La posta dei lettori

Caro Porro, la Famiglia nel Bosco colpevole del “reato di pensare”

I genitori dei bambini deportati sono nei guai proprio perché convinti di poter gestire da soli l'educazione dei loro figli. Senza affidarli allo Stato

crepet famiglia bosco @ Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Gentile dottor Porro, la sua Quarta Repubblica si distingue (in positivo) dal panorama desolante degli altri talk show, zeppi di ospiti starnazzanti e di conduttori invadenti e dispotici che usano la trasmissione stessa come palcoscenico delle proprie idee. In questo la Gruber è maestra.

L’assenza dei fastidiosissimi applausi a Quarta Repubblica facilita un ascolto disteso e lei concede sempre a tutti gli interlocutori il tempo necessario per dipanare le loro idee.

Tuttavia sarebbe utile per tutti che lei talvolta stimolasse e contraddicesse maggiormente gli ospiti facendo leva sulle loro opinioni più controverse o addirittura poco sostenibili. È il caso di Paolo Crepet: vero è che lui stesso si definisce nella sua pagina web “psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista” ma ciò non lo abilita a innondarci, come ieri, di una marea di pensieri indistinti e confusi sulla Famiglia del Bosco.

Non si è compreso nulla della sua posizione che furbescamente non ha voluto far riferimento all’ordinanza del giudice che ha deportato i bambini. Crepet ha dimostrato di non conoscere la scuola attuale, dove la maggior parte dei bambini sono incontrollabili e ingestibili (resi tali anche dalla esposizione precoce ai device) e obbligano gli insegnanti a chiedere per loro delle “certificazioni” sperando nell’assegnazione di un insegnante di sostegno. I docenti sono ingabbiati nelle carte e nella burocrazia. La socializzazione è affidata a discutibili tecniche con cui i docenti sono indottrinati nei corsetti di formazione. Basti pensare ai “circle time”…

Per essere “socializzati” non occorre semplicemente andare a scuola, anzi… Tant’è che esiste legalmente la possibilità di attuare l’educazione parentale. Montessori, Lodi, don Milani, citati da Crepet, sono figure mitiche del passato della nostra pedagogia e Crepet pensa che possano replicarsi nella scuola attuale, quella gestita dallo Stato, nella quale i principi educativi di quelle esperienze pedagogiche uniche non sono replicabili se non in parte, come nelle scuole Montessori che hanno comunque un carattere elitario, come quelle steineriane.

L’intervento di Crepet non solo è stato dissonante rispetto a molti passaggi delle interviste che ha rilasciato sul caso della Famiglia del Bosco ma anche rispetto al suo libro che è stato citato in trasmissione: IL REATO DI PENSARE. I genitori dei bambini deportati sono colpevoli perché PENSANTI: hanno ritenuto, secondo me giustamente, di poter garantire ai figli una crescita armoniosa in cui sono loro, genitori, a fare da perno della loro crescita. Si è scoperto e si scoprirà probabilmente ancora meglio che tutti i rilievi mossi dagli assistenti sociali non sono fondati. L’obbligo scolastico per la bimba di 8 anni risulta assolto; hanno molti amici i cui figli si incontrano con i loro; frequentano il paese; non sono sconosciuti ai vicini uno dei quali si è accorto del malore dovuto all’intossicazione da funghi. La casa non è un rudere e hanno i pannelli solari, quindi l’elettricità. Non so a cos’altro si appelleranno: manca la playstation?

La politicizzazione del caso non è negativa: sta venendo a galla il tema della ingerenza dello Stato che in forma attiva (togliendo i figli) o passiva (consentendo l’eutanasia) decide di fatto della nostra vita, indica i valori a cui dobbiamo non dobbiamo attenerci, ci punisce e ci terrorizza. In questo certi giudici sono uno strumento potente, arrogante, dispotico. Il giudice che ha firmato l’ordinanza ha dei trascorsi professionali che probabilmente spiegano il suo modo di affrontare il caso di questa “anomala” famiglia che bisogna a tutti i costi rieducare e riallineare.

La ringrazio dell’attenzione.

Anna Maria Briganti, 9 dicembre 2025

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