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La cancel culture occidentale

Che palle il perbenismo che espelle pure Gattuso

L’ex calciatore del Milan, campione del mondo 2006, accusato di razzismo dai tifosi del Valencia

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Ringhio Gattuso ha ragione: “Mi hanno descritto diversamente da come sono e non c’è stato niente da fare, non ho avuto la possibilità di difendermi. E ho dovuto accettare una storia che mi ha fatto più male di una sconfitta o un esonero. Sui social è possibile dar forza a qualsiasi falsità”.

Le accuse di razzismo

Ha ragione e non è vittimismo. Prima lo rifiuta il Tottenham, adesso il Valencia, per questioni risibili: è accusato, al solito, di xenofobia, sessismo, machismo – e già si sente il pregiudizio verso l’italiano, specie se del sud. Le frasi incriminate e giudicate senza processo sono di nove, dieci, quattordici anni fa, mica di ieri, e le riportiamo integralmente: “Non riesco proprio a vedere le donne nel calcio. Non mi piace dirlo, ma è così”. “Il matrimonio dovrebbe essere tra un uomo e una donna e il matrimonio omosessuale è molto strano per me. Ma ognuno fa quello che vuole”. “Quante volte i bianchi sono stati fischiati? A me è successo, ma non gli do molta importanza”.

Questo sarebbe razzismo? Xenofobia? Ognuno fa quello che vuole, ma precisarlo non serve, prima o dopo arriva qualcuno che, dall’archivio della coscienza collettiva, decide che qualcun altro non è degno, non deve lavorare, non ci deve stare lì nell’oasi dei sentimenti corretti.

Basterebbe dire: senti Gattuso, tu la vedi come ti pare e io non sono d’accordo. Su cosa, poi? Sul fatto che le partite femminili non suscitano poi tutta questa passione? Sui fischi che davvero non risparmiano nessuno, a prescindere dal colore?

La cancel culture occidentale

La democrazia occidentale ricorda quel metodo, elaborato da un ex magistrato famoso ex Mani Pulite insieme a una che si è inventata un mestiere, per impedire i litigi ovvero obbligare tutti ad andare d’accordo: basta tu la pensi come me, se no sei morto. Perché sono io a decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ora, non è che qui si debba per forza difendere l’ex Campione del Mondo, bandiera del Milan: ma quante volte si è sentito dare del calabrese, del delinquente, del terrone? Quante volte le testate straniere, tedesche ma non solo, hanno insinuato, alluso, irriso riferendosi alle sue origini? E quante volte, alla vigilia di una partita, la Nazionale italiana è stata presa in fama di squadra di ladri, di fannulloni, di mafiosi, pallone e lupara? La differenza è che noialtri ci siamo talmente abituati da non dargli molta importanza, per l’appunto.

Popoli virtuosi come gli inglesi, gli spagnoli, i teutonici, invece, ed è tutto dire, possiedono la fiaccola della decenza e la usano per bruciare chi vogliono in ragione di quattro frasi appiccicate.

Esagerazioni, esasperazioni che non c’è modo di arginare, e che forse conviene lasciar scorrere fino al rigetto. Come sta succedendo in America, dove le fregne (in senso abruzzese: belle, ragguardevoli) frignanti non fanno più molta impressione, e, a forza di insistere, finiscono per mettere in crisi i movimenti pubblicitari-opportunistici quali il metoo, della qual cosa è arrivata ad avvedersi perfino Repubblica.

Perché da che mondo è mondo funziona così: la vita, la società apparecchiata a tavolino, che poi è l’ideologia, tiene fin che gli umani non ne possono più e ricominciano a comportarsi in pubblico così come sempre si sono comportati in privato. E i più ipocriti erano quelli di sinistra: io non dimenticherò quell’amica, sempre pronta a bacchettare tutti per una virgola storta, per un asterisco sessista, che un giorno, reduce dalla polemica con un amico piuttosto conosciuto, mi ringhiò: avrei dovuto dirglielo, che è un frocio del cazzo. Dico “erano” perché ormai anche a destra si sono adeguati e non alla civiltà, che sarebbe un’ottima cosa ma che latita da ogni parte, anche a sinistra; ma all’ipocrisia, che è tutto il contrario.

La morale politicamente corretta

Francamente, le frasi di Gattuso non hanno niente di criminale, di insostenibile, sono opinioni che lasciano il tempo che trovano e comunque innocue: “Ognuno fa quello che vuole”. Di certo non giustificano la revoca di un contratto per allenare una squadra di calcio.

Se poi la morale pubblica deve basarsi sulla diarrea social, coi provocatori che in nome della tolleranza vorrebbero far fuori chi non la vede come loro, allora si accomodassero. Con tutto che queste orde di imbecilli senza volto e senza nome non hanno la benché minima cognizione, conoscenza, esperienza di ciò che vanno sostenendo, di qualsiasi cosa si tratti.

Caro Ringhio, fattene una ragione: una volta si diceva che il calcio è sport maschio, oggi se ti azzardi finisci come Giordano Bruno o Sacco e Vanzetti. Alla fine avrai ragione tu, per il momento devi rassegnarti e subire le conseguenze di un delirio che spinge l’Occidente a processarsi per tutto, mentre chiude tutti e due gli occhi sui sessismi, i razzismi, gli abusi e le stragi del resto del mondo, dalla Cina agli Emirati, dalla Russia agli stessi regimi tribali africani. È sempre colpa del generale Custer, e, in questo caso, del calabrese Gattuso. Sì ma che due palle però. E dateci tregua, non ci angosciate, che non si respira più.

Max Del Papa, 4 giugno 2022