Caro Porro, ho un tumore e non ho paura del virus

25.5k 44
generica_porro_1200_5

Gentile dr. Porro

Mi permetto di disturbarla poiché sabato scorso uno dei suoi più validi collaboratori, Riccardo Ruggeri, ha scritto qualcosa che mi ha molto colpito e mi ha costretto a una seria riflessione riguardo a ciò che sta accadendo attorno a questo maledetto virus a all’atteggiamento, da Ruggeri definito ideologico, con cui lo stiamo affrontando. Se una persona equilibrata come Ruggeri scrive una cosa del genere, mi sono detto, forse davvero stiamo facendo una tempesta in un bicchiere d’acqua.

Ci ho lungamente pensato e sono giunto alla conclusione, che mi azzardo a condividere con lei, che è proprio perché una persona ragionevole come il signor Ruggeri non si scompone e tratta la cosa come un colpo di sole estivo che la situazione mi angoscia. Non mi preoccupa più di tanto il vaccino in sé: sono convinto che il popolo di Israele non abbia intenzione di sterminare la sua progenie e il fatto che abbia deciso di proporre (proporre!) l’iniezione a tutta la popolazione mi rassicura abbastanza riguardo alle scarse probabilità di conseguenze terribili.

Non mi turba più di tanto il fatto che io, malato oncologico, sarò costretto ad esibire un certificato attestante la mia condizione in pressoché ogni luogo per giustificare il fatto che non ho potuto vaccinarmi, in quanto la chemioterapia che sono costretto a seguire rende peggio che inutile la magica pozione. Non ho mai fatto segreto della mia malattia, e mi rendo conto che il disagio che questo attestato comporterà per molti nella mia condizione rientra in ciò che lo Stato amabilmente definisce “danni collaterali”.

Come anche saranno “danni collaterali” i pochi ragazzi che – statisticamente è assai probabile – avranno conseguenze gravi in seguito all’inoculazione, a fronte di una probabilità molto più bassa di avere complicazioni in seguito all’infezione. Ma nemmeno questo mi turba: lo Stato ha valutato che qualche giovane morto in più è un sacrificio che viene giustificato dai molti meno morti tra la popolazione più anziana, della quale in nostri politici casualmente fanno parte.

E le confesso che, avendone già viste di tutti i colori, non mi scompongo nemmeno per la decisione di obbligare a firmare un consenso prima dell’inoculazione: sono realista e mi rendo conto che un contenzioso sul risarcimento dei danni per tutti coloro che subissero conseguenze più o meno gravi intaserebbe le aule dei tribunali e prosciugherebbe le casse statali.

Sa cos’è che mi angoscia?

Che stanno usando la paura.


Hanno deciso di scatenare una paura, spesso del tutto irrazionale, poiché hanno visto che funziona; che è tutto più facile; poiché un popolo nella paura fa qualunque cosa. Stanno usando la paura di qualcosa che potrebbe accadere domani, anche se oggi, come da febbraio in tutta Europa, non sta accadendo nulla di cui avere paura. Stanno convincendo un popolo rintronato che il nemico ha un nome e un cognome, e bisogna averne paura: il “non vaccinato”. Come a tutti i nemici di cui avere paura hanno anche dato un bel nome: i “no-vax”. Sinonimo di ignoranti, untori, violenti, fascisti. E ora avranno anche un bel marchio per identificarli.

Anche su di lei, caro preziosissimo Porro, stanno usando la paura: la paura di essere di nuovo rinchiusi. Con questa paura la spingono a credere che se tutti si vaccinano saremo salvi. E la paura non le fa vedere che in Israele, dove sono ormai quasi tutti vaccinati, il virus dilaga e, forse, si parlerà di nuovo di lockdown.

Ha notato come ultimamente quasi chiunque si incontri, costui tenga disperatamente a far sapere di essere un vaccinato? Ha notato come in ogni discorso, quasi fosse una patente di intelligenza, molti iniziano con “premetto che mi sono vaccinato”? I più “timidi” si limitano a buttare là un patetico “non sto tanto bene, ho fatto il richiamo”, oppure “la prossima settimana non posso, devo fare la seconda dose” e via via infinite variazioni sul tema, che è sempre lo stesso: “io non sono uno di loro. Io sono parte degli eletti, dei preparati, degli intelligenti”. Stanno creando degli schieramenti, i buoni e i cattivi, il problema e la soluzione.

Io non ho paura di un virus che negli ultimi mesi è meno letale di una blanda influenza; non ho paura di un vaccino che ha meno probabilità di farti del male di un viaggio Trieste-Milano in autostrada; non ho paura di tutto ciò perché conosco bene la statistica, e i numeri sono il mio pane quotidiano. Ma conosco anche la storia degli uomini: per questo ho paura di un governo che mente sapendo di mentire, che inventa contagiosi di serie A e di serie B, che costruisce nemici da abbattere per avere la salvezza, nemici da incolpare se le cose non miglioreranno. Ho paura di un governo che dice “chi non la pensa in questo modo vi vuole uccidere”. Ma lo sanno, almeno, cosa si sente in diritto di fare un popolo contro chi lo vuole uccidere? Ruggeri suggeriva di rileggersi Dostoevskij; lo ringrazio e ricambio con il suggerimento di rileggersi un qualunque libro di storia.

Con cordialità e riconoscenza, un abbraccio
Giuseppe

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version