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Caro Porro, noi ristoratori non vogliamo sparire

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Caro Porro,

siamo un gruppo di ristoratori Pisani che si sono riuniti nel gruppo “Io non voglio sparire”. Dopo diversi incontri con le autorità locali abbiamo inviato, grazie all’impegno del questore e del Prefetto di Pisa, una proposta al presidente della Regione e al Governo, per cercare di riaprire anche la sera in sicurezza.

In breve chiediamo che i locali non coinvolti nella movida dovrebbero avere la possibilità di riaprire anche la sera con distanziamento e in totale sicurezza. Chi sarà penalizzato dalla doverosa chiusura deve usufruire di indennizzi più alti recuperati dai locali che aprendo ne avranno meno bisogno. Qui di seguito la nostra lettera completa.

Stiamo attraversando un periodo senza precedenti, di difficoltà e sofferenza, nel quale tutti dobbiamo confrontarci a situazioni mai conosciute prima, in una continua e non facile azione riorganizzativa sotto tutti i punti di vista. Vogliamo con la presente rappresentarvi l’enorme problema di sicurezza che investe il nostro settore nella città di Pisa, nel quale si sono susseguite una serie di interazioni e scelte che giorno dopo giorno impossibilitano il sostentamento aziendale. Nell’ultimo anno a partire dall’inizio della contaminazione invasiva di coronavirus le attività di food and bevarage, come ristoranti e bar, si sono viste indicate come rischio alto di veicolazione del virus e quindi obbligate a ridurre gli orari dapprima e a chiudere successivamente.

La scelta di ridurre al minimo la compresenza da parte degli studenti all’area universitaria ha portato ad una netta riduzione dell’afflusso di un indotto economico e sociale, affiancato alla operatività lavorativa in smart-working riducendo al minimo la nostra funzione sul territorio. Vantiamo un numero importante di attività ristorative nella provincia, le quali svolgono la funzione importante di socialità, confronto e unione collettiva. All’interno dell’organico aziendale sono legate centinaia di famiglie che inesorabilmente stanno dirigendosi verso un declino economico con tutte le problematiche annesse.

Questa lettera vuole mostrare l’ennesima richiesta per la salvaguardia di aziende come sostegno economico al Paese e delle persone connesse e vogliamo espletare alcune considerazioni da poter essere messe al vaglio. Crediamo che sia il momento in cui le attività, in regola dal punto di vista di ammodernamenti degli esercizi commerciali per la salvaguardia da contaminazione Covid- 19, debbano riaprire. Proponiamo con questo di favorire la riapertura di tutte quelle attività che hanno la possibilità di poter effettuare servizio al tavolo, e di sviluppare un piano di riduzione di affluenza solo per le aree cittadine che si sono sempre mostrate come forte afflusso di persone, nel quale non è possibile mantenere il distanziamento interpersonale; si richiede inoltre la possibilità che sia portato l’orario di chiusura alle 22.00. Per gli esercenti che non possono rispettare il distanziamento e che quindi siano obbligati a chiudere venga predisposto un sussidio che ne permetta il sostentamento e non la sola possibilità di ripagare le spese e oneri.

Oggi dopo aver scritto, proposto, atteso invano e sopportato gravi misfatti, chiediamo alla politica e alle istituzioni che venga individuata la soluzione più idonea nei tempi più ridotti e che nel caso in cui non ci sia la possibilità di poter adottare le misure di cui sopra vengano istituiti dei finanziamenti importanti, che vadano a colmare le richieste di cui ha necessità la popolazione operante all’interno del settore. Restiamo in attesa di un cortese riscontro anche in merito alla Vs. alta missione, per restituire ai cittadini l’immagine di una Istituzione credibile al servizio della collettività.
Distinti saluti, Unione settore food and beverage.

Uno dei rappresentanti, Mei Alessandro, 18 gennaio 2021

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A.L.
A.L.
20 Gennaio 2021 18:49

Esprimo solidarietà al signor Mei e agli altri ristoratori! Pare proprio che obiettivo di chi comanda, a più livelli e non da una sola parte politica, non sia sconfiggere il covid, ma farci perdere libertà, normalità e mezzi per vivere. Non che io sia rassegnata. Trovo utile nel suo piccolo, per più motivi, ogni iniziativa che dimostri che siamo vivi e che resistiamo. Manca però un coordinamento, a quel che vedo, di tali iniziative (non mi riferisco solo alle categorie professionali). Con le censure in atto, dalle censure vere e proprie a quelle del finto moralismo creato dalla maggior parte dei media, è anche difficile venire a conoscenza delle varie iniziative, per non parlare del soffocamento istituzionale di esse come di tutto tramite le mille e cervellotiche limitazioni. La deriva della magistratura e dei media, non sempre al servizio di giustizia e verità, era sotto i nostri occhi da anni: ma probabilmente non avremmo mai pensato che si arrivasse a tanto, ai diritti fondamentali calpestati in pochi minuti, alle verità insabbiate ma stavolta per ridurre allo stremo un intero paese. La verità in ogni campo viene rovesciata e censurata, viene esecrato il buon senso, la normalità viene disprezzata e questo a cominciare dal linguaggio, come anche nella trasmissione dei dati e nel campo educativo e divulgativo. Menzogna dopo menzogna, lavaggio… Leggi il resto »

Mara
Mara
20 Gennaio 2021 18:20

anche le persone non vogliono sparire…questa vita in perenne lockdown sta iniziando a diventare problematica
la gente vuole vivere, rischiare ma vivere, così è un’agonia, si preserva (forse) la salute del corpo mentre si uccide l’anima e la mente

Sergio
Sergio
19 Gennaio 2021 9:26

Cari ristoratori, questo governo se ne sta fregando bellamente di qualsiasi vostra legittima rivendicazione e sta prendendo in giro tantissime altre categorie; purtroppo, è dura ammetterlo, ma se vorrete avere ascolto dovrete andare a prenderli a Roma; basta guardare l’esempio di quello che è successo ad Aprile, quando in alcune città del sud molta gente cominciava a fare la spesa nei supermercati non pagando, e subito il governo allarmato per imminenti rivolte sociali, autorizzò i buoni spesa per i più bisognosi.

Kim
Kim
18 Gennaio 2021 22:04

Cari ristoratori forse non avete capito una cosa o meglio l’avete capita , ma la negate a voi stessi.
Per quanto la crisi sia effettivamente un bel caprio espiatorio, la gente non vuole più mangiare fuori e non sarà mai più come prima della crisi.
La gente rieducata dalle inevitabili misure antipandemia non solo deciderà più consapevolmente in quale locale aprire il proprio portafogli, ma deciderà molto più speso di mangiare a casa propria .
E il take away è una illusione di sopravvivenza. Si ridimensionera presto come tutti i fenomeni non strutturali.
Lo smart working massivo che si imporrà permanentemente anche post pandemia annientera le pause pranzo.
La riconversione è l’unica via.

Flavio Pantarotto
Flavio Pantarotto
18 Gennaio 2021 21:35

Ripropongo un mio vecchio commento (lasciato anche come incoraggiamento dopo la cena di venerdì, in un locale raggiunto “dimenticando” i documenti a casa). Trovo strano che ancora tu ci provi, ad “inquadrare” gli uomini, in particolare gli Italiani. Chiunque comprende che, anche senza una consapevolezza che lo porti ad una scelta razionale, l’uomo si muove in direzione opposta al filo spinato entro il quale si tenta di rinchiuderlo. È istintivo, animale. Intelligente. Non come te. – Il fuoco uccide, e le persone s’accalcano alle uscite in caso d’incendio. Spesso finendo schiacciati, ma ci hanno provato, a scappare. Il mercato non ha risposto alla domanda di libertà, e molti sono morti cercandola. Vàgli a spiegare che qualche ustione non sarebbe stata così grave, che avrebbero dovuto mantenere la calma aspettando i pompieri. Soluzione: aumentare le uscite con apertura a spinta, cioè ampliare l’offerta. Quella più larga sarà scelta dai più: come la libera concorrenza, che fa vincere il migliore. Nella mia pizzeria ci sono tante uscite d’emergenza. Se capiterà un incendio, non sarà una tragedia: una mano di bianco, un giro di spritz e passa la paura, si torna a lavorare come al solito. – Che interesse può esserci nel costringere alla chiusura tutte le pizzerie? Comprarle tutte a quattro soldi, d’accordo, anche se la tua pizza fa schifo i clienti… Leggi il resto »

Gianluca
Gianluca
18 Gennaio 2021 21:27

Dubito, cari ristoratori pisani, che riusciate ad ottenere qualcosa, a Roma hanno altro cui pensare. Oggi nel programmino pomeridiano Rai, quello condotto da Matano, hanno fatto un bel servizietto a una ristoratrice che ha osato sfidare il potere, organizzando una serata cena + danze, coi clienti che si comportavano esattamente come i calciatori di serie A dopo aver segnato un gol. Costei ribadiva l’esigenza di poter lavorare, da studio le ripetevano come si permettesse di fare baldoria mentre la gente moriva e robe del genere. Matano ha raggiunto l’orgasmo quando ha ordinato all’ingenua esercente di promettere di non farlo mai più, pareva un questurino, con gli ospiti in studio costernati come da copione. Coraggio, pisani, la lezione ve l’ha impartita il giovane D’Alema, che studente a Pisa, si esercitava nel lancio di bombe molotov contro le Forze dell’ordine, poi l”hanno ricompensato facendolo Presidente del Consiglio, regolatevi un po’ voi…

Stefano Tassinari
Stefano Tassinari
18 Gennaio 2021 19:43

Ammiro anche io i ristoratori, ma anche chi lavora negli impianti sciistici, nelle sale giochi, nelle palestre e nei cinema e nei teatri.

Bisogna però essere consapevoli che è in atto un’ “esercitazione” che prevede il massacro di quelle categorie e che si dovrebbe concludere con la sparizione delle stesse come auspica ad esempio molto direttamente Mario Monti, il becchino.
Sarà durissima perchè i Poteri Forti che si annidano in Europa e non solo sono tremendamente organizzati e fortissimi.
Rimane solo il popolo ma metà è stato comprato con lo smart working e le smart card. Poi c’è il voto ma non fanno più votare. E comunque se vince l’opposizione fanno cadere il governo. Come con Salvini.