
L’inchiesta di queste settimane di Quarta Repubblica ha portato alla luce la questione legata alla gestione della privacy dei cittadini, un tema molto delicato che crea non poche situazioni di difficile comprensione e interpretazione. La privacy domina le nostre vite: nel mondo della scuola la privacy è un fronte sul quale si concentrano molte attenzioni, alcune più che legittime e doverose, altre lasciano sempre qualche perplessità.
Mi spiego: ritengo doverosa l’attenzione a non pubblicare foto e video di minorenni, ad esempio sul sito della scuola ai fini di condividere con i genitori le attività svolte dagli studenti, senza la necessaria autorizzazione da parte dei genitori o, ancora, la cura nel conservare i dati personali di studenti, famiglie e docenti in archivi cartacei o digitali ai quali il personale può accedere solo se in possesso della necessaria autorizzazione. Queste sono prassi assolutamente condivisibili e che vogliono tutelare il singolo (studente, genitore o docente). Non sono d’accordo, invece, come ho detto in altre occasioni, con la normativa della privacy quando, ad esempio, essa vieta la pubblicazione degli esiti degli scrutini, i cosiddetti tabelloni. Ritengo, infatti, che la privacy divenga un pretesto per la deresponsabilizzazione dello studente.
Il risultato scolastico è un atto pubblico e come tale deve essere trattato. Certamente stride con tutte queste attenzioni quanto accade quotidianamente, ovvero che ci siano siti che pubblicano foto e video intimi, oppure che video privati siano stati resi pubblici. Ritorna l’immagine della pagliuzza e della trave. L’impressione è che esistano due mondi paralleli, l’uno rigorista, l’altro allo sbando. Chiaramente su questo come su tutti gli altri fronti occorre una chiarezza legislativa: da una parte occorre sfrondare tutto ciò che sa di cavillo, dall’altro occorre intervenire con leggi chiare e pene certe: il paradosso è che non si può pubblicare l’esito di uno scrutinio, ossia non si può scrivere che uno studente è stato bocciato, ma poi si pubblicano foto e video dell’intimità.
È chiaro che occorre anche su questo fronte un intervento radicale che riveda tutta la materia della privacy con l’individuazione di poche regole e di pene certe per chi viola pesantemente la privacy dei cittadini. La legge è al servizio del cittadino, non è il contrario. E poi come sempre è il singolo a fare la differenza. È chiaro che urge un intervento legislativo diverso per il quale confido la collaborazione di tutte le forze politiche.
Suor Anna Monia Alfieri, 13 settembre 2025
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