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Caro Porro, rinunciare al Natale è rinunciare alla libertà - Seconda parte

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Io spero che tutto noi ritroveremo il senno e quel briciolo di amor proprio che ci porti a dire “adesso basta”, e a dirlo pubblicamente. A chiamare le restrizioni della libertà col loro nome, a disprezzarle piantandola di giustificarle dietro un buonsenso che è paura di morire, paura del giudizio degli altri e un cinismo che ci vuole tutti in vita magari per 200 anni chiusi in una scatola sottovuoto, invece che vivi per soli altri 50 ma liberi e felici. Dobbiamo aprire le finestre subito, e fare entrare in po’ di aria. A costo di rompere qualche vetro.

Paolo, 25 dicembre 2020