Caro Porro, ero una bambina: anch’io strapazzata come la famiglia nel bosco

Vi racconto la mia storia tra tribunali, assistenti sociali e decisioni contro la mia volontà

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benefattore famiglia bosco

Caro Porro, vi scrivo perché penso sia importante per la questione “famiglia nel bosco” ascoltare l’opinione di “una bambina”, oggi adulta, che ha vissuto sulla sua pelle l’incontro con certi giudici e assistenti sociali che sembrano cloni di quelli che si occupano dei signori Travallion. Con la mia storia, posso far capire che ciò che fanno certi giudici e assistenti sociali ai poveri malcapitati, solo perché anagraficamente più piccoli, è assolutamente assurdo e crudele.

Io ne sono fuori quindi posso parlare senza pericolo, all’epoca non potevo farlo, dovevamo solo assecondare e stare zitti perché c’era la continua minaccia che queste persone scrivessero relazioni negative sui familiari che amavo e, quindi, poi c’era il rischio che potessero separarci esattamente come stanno facendo con la signora Catherine.

Vorrei far capire al pubblico quanto sia importante rispettare la volontà dei bambini. È vergognoso togliere il diritto ad un minore di scegliere dove e con chi vivere, vorrei far capire a chi fa le leggi e al pubblico che portare via un bimbo, come anche un adulto, contro la sua volontà è sequestro di persona, e questa cosa deve finire, non può far parte di una democrazia civile. Ora che sono adulta posso dire quanto stia sbagliando e posso dirlo con certezza, perché adesso nessuno può più dirmi che se avessi voluto vivere con mia madre lo avrei dovuto dire, perché ero piccola e non capivo niente.

Io sono nata negli anni ‘80 e mi rendevo conto di vivere in un’epoca dove c’era la modernità e la democrazia per tutti ma non per me che ero minore. La legge sotto questo aspetto sembrava e sembra una beffa totale, e quindi, per questa grave falla, mi sono accadute tante cose vergognose solo perché per legge non basta semplicemente chiedere a un bambino “Dove vuoi vivere?”. Se si rispettasse questo principio non sarei stata obbligata continuamente ad andare in posti dove non volevo, separata da mia madre e lasciata piangere per ore, immobilizzata da carabinieri e assistenti sociali, oppure, in un’altra occasione, costretta a scappare lontano nei campi perché i carabinieri erano venuti per portarmi via come fossi stata una delinquente invece ero solo una bimba.

Ho vissuto anni nel continuo terrore di non vedere più la mia famiglia. Avevo incubi notturni, nel sonno mi alzavo in piedi e chiamavo la mamma. Quando piangevo disperata gli assistenti sociali dicevano a mia madre che tutto ciò era per il mio bene, altri sbuffavano stressati dai miei pianti continui, dicevano che non ce la facevano più, che bastava così ma i colleghi gli rispondevano che non bastava, che bisognava andare avanti.

Tutto è cominciato perché i miei genitori si sono separati e mio padre voleva vendicarsi tramite me, perché non aveva potuto ottenere i beni dei miei nonni materni. Così ha fatto causa e nella nostra vita sono entrati giudici e assistenti sociali. Conoscere queste persone, per me e la mia famiglia, è stato come entrare in un incubo, da cui non riuscivamo più a svegliarci.

Siamo entrati in una palude che voleva risucchiarci a tutti i costi e da cui siamo riusciti a uscire con molta difficoltà, con grande danno alla salute, lottando con battaglie su battaglie fatte di giornate da avvocati e periti medici, ricorsi, udienze, incontri, perizie, sentenze, grossi fascicoli di giudici tutelari.

Questa storia è durata dieci anni in cui sia mio padre che mia madre hanno speso una marea di soldi di avvocati e di periti di parte. Dieci anni in cui sono stati spesi invano anche i soldi dei cittadini italiani perché giudici, assistenti sociali e carabinieri sono dipendenti statali. Tutto questo assurdo dispiegamento di energie, forze e sofferenza psicofisica si poteva risparmiare facendomi solo una semplice domanda: “Con chi vuoi vivere?” Io avrei risposto e la questione si sarebbe chiusa subito ma ciò non è avvenuto perché la legge non rispetta la volontà dei bimbi.

Mio padre voleva affidarmi alle cure della sua nuova compagna, che mi vedeva come un ostacolo per i beni di lui di cui lei voleva impadronirsi. Se fossi andata a vivere con loro, come volevano i giudici, non so come mi avrebbe trattata.  Quindi, nella mia vita, nelle mie questioni familiari, come si permettevano questi giudici e assistenti sociali di tentare in tutti i modi di strapparmi da mia madre? Era un delirio e lo stesso vale per i bimbi del bosco: sono affari loro, lo sanno loro come stanno bene, perché si deve andare contro la loro volontà? Si torna sempre lì… alla questione che la loro volontà viene calpestata.

Ma quali sono le conseguenze di tutto ciò? Il trauma è rimasto per tutta la vita, anche ora, abbraccio spesso mia madre e i miei famigliari perché ho dei flashback di quei momenti in cui, per colpa di quelle persone, non potevo farlo. Si parla di abusi su minori solo quando c’è pedofilia o violenze fisiche ma io penso che gli abusi su di me li abbiano fatti le istituzioni con il comportamento sopra descritto e che non siano inferiori agli altri tipi di abusi, purtroppo vedo che la situazione non è cambiata.

Ora c’è la proposta di legge di creare un team di psichiatri a decidere se un bambino deve essere tolto da un posto oppure no, sicuramente meglio delle assistenti sociali, ma i bimbi non hanno bisogno dello psichiatra! Hanno solo bisogno di vivere in pace dove vogliono, senza essere traumatizzati. Il team piuttosto dovrebbe analizzare la mente dei giudici prima di dargli certe cariche, ciò sarebbe indispensabile, io lo chiedo a gran voce! Il team, oltre alla mente, dovrebbe analizzare se il candidato è dotato di logica, etica, moralità, umanità, sensibilità, perché senza questo connubio, ed in primis la sensibilità, non può giudicare niente, tanto meno la tutela dei minori.

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Comunque, anche con la legge attuale, sia negli anni ’80 sia oggi, se un giudice è dotato di queste qualità può fare il bene dei minori; infatti, nel mio caso vi fu un Giudice che mi salvò per lungo tempo, ed un altro che tentò di farlo anche se poi gli venne impedito da altri. Quindi, per me che l’ho vissuta, penso che innanzitutto la legge debba essere maneggiata solo da chi ne è in grado perché se no diventa un bisturi in mano a un macellaio.

Come si sentirebbe qualsiasi adulto, capace di intendere e di volere, se degli estranei entrassero all’improvviso nella sua vita e, senza ragione alcuna, lo volessero portare a casa di un parente per cui non ha simpatia o in una casa-famiglia con degli estranei? Sarebbe un delirio perché è adulto, ma se è bambino deve subire tutto questo, è assurdo! Vorrei veramente mettere a disposizione la mia esperienza per far capire alla società come è necessario che cambino le cose.

Vittoria Sonnino, 20 marzo 2026

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