Lunedì mattina ho assistito su La7 ad un dibattito sull’immigrazione che ha definito, se ce ne fosse bisogno, la netta linea di confine che c’è tra il pensiero conservatore e quello progressista. Ciò, occorre sottolineare, al netto dell’alto grado di strumentalità che si riscontra inevitabilmente in chi interpreta politicamente le varie tendenze.
Trattando il caso spagnolo di Ceuta, il talk mattiniero Omnibus, in questa occasione condotto da Flavia Fratello, ha cercato di approfondire l’argomento sul piano generale in un dibattito nel quale prevalevano nettamente gli ospiti favorevoli alla linea dell’accoglienza. In questo senso mi ha particolarmente colpito l’intervento di Virginia Piccolillo, giornalista del Corriere della Sera, che ha definito il compito della politica italiana ed europea sul piano della stessa immigrazione. “Ciascuno fa la propria propaganda e nessuno è riuscito a trovare una chiave più umana, decente, dignitosa per non solo dire ‘o te ne vai e ti sparo’, o li accolgo tutti ‘ma non ti do neanche una bottiglietta d’acqua e un pannolino per il neonato che ti sei portato dietro’.” Premesso questo la Piccolillo esprime la sua ricetta: “Si potrebbe fare una riflessione per farli arrivare – gli immigrati – e formare. Possibile che non si possa fare una riflessione europea, dignitosa che dice: cerchiamo di far arrivare questi ragazzi e rendere loro possibile un futuro che non sia semplicemente ‘tieni, eccoti il permesso e vai. Dove va?”.
Infine, la Piccolillo dopo aver auspicato un piano Mattei allargato all’intera Comunità europea, ha concluso dicendo che l’intero Occidente dovrebbe farsi carico di aiutare queste masse di immigrati clandestini, perché tali sono, ad integrarsi al meglio nelle nostre avanzate comunità.
In pratica, sembra riproporsi su scala planetaria il concetto di uno Stato leviatano che da sempre secondo la weltanschauung progressista dovrebbe formare ed assistere ogni individuo dalla culla alla tomba. Un concetto lontano anni luce dal modello americano del self made man.
Sta di fatto che in chi crede nelle sorti certe e progressive del cosiddetto villaggio globale, il fratello più fortunato che vive in Occidente avrebbe l’obbligo morale di accogliere e dare un futuro altrettanto certo e progressivo al fratello più sfortunato che chiede solo di trovare da noi il suo meritato posto al sole, spesso attraverso il sudore della propria fronte e qualche volta spacciando droga o realizzando altre attività ben poco commendevoli. Poi qualcuno si chiede ancora il perché soprattutto nelle periferia la sinistra continui a perdere consensi?
Claudio Romiti, 4 agosto 2026
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