Gentile Dott. Porro, mi chiamo Edmondo, ho 18 anni, sono milanese e le scrivo da Dubai, dove mi trovo in questi giorni e vivo in prima persona una situazione che in Italia viene spesso raccontata con toni lontani dalla realtà.
Desidero offrire una testimonianza diretta, senza filtri né allarmismi.
La situazione non è semplice. Durante la notte veniamo svegliati dai boati; si vedono le scie dei missili e il fumo in lontananza. L’impatto psicologico è forte, soprattutto per chi non ha mai vissuto nulla di simile. È questa la vera dimensione del problema: quella emotiva.
Non si tratta però del caos apocalittico che alcuni media descrivono. Internet funziona regolarmente, i servizi sono operativi, la città non è nel panico generalizzato. Si vive in tensione, sì, ma con ordine.
Per quanto si osserva qui, gli obiettivi sembrano prevalentemente militari. Anche se gli attacchi sono condotti da forze terroristiche, i civili non risultano essere il bersaglio diretto. Questo non elimina il disagio, ma ridimensiona una narrazione catastrofista che sta circolando.
Ci troviamo in un hotel vicino all’aeroporto “Le Méridien Dubai Hotel & Conference Centre”, una delle aree più controllate e monitorate. Finché la situazione resta su questo livello, è probabilmente tra le zone più presidiate. Se dovesse degenerare drasticamente, diventerebbe inevitabilmente un’area sensibile. Oggi, tuttavia, la realtà appare diversa dai titoli che parlano di città isolate o prive di comunicazioni.
Leggo articoli che descrivono persone disperate ovunque. È vero che molti si lasciano prendere dal panico — accade sempre in contesti simili — ma c’è anche chi mantiene lucidità e senso della misura. In altre parti del mondo, come a Tel Aviv, condizioni analoghe vengono vissute quotidianamente e la vita continua.
Il rischio maggiore, oggi, è la distorsione informativa. Il problema è soprattutto psicologico, più che matematico.
Va precisato che alcuni detriti hanno effettivamente raggiunto Dubai. Sono stati lanciati centinaia di droni e missili, ma il sistema di difesa aerea degli Emirati è molto strutturato e ha intercettato la maggior parte degli ordigni. Alcuni edifici sono stati danneggiati non da impatti diretti di missili, bensì da frammenti o detriti generati dalle intercettazioni.
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In un primo momento, dopo la chiusura dello spazio aereo, siamo stati distribuiti in diversi hotel, poiché non vi era disponibilità sufficiente. I ragazzi erano quindi suddivisi in piccoli gruppi.
Ieri sera, improvvisamente, è scattato un alert su tutti i telefoni: un messaggio di emergenza avvisava dell’arrivo di missili. Ci siamo immediatamente ritrovati nella hall dell’hotel e abbiamo cercato di ripararci insieme.
Stanotte, alle 5:20 precise, avendo un sonno molto leggero, ho percepito un’esplosione lontana. Ho avvisato i miei compagni tramite la chat, ma inizialmente nessuno aveva sentito nulla. Dopo circa cinque minuti si è avvertito un secondo impatto, decisamente più vicino. Poco dopo, un fischio fortissimo ha preceduto un boato ancora più intenso, proveniente dall’area dell’aeroporto, che dista meno di cinquecento metri dall’hotel. Secondo quanto ci è stato riferito, un drone intercettato avrebbe generato frammenti che hanno colpito l’area aeroportuale.
In quei momenti si alternano lucidità e tensione: la situazione resta complessivamente sotto controllo, ma il panico esiste. I boati si sentono in città, così come la caduta di detriti o frammenti dopo le intercettazioni. Tuttavia, in una metropoli di quasi dieci milioni di abitanti, il rischio statistico che un frammento colpisca una persona resta estremamente basso.
Questa mattina il Console italiano, Edoardo Napoli, è venuto personalmente nel nostro hotel ed è riuscito a trovare una soluzione che garantisse la disponibilità per tutti in un’unica struttura. Finalmente, questa sera, siamo rientrati e ora ci troviamo tutti nello stesso hotel.
Nelle ultime ore, dopo l’uccisione del leader Khamenei, circolano notizie secondo cui potrebbero verificarsi attacchi più intensi, anche come possibile ritorsione. Alcuni esponenti iraniani hanno parlato apertamente di vendetta. Questo aumenta inevitabilmente la tensione qui sul posto e rende le prossime ore particolarmente delicate, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Un cordiale saluto,
Edmondo Virginio Bruzzi Battanta
Milano
Attualmente a Dubai
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In foto Big Mama, bloccata anche lei a Dubai, e i missili iraniani visti dagli hotel


