Non è mai facile vivere nei momenti di frattura della storia. Quando le credenze e le illusioni che per trent’anni hanno rassicurato la vita di milioni di persone vengono meno l’incertezza inizia ad invadere le menti ottenebrate di chi credeva di aver avuto sempre ragione. Quanto sta accadendo in queste ore nel Medio Oriente lo dimostra. Tuttavia i leader dell’ormai cosiddetto Occidente non sembrano aver colto la magnitudine di ciò che si sta disvelando nel mondo. Essi si confermano, utilizzando l’efficace espressione di Giulio Tremonti, dei “turisti della storia”. Con alcune eccezioni però.
Una di queste è il premier canadese Mark Carney, il quale con il suo discorso al meeting di Davos, ormai divenuto più che altro un simulacro del potere che invece si dispiega in ben altri luoghi, sembra aver colto quanto le cose stiano cambiando. Il mondo a trazione occidentale è finito e si è trasformato in un mondo a trazione americana. America non vuol dire Occidente, termine che raggruppa un insieme di valori più che un’espressione geografica. L’interesse americano non è più quello di preservare l’equilibrio mondiale per tutelare i suoi infiniti miliardi di dollari sparsi per il globo, o le lunghissime catene di approvvigionamento che rendevano il mondo interconnesso. L’America è cambiata; un nuovo spirito si affaccia oltreoceano, più violento, più oltranzista. E di nuovo, con buona pace di chi riteneva la storia conclusa, si riaffaccia nel mondo il colpevolmente dimenticato imperialismo.
E lo fa con modalità che pensavamo estinte, ovverosia attraverso la conquista di territori manu militari; annessioni di pezzi di nazioni. Le mire trumpiane sulla Groenlandia lo dimostrano chiaramente, così come quelle sul Canada e sul canale di Panama. Lo dimostra la guerra imperialista russo-ucraina in cui Mosca ha conquistato con la forza militare parti del territorio ucraino e le ha annesse alla federazione. Lo dimostra il crescente interesse cinese verso Taiwan, prossimo probabile colpo di martello che scuoterà il mondo. La Cina continua imperterrita a stoccare tonnellate di petrolio che non usa. Perché? Perché riaprire centrali a carbone e accumulare immense riserve di petrolio? Forse in preparazione ad operazioni militari e nel tentativo di arginare i relativi shock energetici.
L’attacco congiunto israelo-americano all’Iran conferma che il mondo ormai è diviso in sfere d’influenza, e quest’influenza deve essere garantita attraverso la forza, non più grazie alla diplomazia. A riprova di questo la “piccola invasione” americana del Venezuela per prelevare il suo leader e riportare il maggior produttore di petrolio sotto la propria egemonia. Ormai dominio ed egemonia paiono sempre più due facce della stessa medaglia insanguinata. Solo noi europei continuiamo ad essere ciechi di fronte alla storia che si dispiega. L’ordine mondiale post-sovietico e post-ideologico si è incrinato in tre momenti: nel 2008 con la crisi finanziaria originata nei palazzi di Wall Street per poi contagiare l’intero mondo; nel 2020 a causa della pandemia di Covid e poi nel 2022 con l’invasione militare dell’Ucraina per mano russa (portando a compimento un conflitto iniziato nel 2014 con il colpo di stato orchestrato da mano americana a Kiev).
Oggi, nell’era del secondo Trump, l’America opera nel mondo attraverso la sua propria forza, sfidando le altre potenze a fare altrettanto. Se mai vi è stato un Occidente, oggi di esso restano solo cocci. Miliardi di persone che non credono in nulla si affacciano dall’Asia verso il resto del pianeta, guardando i loro dirimpettai invecchiare e putrefarsi dietro a parodie di ideologie umanitarie, a morire lentamente credendo ancora alle favole sui diritti umani o sul multilateralismo. Il collante che dava sostanza all’Occidente, nella visione di Karl Lowith, era l’idea cristiana che ogni essere umano nascesse a immagine e somiglianza di Dio e per questo chi viveva secondo questo principio poteva dirsi un occidentale. Ora c’è solo un nichilismo cafone e menzognero.
Crediamo ancora, imperterriti, alle nostre bugie. Chi, sano di mente, può asserire che i cosiddetti valori occidentali, o “atlantici” come sostiene qualcuno ancora più invasato, cioè il nostro glorioso passato culturale, esistano ancora? Che cosa crediamo di difendere? Carney, citando il grande Vaclav Havel, ci ha visto giusto: sono solo illusioni, ed oggi esse si infrangono rovinosamente di fronte ai nostri occhi ciechi. D’altronde già nel 2022 Vladimir Putin formulò la medesima diagnosi: “L’occidente è l’impero delle bugie” disse. Ma questo era Putin. Chissà che il discorso di Carney, essendo egli un degno esponente di quell’Occidente di cui parlava il presidente russo, non faccia più presa.
Francesco Teodori, 25 marzo 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


