Il contrappasso celeste al vertice di Putin e Trump di Ferragosto inizia con il coro angelico del Paradiso che intona il Magnificat di Bach, mentre Oscar Luigi Scalfaro ripone con cura il Rosario. Giulio Andreotti e Francesco Cossiga sono già in piedi.
Scalfaro: “Davanti a un’icona promisi: se salvi mia madre e mia sorella, ti servo ogni giorno. Lei mantenne e io pure: castità e niente compromessi”.
Andreotti: “Alla Madonna forse sei stato fedele, ma in Terra non sempre un cherubino. Ricordo una donna redarguita in un ristorante solo perché scollata. E più tardi, il famoso ‘non ci sto’ con i fondi del Sisde… e poi la guerra a Berlusconi”.
Scalfaro, piccato: “Ho difeso ciò che ritenevo giusto”.
Cossiga: “E tua nipote Marianna ti seguiva come un’ombra”.
Scalfaro: “In estate la portavo con me anche in Val di Fassa e a Santa Severa, vicini di casa Ciampi”.
Andreotti: “Io preferivo le vacanze nel convento delle Orsoline, a Cortina. Il pomeriggio scappavo da Livia a mangiare le pastarelle da Lovat”.
Cossiga: “Io in Alto Adige, terra di confine. Lì, con i figli, disegnavamo le bandiere di tutti i Paesi”.
Andreotti: “Quanti bei ricordi con la mia prima Polaroid. La fatica vera non era usarla, ma mettere in posa la prole”.
Cossiga: “Avevi problemi a sintonizzare pure la radiolina a transistor, però non rinunciavi a Tutto il calcio minuto per minuto, con la Bic tra i denti per aggiornare la schedina”.
Andreotti: “E tu, Francesco, notti insonni con le cuffie da radioamatore, nome in codice Andy Cap”.
Cossiga: “Trasmettevo anche quando ero in Irlanda: la mattina a visitare castelli, il pomeriggio nei pub ad ascoltare musica. Mia figlia Anna Maria, quando mi accompagnava, mi cantava Molly Malone”.
Guardando giù verso la Terra, Cossiga sospira: “Vladi ha messo nel sacco Donald. Il Mediterraneo ribolle, droni ovunque. Meno male che l’amico Crosetto ha inviato aiuti alimentari a Gaza. È l’unico del governo che dice le cose come stanno”.
Andreotti: “Ed è per questo che a Chigi e a Tel Aviv gli fanno la guerra. Lo ricordo brillantissimo giovane Dc, per anni sindaco di Marene”.
Scalfaro: “Piemonte, terra di statisti come me e Cavour”.
Andreotti, sarcastico: “Cavour ha fatto l’Italia, mentre tu nel 1992 hai favorito l’esplosione di Tangentopoli rifiutando di controfirmare il decreto del governo Amato..”
Scalfaro: “Non perdi occasione”.
Cossiga: “Il passato è andato, così come l’Europa. Ormai è un salotto spento. Pure nella vicina Libia comandano altri. Senza parlare dell’Africa, che la Cina si sta comprando a rate”.
Andreotti: “A noi mancavano solo le prossime elezioni regionali a ripetizione. Tutti impegnati a fare test, con il governo paralizzato a inseguire promesse. Centrodestra sfavorito, centrosinistra favorito”.
Cossiga: “Frizioni e invidie, ragazzotti alle prime armi che non fanno girare i ministeri”.
Scalfaro: “Con la suffragetta Schlein che prova a saltare su ogni inciampo, mentre Bettini, Renzi, Conte ed Onorato le preparano il piattino..”
Cossiga: “E intanto l’amico Nordio ha capito di che razza sono molti dei suoi ex colleghi magistrati, per i quali chiedevo il test psichiatrico. Il referendum sulla giustizia e la deadline del Pnrr incombono e il 2027 è dietro l’angolo. Però Giorgia punta al record di durata, ora che ha superato quel ganzo di Renzi”.
Scalfaro: “Non è la durata che conta. Il mio Lamberto Dini, in poco più di un anno, adottò la storica riforma delle pensioni”.
Andreotti: “La mossa per Meloni è anticipare il voto al 2026. Magari ci sta pensando, ma non lo dice neppure alla sorella ”.
Si avvicina De Mita. Cossiga lo interpella: “Ciriaco, hai letto della Meloni? Vuole cambiare la legge elettorale. Ancora”.
De Mita, sorridendo: “Noi almeno fingevamo fosse per il bene del Paese… Lei ha l’ossessione del ‘premierato forte’, che a me sembra più un ‘premierato blindato’”.
Cossiga: “Con lucchetto, come Benito… Vuole togliere gli uninominali e mettere il proporzionale. Non si sa se con le preferenze, con premio di maggioranza e indicazione del premier”.
Andreotti: “Non si capisce se ci sarà la sfiducia costruttiva come in Germania. Un pasticcio tedesco condito all’amatriciana: vinco anche se non ho la maggioranza”.
De Mita: “Se la cambia a ridosso delle elezioni, rischia pure la bacchettata della Corte di Strasburgo e il ricompattamento della sinistra”.
Cossiga: “E Mattarella dove lo metti? Tu lo conosci: se pensa che sia incostituzionale, non firma e arma i nemici della premier”.
Il gruppo si ferma davanti all’edicola divina. Il titolo del giornale recita: Generale libico rimandato in patria con volo di Stato – Indagati Piantedosi, Mantovano e Nordio.
Cossiga: “Ai nostri tempi un generale rientrava senza che nessuno sapesse come né con quale mezzo”.
Andreotti: “Più volte in tanti casi simili, sempre d’accordo con i magistrati, chiedevamo un passaggio anonimo sugli aerei del mio amico Ciarrapico o di Tanzi”.
Un suono metallico precede uno squarcio tra le nuvole basse della volta celeste: appare Gheddafi, dal Purgatorio, sotto l’immancabile tenda.
Gheddafi: “Amici! Ministri indagati per un volo? Con voi bastava un telegramma: ‘Il pacco è partito’”.
Scalfaro: “Già, anche con un motoscafo da un porticciolo sconosciuto, segreto di Stato incluso”.
Cossiga: “Senza tutta questa cagnara su quella gran bella normanna di Gela… la tostissima Giusi Bartolozzi. Oggi, invece, fanno le dirette streaming pure sulle consegne”.
Gheddafi: “Bastava una stretta di mano tra il direttore dell’AISE, Alberto Manenti, nome in codice Zaccaria, e l’ambasciatore Hafed Gaddur”.
Cossiga, sconsolato: “Poi si stupiscono se Tripoli tratta coi turchi”.
Le nuvole si richiudono, riportando la quiete, spezzata solo da un fruscio di voci bianche. (Dalla loggia vicina si avvicinano tre figure: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco).
Francesco: “Ho sentito parlare di galleggiamento: rischio tipico di chi vuole piacere a tutti, un po’ come ho fatto io”.
Wojtyla: “Il nuovo Papa Prevost ha cuore e buona volontà, ma il mondo è nervoso”.
Ratzinger: “Finora, dopo solo cento giorni, ha scelto il lessico dell’ascolto”.
Francesco: “Spero non ascolti i corvi che gli svolazzano intorno. Io l’ho fatto ed ho sbagliato, anche a mettere alla gogna il cardinal Becciu”.
Cossiga: “Un sardo, un galantuomo. Se Prevost non imprime la rotta e inizia a ruggire, resta pur sempre un traghettatore. Ma verso dove?”.
Andreotti: “Deve fidarsi della Curia e della Segreteria di Stato e farebbe bene a confermare Parolin”.
Cossiga: “I Papi facciano i Papi. Mentre se Giorgia vuole durare, scelga il tempo giusto per le elezioni”.
Arriva San Pietro con aria solenne: “Basta dare consigli. In Terra non ascoltano neanche i nostri. Come voi, del resto”.
Luigi Bisignani per Il Tempo 17 agosto 2025
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