Era chiaro da tempo, ma ora è giunta anche la conferma: il caso Paragon non era il terremoto che in molti – a sinistra – avevano evocato, parlando persino di rischi per la democrazia, sempre nell’ottica dell’eterna ossessione per il fascismo. L’inchiesta parlamentare chiude il fascicolo con una conclusione netta: i servizi segreti italiani non hanno mai spiato il direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Né con Paragon, il software al centro delle polemiche, né con altri strumenti. A dare il via al caso era stata proprio una denuncia pubblica di Cancellato, che aveva parlato di “attenzione” da parte dell’intelligence. Ora, però, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica smentisce con chiarezza: nessuna attività di sorveglianza ha riguardato il giornalista.
Diversa la situazione per Luca Casarini e Beppe Caccia, attivisti della Ong Mediterranea. Su di loro, effettivamente, furono avviate attività di monitoraggio. Ma a far partire le operazioni non fu un governo di centrodestra, bensì il secondo esecutivo Conte — per intenderci, quello sostenuto da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Ed è stato proprio il premier dell’epoca, Giuseppe Conte, a detenere la delega ai servizi e ad autorizzare formalmente le operazioni. Non solo: la Procura generale di Roma fu messa a conoscenza delle attività, che inizialmente non coinvolgevano l’uso del software Paragon. Le intercettazioni, secondo quanto emerge, sono proseguite anche con i governi successivi. Le verifiche — è stato ammesso dai vertici dell’intelligence — furono disposte “per la sicurezza nazionale e dunque monitorando i movimenti degli scafisti nel mediterraneo”.
La relazione del Copasir — presieduto da Lorenzo Guerini (Pd), già ministro della Difesa proprio durante il governo Conte II — è stata approvata all’unanimità. Quanto al presunto spionaggio dei giornalisti, le verifiche si sono concentrate sull’unico caso segnalato da Meta (Facebook): l’utenza di Beppe Cancellato. Anche qui, nessuna evidenza. I membri del comitato, espressione paritaria di maggioranza e opposizione, hanno avuto accesso diretto ai server di Aisi e Aise, i due servizi segreti italiani. Non è emersa alcuna attività di intelligence nei confronti del giornalista. In sintesi: se qualcuno ha spiato Francesco Cancellato, non sono stati i servizi segreti italiani.
Insomma, la relazione sull’utilizzo dello spyware Graphite di Paragon certifica che le accuse nei confronti della Meloni e del suo governo erano fake. Un documento che smentisce la narrazione della sinistra e dei suoi house organ, mesi di sospetti, di illazioni, di accuse neanche tanto velate. Nulla di attribuibile al governo di centrodestra in carica, niente di niente. L’operazione è iniziata quando il presidente del Consiglio era Conte, che firmò personalmente l’atto autorizzativo. Incredibile. Soprattutto se pensiamo al fatto che la segretaria del Pd Elly Schlein aveva parlato di “aspetti inquietanti” all’emergere dei dettagli sulla vicenda, ovviamente in relazione al governo Meloni. Ecco, forse dovrebbe chiedere conto al suo alleato, che aveva tenuto per sè la delega ai servizi segreti. Ma difficilmente tornerà sull’argomento.
In realtà la Schlein non è l’unica a vantare un’uscita a vuoto. Nel corso degli ultimi mesi tanti, tantissimi esponenti dell’opposizione hanno chiacchierato senza motivo del caso. Pensiamo all’immancabile Angelo Bonelli. “Il governo Meloni deve dire agli italiani che cosa c’è dietro allo scandalo Paragon: chi ha spiato attivisti e giornalisti?”. Ecco, la risposta alla domanda del volto di Avs è piuttosto semplice: il governo dell’alleato Conte di cui faceva parte. “Su Paragon una porcheria, Meloni e Mantovano dicano se hanno fatto spiare Cancellato” dichiarava invece il solito Matteo Renzi ai microfoni di Fanpage, che ha dedicato editoriali, news, video, filippiche alla vicenda, spesso citando l’esecutivo. E potremmo ancora citare gli articoli dei vari quotidiani schierati a sinistra, il ritornello è sempre stato lo stesso: “Cos’ha da nascondere la Meloni?”. Insomma, una collezione di figuracce. Ma non è una novità.
Franco Lodige, 5 giugno 2025
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