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Cercasi liberale che difenda la Costituzione

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Che cos’è una Costituzione? Potrebbe sembrare una domanda strana. Ma se consideriamo il tempo pericoloso che viviamo risulterà fin troppo scontata. Nel giro di qualche settimana – era l’inizio del 2020 – siamo passati dal trito e ritrito “la Costituzione più bella del mondo” al lockdown che è la cosa più anti-costituzionale che si possa concepire e fare. Ciò significa una sola cosa: che la cultura costituzionale italiana è farlocca.

Cos’è e a che serve la Costituzione

Si confondono palesemente Costituzione e diritti e si è disposti a sostenere con grande nonchalance che i diritti possono essere sospesi. Certo, se consideriamo i diritti come “servizi” o “concessioni” o persino come “naturali”, forse, possono essere sospesi ossia ritirati dallo Stato che li ha concessi e riconosciuti. Una Costituzione, però, non è un elenco di diritti ma è un “ordine costituzionale” che sancisce sul piano istituzionale la formalizzazione dell’esperienza umana del mondo. Detto in due parole: una Costituzione è la presa d’atto che nessun Uomo, nessuno Stato, nessuna Chiesa, nessuna Scienza sa tutto e può tutto. Ecco perché i diritti magari possono essere sospesi ma una Costituzione no dal momento che coincide con l’esperienza umana. Ed ecco perché si dice sospensione ma si legge abuso.

La continua offesa recata alla libertà

Dispiace molto che le più alte cariche istituzionali invece di garantire la Costituzione sanzionino il concetto di libertà. Dispiace molto sia sul piano culturale sia sul piano civile. La libertà, infatti, non è una regoletta per rispettare i colori del semaforo ma la giusta e santa limitazione del potere. Abbandonare questa posizione e sostenere che è necessario un non meglio precisato “stato d’emergenza” per ottenere sicurezza significa usare nel migliore dei casi dei sofismi piuttosto che parlare con senso del giudizio delle cose umane a uomini e donne. La Costituzione è la non-sospendibile condizione umana che è di per sé un equilibrato sistema di insicurezza: avere la pretesa demagogica di trasformarlo in un sistema di sicurezza – come se fosse una caldaia o un allarme – equivale a innescare il dispositivo totalitario in cui il massimo di sicurezza (lockdown) coincide con il massimo di insicurezza. Ciò che è pericoloso non è l’insicurezza ma la finta sicurezza. Noi oggi, anche se non siamo in lockdown, siamo ancora del tutto calati in questo dispositivo con lo “stato d’emergenza”, il controllo sociale, la logica della paura, la vaccinazione come unica soluzione.

Il grande peccato di questa situazione è la continua offesa recata alla “cultura della libertà” che rappresenta invece la vera uscita di sicurezza. Non solo il concetto e la pratica della libertà sono disprezzati, ma gli stessi sostenitori di politiche autoritarie e distopiche pretendono di interpretare posizioni e valori liberali. Siamo ben al di là del classico mondo capovolto e ci troviamo nel teatro dell’assurdo.