
C’è qualcosa che non torna. E non parliamo solo delle scene di guerriglia urbana andate in scena a Torino, con dieci agenti feriti mentre cercavano di far rispettare una decisione dello Stato contro Askatasuna. Parliamo soprattutto del racconto che ne fa La Stampa nella sua prima pagina di oggi. Perché va bene tutto, il pluralismo, le opinioni, persino l’indignazione selettiva. Ma qui siamo oltre: qui sembra che la violenza passi in secondo piano, mentre il vero problema sembra un altro. Indovinate quale? Casapound.
Partiamo dai fatti, che dovrebbero essere la base di qualunque giornalismo serio. Il centro sociale Askatasuna è stato sgomberato. Punto. Ieri ci sono stati scontri durissimi tra antagonisti e forze dell’ordine. Risultato: dieci poliziotti feriti. Dieci. Gente che indossa una divisa, che esegue ordini, che rappresenta lo Stato. A loro va una condanna netta e senza se e senza ma per chi li ha aggrediti. Non “ma”, non “però”, non “contestualizziamo”. La violenza contro la polizia è sempre inaccettabile.
E poi cosa fa La Stampa? Nel titolo di apertura riesce nell’impresa di spostare il focus: sgomberato un centro sociale di estrema sinistra, scoppiano disordini, agenti feriti… e il messaggio diventa: “Ora tocca a Casapound”. Dichiarazioni, certo, di Pd e Movimento 5 Stelle. Ma il problema è il tono, l’impostazione, quella sensazione fastidiosa che il quotidiano torinese non si limiti a riportare, ma quasi a suggerire, ad accompagnare, a strizzare l’occhio. Anche perchè la linea la conosciamo bene e anche la politica ha fatto la sua parte, basti pensare alle coccole del sindaco Lorusso al centro sociale.
Sia chiaro, perché qui non vogliamo equivoci: Casapound va sgomberata, come vanno sgomberati tutti gli edifici occupati abusivamente. Non ci sono distinguo, il doppiopesismo è tutto dall’altra parte. La legge deve valere per tutti. Ma c’è un dato che nessuno sembra voler guardare in faccia. In Italia esiste un solo centro sociale di destra e centinaia di centri sociali di sinistra, spesso protagonisti di occupazioni, devastazioni, scontri, aggressioni. E no, non sono equivalenti per numeri, per impatto, per livello di tolleranza politica e mediatica. Non vorrete mica paragonare le azioni violente di Casapound a quelle di Askatasuna, vero? Perchè basta una rapida ricerca online per capire chi è fan degli scontri con le forze dell’ordine.
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Allora la domanda è semplice: perché quando viene colpita l’area antagonista di sinistra il riflesso condizionato è “attenzione, allora colpite anche la destra”? Perché non si riesce mai a dire che esiste un problema enorme di violenza organizzata che ha una chiara collocazione politica? Perché La Stampa non apre con dieci agenti feriti e con una condanna senza ambiguità? Forse perché, ancora una volta, c’è una violenza che scandalizza e una che si giustifica, una legalità che vale sempre e una che vale solo quando fa comodo. E questo, più degli scontri di piazza, è il vero problema.
Franco Lodige, 19 dicembre 2025
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