
Sul tema infinito dello Stato che non c’è, quello palestinese, è probabile che alle persone più giovani sfugga la radice storica, se così vogliamo definirla, del grande impegno che la sinistra italiana dedica a questa causa.
La cosa, a mio avviso, è abbastanza semplice da spiegare e chiama in causa il lungo periodo della cosiddetta guerra fredda tra i due colossali blocchi: l’Occidente liberale guidato dagli Stati Uniti e l’impero sovietico, quest’ultimo diretto col pugno di ferro dagli eredi di Stalin.
Ora, in estrema sintesi, dato che lo Stato di Israele ha sempre costituito sin dalla sua nascita, avvenuta nel 1948, il principale alleato degli Usa nella polveriera del Medio Oriente – oltre al fatto che molto spesso alcuni membri del popolo ebraico venissero identificati come il paradigma del grande capitalista privo di scrupoli – il vecchio Partito comunista e le formazioni di sinistra più radicali hanno politicamente adottato la causa palestinese, così come fecero, ad esempio, nei riguardi di quella vietnamita durante gli anni ruggenti della contestazione giovanile.
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Tuttavia, malgrado la stessa guerra fredda sia simbolicamente cessata con il crollo del famigerato muro di Berlino 36 anni addietro, ancora oggi la sinistra italiana e nonostante il periodo in cui il suo principale partito, il Pd, sembrava aver convintamente imboccato una strada relativamente moderata e filo occidentale, oggi sembra di essere ritornato ai “bei” tempi che furono. Tempi nei quali si sosteneva la linea pro-pal a prescindere, criminalizzando Israele con l’evidente intento di attaccare l’attuale amministrazione americana e, in particolar modo, la destra italiana al governo, rea di non fare abbastanza per, non si sa bene, con quali mezzi per contrastare un presunto genocidio i cui numeri vengono “scrupolosamente” divulgati da Hamas e dalle agenzie che simpatizzano con esso.
Insomma, si tratta di un evidente e più che strumentale anacronismo storico, politico e culturale, il quale sembra realmente riportarci indietro alla goliardica epopea di Peppone e don Camillo, descritta dal grande Giovannino Guareschi.
Claudio Romiti, 27 settembre 2025
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