Cronaca

Caro prezzi? Non esiste il “diritto all’ombrellone”

In Italia, appena cala la fila al lido, partono le accuse al governo e al capitalismo. La sinistra torni alla realtà

caro ombrelloni spiaggia estate Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Continua la campagna della sinistra e dei suoi house organ contro il governo sul dossier caro ombrellone. La teoria dei compagni è nota:  siccome non ci sono le spiagge piene, si è impoverita l’Italia. Una narrazione fantastica, che conferma l’impressionante distacco dalla realtà. Ma anche la solita incoerenza, perché quelli che oggi rompono le scatole sul presunto calo del turismo sono gli stessi che a giugno e luglio parlavano di overtourism.

Partiamo da un dato di buonsenso: non esiste il diritto all’ombrellone. Forse per qualcuno a sinistra è difficile da capire, essendo abituato a ogni tipo di agio, ma non è scritto da nessuna parte che si debba andare al mare per forza affittando un ombrellone, un lettino o una sdraio. L’Italia è piena di spiagge libere, dove migliaia e migliaia di persone – turisti e non – si riversano senza spendere una lira, se non qualcosina per il pranzo, ma nemmeno sempre, perché c’è la cara borsa frigo che contiene leccornie di ogni genere e il cocomero pronto per essere tagliato. Costo? 10 euro, giusto per qualche caffè o qualche bibita al bar.

Se i prezzi degli ombrelloni o degli spritz sono assurdi non c’è bisogno di Alessandro Gassman o di qualche altro artista: i prezzi scenderanno e la gente tornerà ad affittare, il libero mercato funziona così. Non ci sono prezzi stabiliti per legge sugli ombrelloni, dovrebbe essere noto. Ma forse non lo è, o almeno questo è quello che emerge quando leggiamo certe filippiche dei radical chic.

Ma ogni scusa è buona per la sinistra per attaccare, tant’è che nei primi giorni di pausa del Parlamento l’accusa al governo è di non fare nulla per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie. Una batteria di comunicati di Pd, M5s e Avs per spargere fango. Dimenticando, evidentemente, che l’Italia è al top del mercato turistico mediterraneo e soprattutto che questa estate è la montagna a registrare numeri record. Basti pensare che complessivamente si stimano oltre 6,8 milioni di arrivi, +4,8 per cento rispetto all’estate 2024. In vetta alle preferenze il Trentino-Alto Adige, seguito da Valle d’Aosta e Abruzzo.

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Non c’è nessuna colpa dei ristoratori, dei balneari, degli albergatori e ovviamente del governo. La verità è che non c’è nessuna crisi del turismo. C’è semmai un cambiamento profondo, strutturale, globale. Ma chi blatera di spiagge deserte, un minuto prima piangeva per l’overtourism a Venezia, Firenze e sulle Dolomiti. O la gente è troppa o è troppo poca: mettetevi d’accordo. Il punto è che si fa finta di non vedere quello che succede davvero: il turismo sta mutando pelle. Non è morto, non è in crisi, sta evolvendo.

E poi ci sono ancora i numeri, che come sempre smentiscono i gufi. Il turismo globale è in crescita, vale il 10 per cento del PIL mondiale, e continua a salire. In Italia, alcune località registrano flessioni? Certo. Ma perché altre stanno esplodendo. La domanda si sposta, le abitudini cambiano. Il mondo non è più quello degli anni Ottanta.

Poi è senz’altro vero che ci sono famiglie italiane che fanno fatica a partire, gli stipendi sono bassi, il lavoro è precario. Ma non è colpa degli hotel sul mare, né dei ristoranti che fanno margini risicati. Raccontare il disagio sociale usando l’ombrellone come indicatore economico è roba da bar sport.

Franco Lodige, 12 agosto 2025

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