Ancora una volta la youtuber Bugalalla, al secolo Francesca Bugamelli, ha scatenato una vera e propria tempesta mediatica sui social, con al centro delle polemiche l’avvocato di Andrea Sempio, Angela Taccia, e Lucilla Masucci, inviata del programma la Vita in diretta, condotta su Rai1 da Alberto Matano.
In particolare, Bugalalla ha registrato un video relativo ad un imbarazzante dialogo telefonico, intercettato dai carabinieri di Moscova e inserito nell’informativa della nuova indagine su Garlasco, tra la Masucci e la Taccia, la quale si trovava insieme ad una parente dell’attuale indagato. Lo scopo della telefonata, come vedremo, sarebbe stato quello di convincere la donna a rilasciare una intervista favorevole alla figura di Sempio.
Ebbene, presentando quest’ultima alla giornalista, l’avvocato ha premesso che Lucilla Masucci sarebbe la giornalista che in modo particolare “protegge Andrea”, “informando me” – ha precisato la Taccia – quando in giro ci sono personaggi scomodi – ad esempio Corona – che potrebbero importunarlo quando egli si trova sul luogo di lavoro.
Ma il peggio della conversazione lo ascoltiamo quando interviene la giornalista Rai e cerca di spiegare che il suo unico scopo è quello, sostenendo che lei ha sempre pensato che “Andrea fosse innocente”, di realizzare un’intervista – sintetizzo – che contribuisca a rafforzare l’immagine di Sempio nei confronti dell’opinione pubblica.
E per ottenere tale scopo (che come poi si saprà andò completamente fallito, dato che la parente declinò l’offerta) la Masucci ha parlato per oltre 11 minuti di fila, quasi come se stesse mettendo in atto una sorta di lavaggio del cervello della sua interlocutrice, la quale sembra sia appena riuscita ad intercalare nel monologo dell’inviata solo qualche mezza frase.
Ora, su questo imbarazzante episodio, che pare non sia l’unico che ha visto come protagonista la giornalista Rai, condivido in parte quanto dichiarato da Pino Rinaldi su Youtube; ovvero che la maggiore responsabilità di questo evidente massacro della deontologia professionale di chi lavora nell’informazione vada ricercata nella “testa”, cioè nei dirigenti e negli autori dei vari programmi televisivi. Tutto questo creerebbe un copione precostituito – inaccettabile quando si affrontano temi di cronaca giudiziaria – costringendo poi i vari inviati ad indirizzare il proprio lavoro verso un’unica direzione.
Tuttavia, sebbene si possa comprendere che lo stesso inviato, onde ottenere una sorta di scoop, cerchi in qualche modo di lisciare il pelo a chi magari sembra riottoso a rilasciare interviste, in questo caso, avendo ascoltato l’intera telefonata, ho la sensazione che la Masucci ci metta molto del suo.
Ma a prescindere da ciò che ella pensi veramente in merito alle responsabilità di Andrea Sempio – che allo stato risulta non colpevole fino a sentenza passata in giudicato -, noi cittadini che paghiamo il canone per il servizio pubblico televisivo, dovremmo pretendere una sostanziale imparzialità da parte di chi gestisce a tutti i livelli i programmi di approfondimento giudiziari, soprattutto quando ancora ci si trovi al livello di indagini preliminari. Altra cosa è quella di orientare la propria linea editoriale nei confronti di una condanna definitiva, come nel caso di Alberto Stasi.
In questo caso, di fronte alle enormi incongruenze già emerse nella prima indagine e nella stessa sentenza di condanna, non penso affatto che i giornalisti, i quali senza proporre certezze preconfezionate pongono all’attenzione del pubblico dubbio e domande, violino il proprio dovere deontologico.
Claudio Romiti, 16 giugno 2026
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