Politica

C’è qualcosa che puzza nell’addio di Carola Rackete

Le dimissioni della capitana speronatrice nascondono qualcosa: un ritorno alle Ong o un altro incarico meglio remunerato?

Carola Rackete si dimette da eurodeputata Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Clamoroso a Bruxelles: Carola Rackete, la commodora, lascia la poltrona e sui social si scatenano i sarcasmi. “Si guadagna di più a speronare motovedette della Finanza”, “Si guadagna di più con la tratta dei migranti”, “Volevano obbligarla a lavarsi”, “Il dress code non era compatibile”, “La moneta kattiva (Ursula) scaccia la moneta più kattiva (Carola)”, c’è pure qualcosa di più sostanzioso sul piano culturale, qualcuno, per restare in terra teutonica, riesuma un insospettato, ma pertinente, Goethe, “Se si dovessero studiare tutte le leggi, non ci sarebbe più tempo per trasgredirle”; oppure l’apprezzato, italianissimo “Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare” che i finti studiati di sinistra attribuiscono a certa mistica fascista mentre è un rielaborazione di Ugo Nespolo dai Canti Orfici di Campana, e con tutt’altro intento sarcastico: Ugo, agitatore di talento, se mai tirava dall’altra parte, compromesso col Gruppo ’63 ed altre suggestioni artistiche.

Probabilmente, a trarre in inganno i bovini rossi fu l’installazione di San Benedetto del Tronto, che riprende la provocazione nespoliana nello stile inequivocabile, dunque ironico, dell’estetica fascia. Del resto, un regime che sostenesse il fancazzismo sarebbe, almeno retoricamente, una contraddizione in termini. Ma sono comunisti, sono compagni, il livello è quello del mare, livello Rackete.

La faccenda invece è abbastanza seria, e spalanca dietrologie spericolate: perché lo fai? Proprio tu che hai fatto bingo come la tua omologa monzese, e ti cucchi un ventimila al mese dalla Bce, benefit esclusi? Una spiegazione potrebbe stare effettivamente nelle sirene alternative: magari a capo della nuova crucca sinistra estrema si becca anche di più, i vettori affaristici sono infiniti, senza contare che da anonima europarlamentare finisci nel cono d’ombra e una così è più attaccata alla visibilità narcisistica che allo scranno: tanto, per le ereditiere ricche, se si chiude un Parlamento, si apre sempre una Ong, un partito, un megacentro sociale, cioè commerciale.

Un’altra possibilità, più drammatica, suggerisce qualcosa che non torna, ovvero questa si è tolta prima che emergesse roba sul suo conto, prima che sgorgasse chissà cosa. Ovviamente prove non ce ne sono, si resta nel campo del complottismo, senonché con certi soggetti tutto quello che puoi pensare è vero o almeno verosimile. Quo vadis, Carola? Lo scopriremo solo navigando, di certo questa non si è tolta per sprofondare nell’oblio: non c’è maggior vanesio di chi ostenta il basso profilo, e non c’è nessuno più attacco ai soldi di un comunista. Quo vadis, Rackete? “Quo vadis e quo vienis un càncher a chi dico io!”, esploderebbe Peppone. Ma noi non siamo don Camillo, non stiamo stuzzicando, cerchiamo solo di capire: e non c’è niente da capire, tanto più che l’egocentrico comunicato dell’interessata di fatto non dice niente e lo dice pure male, secondo tradizione antagonista.

“La mia candidatura e il mio mandato hanno sempre mirato a contribuire al rinnovamento del partito Die Linke, un processo che sta procedendo con successo – ha detto -. Come persona attiva nei movimenti sociali, io e il mio team abbiamo discusso fin dall’inizio di come dare forma collettivamente al mandato e questo spirito collettivo si sta ora concretizzando attraverso le mie dimissioni. Ringrazio tutti gli elettori e in particolare tutti i membri del partito che hanno riposto in me la loro fiducia”. Sembre teesa al rinnovamendo, come il comiziante di Verdone. Tra i commentatori compulsivi da bar social non mancano i bevitori che le “rendono atto”: “Non mi è mai piaciuta ma almeno ha avuto il coraggio di rinunciare”.

La Ripartenza

Piano, piano, timeo danaos et dona recusantes: che ne sapete voi delle autentiche motivazioni? Una apertura di credito molto meschina, che sa di retributivo, di calcolo, la tempra morale in base a un rifiuto che i poveracci considerano, chissà perché, un risarcimento. Ma ventimila euro mensili per fare politica a livello alto, nell’interesse della collettività ci possono benissimo stare, è la qualità dell’impegno a fare la differenza e nel caso delle Carole e delle Ilarie sarebbero sprecati anche 20 euro al mese. La Salis, appunto: ha subito schioccato il bacio della morte alla compagna-compagna, le solite puttanate fumogene, “a presto compagna, è stato bello, la lotta continua”, sì, la lotta per restare “con più fame che pria” nell’odioso sistema capitalistico istituzionale. Dicono i soliti social babbioni, credendo di far dello spirito: “Lei almeno lo ha fatto, la Salis quando?”.

Ma quando mai, ma che vi salta in mente, la Salis mai, anzi è subito scattata, d’impulso, la corsa per occupare la poltroncina rimasta vacante. Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del riappropriare. Chissà: magari il duo impresariale Bonelli&Fratoianni salterà subito su con veemenza mussoliniana: “A chi il posto di Carola? A noi!!!”. Il problema è trovare nuovi pregiudicati vergini, in Avs se li sono giocati tutti.

Max Del Papa, 9 luglio 2025

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