È una notizia recente quella secondo cui il TAR della Lombardia avrebbe sospeso tre dei quattro DASPO urbani emessi nei confronti di coloro che hanno devastato la stazione di Milano Centrale, agendo in nome della Palestina e di una presunta pace che, a loro avviso, può essere perseguita solo attraverso le armi.
Ecco, diciamo pure che non ci sarebbe bisogno di preoccuparsi per questi fomentati di Askatasuna se al primo sasso se ne andassero tutti dritti in galera per almeno 3 anni. Invece la nostra inquietudine vera non è tanto farci male quanto dover far rispettare la Legge difendendoci, avendo di fronte gente puntualmente tutelata e impunita.
Gente che scende in piazza per devastare e malmenare i poliziotti e che viene sempre giustificata. Perché alla prima sacrosanta e legittima “manganellata” scatta il “tana libera tutti” e in un baleno tutti liberi di tornare con le loro armi a giocare ai piccoli anarchici.
Tutti poi provenienti e confluenti nella solita area politica, vicini a quei politici che esistono solo per metterci il numero sul casco e per disarmarci. Che poi quando c’è davvero da fermare i criminali, ci vanno loro in prima persona? O come spesso accade, si limitano a nascondersi dietro di noi?
Noi chiediamo semplicemente che vengano applicate misure come il DASPO urbano per certi balordi già al primo lancio di un petardo (come succede negli stadi con i tifosi) e che vengano poi adottate misure cautelari nei confronti di chi usa violenza contro di noi.
Oddio, sto sognando, lo so, siamo in Italia, dove il poliziotto che ha sparato difendendosi 2 giorni fa a Milano è stato indagato per omicidio volontario, come se fosse uscito di casa apposta per andare ad uccidere.
Ricordiamo che a uno dei due americani che hanno ucciso il brigadiere Cerciello con 11 coltellate sono stati dati 15 anni di carcere, all’altro 10 anni e 11 mesi, mentre l’extracomunitario che ha sparato e ucciso i due poliziotti a Trieste è ancora a piede libero!!
Leggi anche:
- Milano, l’ira della polizia:Dall’atto dovuto all’omicidio volontario. Si presume che andiamo in servizio per uccidere?;
- Sparatoria Milano, nordafricano ucciso. Il poliziotto è già indagato
- Tutti con i poliziotti, ma solo quando vengono uccisi
Se ci penso mi viene la febbre alta, a tutti noi poliziotti viene la febbre alta a sentire queste notizie. La vera sovversione dello stato democratico passa per queste cose, altroché. Uccidere o malmenare un poliziotto è ormai considerato qualcosa di giusto, mentre diventa quasi sacrosanto condannarlo e distruggerlo anche quando ha semplicemente svolto il proprio dovere.
Ma c’è un dato ancor più preoccupante degli oltre 300 poliziotti feriti nel 2025 durante le manifestazioni: questo Stato, tramite anche suoi organi illustri, sta generando un pericoloso vizio di emulazione tra le giovani leve, e non solo!
Prima c’era un rischio-emulazione, ora è un vero vizio, perché hanno compreso che tutto è lecito, uccidere un poliziotto non è reato e condannarlo a prescindere è diventato uno sport nazionale. Se solo si capisse lo stato di sconforto in cui vive la gente perbene, che non può più uscire di casa per paura di essere aggredita…Ci vuole la Polizia per far rispettare le regole, non i delinquenti.
Ma questo Paese si sta purtroppo abituando ai criminali al punto da gioire alla notizia di un poliziotto indagato. O forse dovremmo andare in giro a dire “ehi, malvivente, che dici, andiamo al bar a prenderci un caffè?”, magari mentre ti punta addosso una pistola….
Ecco com’è la dittatura di chi, come Askatasuna, vorrebbe vivere in società. Stiamo vivendo il surreale, si nota una cattiveria nel malmenare i poliziotti pari a quella di trovare un cavillo a tutti i costi per rovinarli.
Questo non è uno Stato di diritto, è uno Stato di pericolo sociale, troppi giovani vorrebbero mascherarsi e andare a fare quello che fanno quelli di Askatasuna o degli ultras che bloccano le autostrade. Evidentemente alla maggioranza questo va bene, perché continuiamo ad avere poliziotti feriti, indagati e condannati mentre spacciatori, ultras violenti e antagonisti sono liberi di continuare a terrorizzare il Paese.
La responsabilità è di chi può ma non fa. Non si risolve tutto con un manganello, è vero e la penso così, ma nemmeno con una molotov, un coltello e devastando senza pietà. E chi difende i violenti come quelli di Askatasuna, che si allenano per malmenarci, evidentemente segue la dittatura degli anarchici.
Andrea Cecchini – Italia Celere, 29 gennaio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


