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Caro Porro, ricordatevi dell’agonia dei cinema

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Caro dott. Porro,

a seguito delle norme atte al contenimento del Covid emesse a più riprese da governo il settore nel quale lavoro sta morendo. Io sono un ex proiezionista che lavora adesso/prima come addetto multiplex in un cinema di una grande catena nella mia città: Perugia. La prima chiusura è avvenuta l’8 marzo 2020, fino al 14 agosto siamo stati chiusi poi abbiamo riaperto per poi richiudere a fine ottobre.

Questi due mesi chiaramente a causa del basso afflusso il monte orari di ciascun lavoratore è risultato decurtato da ore di cassa integrazione (fis). Orbene fino al 12 luglio la mia azienda ha anticipato coraggiosamente detto emolumento il 28 del mese giorno nel quale da venti anni riscuotiamo lo stipendio. Da quella data in avanti l’azienda, causa la chiusura, causa i soldi gettati al vento per tutti gli alimenti che ha dovuto gettare per scadenza degli stessi (solo dove lavoro io si parla di alcune decine di migliaia di euro) causa le spese fisse sempre presenti anche se calmierate dai “ristori” non ha potuto anticipare più il fis. Da allora è passato tutto in mano all’Inps, che ha affrontato il problema a macchia di leopardo.

I cinema, le regioni più fortunate hanno riscosso ad ora sino ai conguagli di ottobre, quelli meno fortunati dal 12 luglio che ha preso la palla l’Inps non hanno riscosso un euro come fis/cassa integrazione. Io e i miei colleghi in Umbria dobbiamo riscuotere ancora: rimanenza settembre, conguaglio di ottobre, tutto novembre, tutto dicembre, gennaio che sta finendo. Dico che siamo dimenticati perché spesso sull’Ansa o sugli organi di stampa vari si legge che il 99,8% degli aventi diritto hanno riscosso quanto dovuto dallo Stato, però almeno nel nostro settore ciò non rispecchia la verità delle cose. Ad ora non si ha notizia di quando potremo riaprire, anche perché è difficile da calcolare.

Di sicuro fino al 5 marzo no. Si dice che “forse” sarà prolungato il fis (ad ora massimo 12 settimane dall’1° gennaio al 30 giugno). Esiste anche in tale periodo il divieto al licenziamento per le aziende che hanno usufruito di fis. Tutto buono e bello, quello che dico io però è che se questi soldi non arrivano come facciamo? Nessuno pretendeva la puntualità precedente alla crisi, diciamo che 4-5 mesi di ritardo per chi con quei soldi non deve programmare vacanze ma sfamare se stesso e le famiglie nonché pagare affitti, prestiti e quant’altro sono troppi. Ma nessuno ne parla.

Né il ministro della cultura Dario Franceschini, né il presidente datoriale Anica, Francesco Rutelli sembra siano interessati a questo aspetto. Poi la politica fa tanto marketing: paghiamo alcuni giorni prima le pensioni, finanziamo i monopattini elettrici, le bici. Sarebbe equo farci aspettare di meno, per poter vivere più serenamente, come fanno altri lavoratori (statali e parastatali) o pensionati anche perché le garantisco che l’80% della paga “base” sono davvero poca cosa e con tutti questi miliardi di euro che ci sono o sono millantati sarebbe facile farci aspettare meno.

Lo so che scritto così risulta la solita guerra fra poveri, il dividi et impera di romana memoria però é  altresì vero che se i politici ci dimenticano sarebbe bello avere solidarietà almeno da altri lavoratori. In realtà non vi è solidarietà, empatia o resilienza di sorte, tutti bei termini inventati dal Pnl ma mai applicati in questi dieci mesi nei nostri confronti. Posso immaginare che la classe giornalistica non sappia nemmeno che questo problema esista, evidentemente colpa di qualcuno che non lo ha espresso. Ma possibile che in Italia se non si urla, non si sbraita nessuno si accorge di te, politici in primis? Perché le categorie che ottengono il proprio sono quelle che contrattualmente possono far “male” al sistema Paese mentre le altre non se le calcola nessuno?