richiederanno ancora per un po’ motori endotermici. E quindi dov’è il problema, quello vero? Forse un pizzico di pigrizia imprenditoriale? Innovare costa, e costa fatica, si sa. 

Nel maggio del 1961 il presidente Kennedy dichiarò davanti al congresso che intendeva portare un uomo sulla Luna entro la fine del decennio (un mese prima i Russi avevano mandato Gagarin nello spazio, mi sa che c’era rimasto male). La Nasa ci mise 8 anni per mantenere il suo impegno ed andare sulla Luna. Le nostre aziende riusciranno a modificare la loro produzione in 12 anni, ne sono certo.

In ogni caso quello della riqualifica professionale e la formazione delle risorse è un tema che sarebbe opportuno trattare e sviluppare. Abbiamo opportunità uniche in questo momento, abbiamo il PNRR e un Ministero dedicato alla Transizione Ecologica. Il Ministero dell’Ambiente aveva un bilancio di un solo miliardo l’anno, il Ministero della Transizione Ecologica ha un bilancio di 15 miliardi l’anno e oltre. Inoltre vengono messi fondi a disposizione anche per tenere in Italia le persone che possono davvero fare la differenza come ricercatori ecc… Un esempio è già nato, se vogliamo, nel Think Tank The Urban Mobility Council o il Centro nazionale per la Mobilità sostenibile di cui parlate voi stessi su questo blog ed è un ottimo esempio di come grandi gruppi e Università cooperino con visione per dare soluzioni al Paese.

Riguardo ai “dirigenti delle case automobilistiche” e alle loro opinioni davanti e dietro alle telecamere, cui faceva riferimento nel video, non ho mai avuto contatti con dirigenti che si professano pro-elettrico in pubblico ma in privato pensano sia una follia, vedo solo dichiarazioni ufficiali di Ad di gruppi quotati in borsa che stanno investendo miliardi di euro nella transizione alla mobilità elettrica, in alcuni casi addirittura con piani di conversione a più breve scadenza rispetto al 2035. È credibile che siano tutti impazziti, o che stiano tutti imbrogliando i loro azionisti buttando i loro soldi?  

Inoltre già nel 2018 Volkswagen dichiarava di voler diventare il “produttore più redditizio di auto elettriche al mondo”, aumentando la produttività del 30% entro il 2025. Così come Audi non ha mai taciuto di voler eliminare progressivamente la produzione dei modelli con motori endotermici. Sempre Volkswagen sta avviando un suo terzo stabilimento in Cina che produrrà solo auto elettriche, e proprio questo mese presenterà un modello elettrico fatto principalmente per il mercato cinese ed ha anche uno stabilimento per la produzione di batterie che arriverà a regime a 180.000 pacchi di batteria annui .

Lei faceva poi notare che non si tiene conto del costo ancora alto dell’auto elettrica. Questo è vero, l’auto elettrica oggi ha ancora un costo troppo alto, innegabile. Quindi? Forse i primi Personal Computer, quelli con 640Kb di ram, avevano prezzi abbordabili? O i primi cellulari, quelli trasportabili con maniglia e microfono, erano forse alla portata di tutti? Chiaramente ci sarà un periodo di sviluppo e ottimizzazione, e le case automobilistiche (il cui interesse è vendere veicoli, forse è il caso di ricordarlo) abbasseranno progressivamente il prezzo delle auto elettriche per poterne vendere a tutti. È un processo che è sempre successo con ogni innovazione, succederà ancora.

Mi piacerebbe poi fugare i suoi fortissimi dubbi per l’effettiva realizzazione delle gigafactory nel nostro Paese. Ebbene è innegabile che le normative debbano evolvere in funzione di questi obiettivi andando a semplificare, stimolare e velocizzare (sempre con buon senso) la realizzazione di impianti di energie rinnovabili ad ampio spettro. Per inciso però va ricordato che l’Italia sarà anche molto indietro, come lamentano alcuni, ma il 38% dei consumi di energia elettrica deriva da mix di produzione rinnovabile.

Si riferisce alle gigafactory per la produzione di batterie? E forse anche quelle per il loro riciclo? (Le batterie automotive non si smaltiscono, si riciclano). Le gigafactory ci sono, sono in costruzione, ed altre sono annunciate. Chiaramente sempre dai soliti imprenditori che stanno imbrogliando i loro azionisti e buttando i loro soldi? Qui un’interessante fotografia dettagliata della situazione in tutta Europa.

In quanto alla sua perplessità sul fatto che “l’auto a motore endotermico non sia l’unico elemento inquinante nella nostra società” (pensiamo ai dispositivi elettronici come I-Phone ecc… distribuiti in modo massivo tra la popolazione), quindi perché osteggiare proprio l’auto?” riportiamo alcuni numeri e considerazioni sull’auto, il suo possesso e le abitudini di utilizzo nei Paesi industrializzati e in Italia. Innanzitutto va sottolineato che l’Italia è una Nazione virtuosa e produce poco meno dell’1% della CO2 totale.

Detto questo i dati che misurano l’impatto dei veicoli a combustione sull’ambiente parlano chiaro e non sono numeri rassicuranti. Leggiamo le cifre (dell’anno 2020), riportate a riguardo dall’Agenzia Europea dell’Ambiente: “Mentre gli altri settori economici, come quello della produzione di energia elettrica e l’industria per lo più hanno ridotto le loro emissioni dal 1990, le emissioni da trasporto sono aumentate. Attualmente i trasporti sono responsabili di oltre un quarto delle emissioni totali di gas a effetto serra nell’Ue e non è prevista un’inversione di tendenza. Ciò rende il settore dei trasporti un grosso ostacolo alla realizzazione degli obiettivi dell’Ue in materia di protezione del clima. Autovetture, furgoni, camion e autobus producono oltre il 70 % delle emissioni di gas a effetto serra generate dai trasporti. La quota restante proviene principalmente dal trasporto marittimo e aereo“.

Insomma Nicola, non possiamo andare troppo veloci, causando disagio sociale ma non possiamo nemmeno andare troppo lenti, altrimenti il cambiamento climatico diventa irreversibile. E nel frattempo la Cina, se questa è la preoccupazione, acquisirebbe ancora di più quel vantaggio tecnologico che lei ha citato. Dobbiamo muoverci in fretta, il passaggio alla mobilità elettrica è solo una delle strategie della Transizione Ecologica per la lotta al cambiamento climatico, probabilmente tra quelle che intaccano più le nostre abitudini. Tuttavia in ballo c’è la qualità della nostra vita sul Pianeta, questo non possiamo ignorarlo. 

Alberto Stecca, CEO Silla Industries