La posta dei lettori

“Caro Porro, sono uno studente…”. La lezione di un diplomato ai finti “ribelli”

Ci scrive Flavio Maria Coticoni, 18 anni: "Nei miei coetanei vedo troppa rassegnazione e presunzione"

studenti maturità
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Caro Porro, ho 18 anni, mi sono appena diplomato. Mi piacerebbe intervenire riguardo agli studenti ribelli che hanno rifiutato l’orale di maturità. Prendo spunto dagli articoli di Max del Papa ed Alessandro Bonelli pubblicati sul suo sito, che leggo sempre con piacere.

Io credo che questi studenti non vadano repressi (e nessuno lo sta facendo), anche perché si penalizzano da soli, ma sono decisamente in disaccordo con il loro atteggiamento. Io sono riuscito ad uscire con un voto alto da un liceo classico difficile e sicuramente competitivo proprio perché ho sempre preso i voti per quello che realmente sono, ovvero una misura imperfetta e tesa all’oggettivazione delle nostre prestazioni, ma mai del mio valore come persona.

Attraverso lo studio ho cercato di far uscire la mia persona, non i voti, quelli sono venuti di conseguenza. Non mi sono mai realmente preoccupato delle valutazioni; ho sempre inteso la scuola come un ambiente sano in cui formare il mio spirito critico, oltre allo studio, aiutando sempre chi fosse in difficoltà. Ho sempre preso i voti come una conseguenza della mia prestazione e, qualora non la rispecchiassero, come un motivo per fortificarmi caratterialmente e prepararmi ad accettare le tante ingiustizie che mi troverò sicuramente davanti nella vita.

Il problema non è la scuola, il cui fine, tra tutte le problematiche, è e rimarrà sempre la cultura. Il problema è la disposizione alla vita scolastica, oltre che alla vita vera e propria, della mia generazione. La reale questione è che si va a scuola con la pressione di dover dimostrare di essere qualcuno, di essere migliore degli altri, di fare contenti i genitori. Non si va più a scuola per se stessi e per la cultura! Questo è il vero scandalo.

La scuola avrà qualche colpa? Sicuramente sì. Ma io credo che il primo nodo cruciale sia l’atteggiamento e lo stato d’animo con cui i giovani di oggi si pongono di fronte alle difficoltà della vita, con rassegnazione e presunzione. Questo non accade solo a scuola, ma in generale in altri aspetti della vita giovanile. C’è una competizione malsana che si esplica anche nelle amicizie, negli amori e nell’ostentazione del denaro. Credo nei miei coetanei, e sono convinto che più che preoccuparci dei voti la nostra generazione si debba informare su quello che sta accadendo nel mondo e prepararsi a fare qualcosa per cambiarlo.
Un sentito ringraziamento,

Flavio Maria Coticoni, 21 luglio 2025

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