Povero Beppe Salah, sindaco percepito, mentre forse il vero era Boeri, povero sindaco fauno che sparava i grattacieli in cielo e adesso sta nella merd*: la vignetta del nostro Beppe Fantin non ammette equivoci e ha il dono della sintesi. Ha pure il dono dell’ispirazione, si direbbe, se il giorno dopo il vignettista del Fatto, Natangelo, la ricicla identica nel concetto, peggiore nel tratto (si possono scansionare le idee, non lo stile).
Sergio Saviane, padre dei critici televisivi (“I mezzobusti, vi dice niente? Se vi capita, recuperate l’imperdibile “Dietro il video”, su eBay si trova sicuro; se poi volete saperne di più, potete scovare su Amazon l’ebook di chi scrive “Il rompicoglioni”, e non faccio per promuovermi ma perché sono l’unico ad avergli dedicato un libro in tempi recenti) avrebbe bofonchiato tra un prosecco e l’altro: “I me gh’a vendemmià”. Perché Saviane era detestato, ma letto, e compulsato, da tutti ma proprio tutti. E, sì, parrebbe proprio che Natangelo abbia vendemmiato Fantin: il confronto è imbarazzante e ingenera sospetti prepotenti. Ma forse si tratta ancora di percezione, forse è una mera coincidenza, forse è un dato di fatto la scomoda, fluida condizione del sindaco fauno che sfotteva i milanesi atterriti ma se l’archistar gli diceva in chat “qui ci vuole l’esercito, qui ci scappa il morto”, non trovava un cazzo da obiettare.
Natangelo, che fai, copi? O ti ispiri? O aspiri? O è una fatal combinazion, come in “Come pioveva” di Armando Gil? “Ma una sera c’incontrammo/Per fatal combinazion/Perché insieme riparammo/Per la pioggia in un porton”.
Certo la tempistica è ambigua, esce la vignetta di Fantin e, il giorno dopo, il Fatto… zàcchete. Le date non mentono: il 22 luglio Beppe pubblica la vignetta sui suoi social, il 23 questo nostro disgraziato sito la pubblica con tutti gli onori e il 24 esce “l’opera” di Natangelo. Che poi c’è proprio quella consonanza, “Le mie mani sono pulite!”, galeotta (si fa per dire) la formula e chi la disse: e sta su entrambe le immagini, e va bene che una frase così si presta, però insomma, fa strano, dai. Ma una sera c’ispirammo/Con real concitazion/E al mattin ridisegnammo /La vignetta di Fantin.
Va beh, niente di male, la vendemmia è pratica comune nell’ambiente e in ogni caso meglio esser vendemmiati che vendemmiare, anche se a volte fa un po’ bestemmiare. Chi scrive per esempio si ritrova vendemmiato a 360 gradi, che è sempre meglio di 90, a volte da qualche tigì perfino, altrimenti dalle fonti più strane, e con una certa regolarità dallo zanzarofilo Cruciani: io quando lo incontro glielo dico, fingendo d’incazzarmi, e lui ride (a proposito: lo sapete che la Zanzara nella Zuppa ultima scorsa l’abbiamo messa insieme 20 minuti prima a colazione in albergo?). Anzi, a dircela proprio tutta, il peccato più frequente non è neanche vendemmiare gli altri, ma se stessi, e mi ci metto per primo. Con tutto quello che scriviamo. Un tempo era più faticoso, complicato, adesso bastano due clic ed io ricordo un direttore di giornale musicale soprannominato “copiaincolla” perché era più forte di lui, acchiappava parole come farfalle, le fregava come le vedeva, ad altri giornalisti, a cantanti, al mondo, e quando qualcuno protestava, seccato, lui rispondeva imperturbabile: le parole sono di tutti. A un certo punto arrivò a fare un giornale completamente, orgogliosamente clonato dalla prima riga all’ultima. Durò poco, ovviamente, ma lui non si scompose: “Sic transit mundi”. Vendemmiava anche il latino, malamente, come l’italiano.
Voglio dire che le cose succedono, succedono in letteratura, in musica non ne parliamo, e come fanno a non capitare nelle arti figurative? Non prendertela, Beppe, è sempre meglio avere avuto l’idea originale: lo dice anche la Settimana Enigmistica, “il periodico che vanta innumerevoli tentantivi di imitazione”. Tentativi, appunto.
Sempre a proposito. A proposito di plagi, presunti, si capisce, qui siamo garantisti, mica forcaioli: anche la faccenda delle mie mani che sono pulite, non è per niente inedita: chi la pronunciò? Scommetto che nessuno lo ricorda, ma fu l’allora segretario PDS, compagno Achille Occhetto, ricevendo un avviso di garanzia volante per Tangentopoli (la faccenda del compagno Greganti che tenne la bocca chiusa per tre mesi in galera, gente tosta i comunisti, altro che quelli di oggi che appena li vanno a prendere fan come il bandito di Trinità: “Emiliano dice tutto, gringo!”. Roba che resta in famiglia, dal PDS al PD il passo è breve come una ristrutturazione. I compagni, si sa, hanno poca fantasia, al massimo eliminano una “S” o un sindaco, se si fa troppo intraprendente. Ad Achille andò bene, a Beppe si vedrà, ma i due anni che gli mancano da borgomastro meneghino se li fa da anatra zoppa, questo è certo e non è percezione.
Ops, speriamo che domani Natangelo non esca con un disegnino del sindaco anatroccolo…
Max Del Papa, 26 luglio 2025
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