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Caro Porro, mi mandano la polizia perché accarezzo mia moglie

Folle caccia al patriarcato: irruzione in casa mia solo perché sono un maschio bianco ed etero

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carezze polizia

Caro Nicola,

la psicosi criptofemminista non si è arrestata e anche in Islanda il maschio bianco etero subisce la “caccia al patriarcato”. Sono uno zuppista da Reykjavik (in islandese súpu maður) e abito in centro città in una palazzina che si affaccia sugli uffici del parlamento a guida verdi-socialisti da un lato e dal quartier generale LGBTQ+ dall’altro, insomma, una zona calda.

La mia compagna ed io ci stavamo preparando per uscire fuori a cena, lei con un velo di trucco, io brutto come mamma mi ha fatto. Eravamo in salotto e tra una chiacchiera e l’altra le ho accarezzato la guancia, lei lamenta che le rovino il make-up, allora la stuzzico e le tocco ancora la guancia, poi lei a me e così via, in questo giochino infantile da coppia, ridendo e scherzando.

Pochi minuti dopo, sotto casa vediamo i lampeggianti blu della polizia e una signora che parla con due poliziotte, curiosi ci affacciamo, facciamo spallucce e indossiamo la giacca per uscire. Sul pianerottolo veniamo intercettati dalle poliziotte che hanno iniziato a farci domande generiche riguardo rumori particolari, poi ci hanno diviso e interrogato separatamente, solo dopo qualche domanda capisco che non cercavano informazioni ma cercavano il sospettato, cioè me, domandando se avessimo litigato e cosa avessi fatto nelle ore precedenti, finché spazientito dissi che stavamo uscendo a cena, quindi nessun problema. Morale della favola: una signora ha chiamato perché alla finestra ha visto un uomo bianco etero che schiaffeggiava una ragazza indifesa, i recapiti della mia compagna e miei sono stati registrati e dopo l’interrogatorio siamo stati rilasciati con “buona serata”.

Nel tragitto in auto mi sono lamentato del trattamento, dell’abuso e del mio desiderio di ripagarli con la stessa moneta ovvero con la carta del razzismo “la polizia irrompe in casa mia solo perché sono un maschio latino passionale e quindi picchio le donne”, la mia ragazza ha però replicato con una risata affermando “tu vittima? E allora io che pensano che sia la biondina indifesa e fessa, mi hanno trattato da vittima che non sono”. Questo mi ha dato un minimo di speranza, forse questa pazzia collettiva verrà proprio distrutta dall’interno ma, come diceva qualcuno, tempi bui ci attendono. E non è la notte artica.

Francesco

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