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Caro Porro, ho 18 anni e le scrivo di… - Seconda parte

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Dante sa che la brama di conoscere è la prima e più pericolosa tentazione diabolica, ergo una deviazione dalla retta via (Genesi docet), che porta solo frutti velenosi. Nel suo cammino, dunque, soprattutto in Inferno, dove l’aria è “carca” di Male, il Poeta – come ogni uomo – è vulnerabile alle insidie di Satana, ma sa che deve resistere, e la forza per farlo sgorga dal desiderio dell’Amore infinito, ossia di Dio, che è poi l’unico e vero sostentamento e motore del suo cammino. È la tensione verso il riscatto escatologico dell’anima, quindi, che gli permetterà prima di uscire, e poi di salire, “alle stelle”. La studiosa d’Oltreoceano se ne faccia una ragione, e con essa gli studiosi progressisti e tutto il codazzo di lettori d’avanguardia. Se la distorsione ideologica alla base di tali interviste fosse causata solo da ignoranza, sarebbe financo troppo facile e rasserenante: purtroppo c’è di che temere che costoro sappiano, ma che preferiscano piegarsi all’ideologia dominante, anziché porsi al servizio dell’autore e del testo, come vorrebbero la filologia, la prassi e il codice deontologico per un buon critico.

Occorre perciò stare in guardia, perché non v’è alcuna differenza tra chi distrugge statue, mandando con esse in cocci l’intera civiltà, e chi distorce e banalizza i testi capitali della letteratura occidentale, forse nell’intento di non lasciar dire a questi testimoni scomodi tutto quello che ancora dicono e diranno sempre (“il commento baroliniano segue il corso della narrazione, senza soffermarsi sui problemi arcani” dice il pezzo, senza comprendere che proprio questa leggerezza getta una luce sinistra sull’attendibilità del commento. “Non vado oltre le 5000 parole per canto” prosegue poi la “dantista”, come se per uno studioso serio spiegare un canto della Commedia in 5000 parole potesse essere motivo di vanto!). Nella Divina Commedia c’è Dio, c’è l’Amore, e ci sono pure il coraggio e la forza, con tutta l’epopea degli uomini di ogni tempo. Nella Divina Commedia c’è la speranza nel perdono del Cielo, che non muore mai. La Divina Commedia, quindi, fa paura, per questo cercano di affossarla. Difendiamola!

Fabio Morelli, 12 luglio 2020