Tra Modena delle stragi e Torino dei libri non c’è nessun grado di separazione. A Modena una narrazione vigliacca, insultante per chi la pratica come chi la fruisce, arriva a negare i contorni di una strage, a mistificarla, a normalizzarla con l’effetto di una schizofrenia tossica che racconta di un economista marxista incompreso che “ci stava dicendo qualcosa”, “un italiano” che tuttavia, per reconditi motivi di retaggio etnico, va compreso, premiato, non giudicato per quanto autore di un eccidio, fermato, bando agli sciacalli “da due extracomunitari”, con l’apporto, d’accordo ma non facciamola lunga, di un modenese già in fama di razzista siccome ha dichiarato di sentirsi simbolo dell’Italia che non si arrende.
Già tanto se non incrimineranno per odio razziale quel poveraccio che s’è preso coltellate in pancia e in testa. A Torino si celebra l’immutabile liturgia del dai addosso al governo fascista, intollerabile, immondo, sapendo perfettamente che di fascista non ha niente, che gli si rimprovera il contrario di ciò che è e che fa, che se mai è troppo arrendevole, cedevole mentre le stragi prendono piede anche qui nella rassegnazione stordita di un ceto di potere trasversale ma concorde nel minimizzare, nel distorcere: i comunicati ufficiali dei capibastone dei partiti e delle istituzioni non si distinguono, sono tutti all’insegna non della prudenza ma della franca menzogna e della mezza verità, dell’omissione impudente, salvo che a destra sono ancora più suicidi sulla pelle della gente: nessun leader, tranne, ma timidamente, un paio di esponenti della Lega, ha avuto la dignità di chiamare l’attentatore per quello che era, uno stragista marocchino che ha messo in atto un attentato secondo tutti i crismi del manuale jihadista e davanti al giudice è tornato gelido, scaltro, prudente: nessuna dichiarazione, nessuna risposta, salvo il j’accuse rituale: siete razzisti, mi avete depresso, siete voi infedeli colpevoli.
Ma “Un uomo, un italiano” per il Tajani dello jus scholae col Pd, mentre il formidabile Piantedosi, ministro di polizia, spiega che quell’italiano era triste, verrà aiutato, cioè coperto di attenzioni e soldi anche nella famiglia che da parte sua subito inscena il vittimismo, e precisa il ministro che se qualcuno si permette di insinuare scenari diversi se ne assumerà ogni responsabilità.
Esattamente come per il Covid, per le repressioni di massa, chi osa temere, sentirsi in pericolo, e a ragione, viene minacciato di conseguenze e pesantissime conseguenze. Poi che il sensibile economista marxista che voleva capire gli altri scrivesse “cristiani bastardi di merda, il vostro Cristo ve lo brucio in croce” non rileva, son versi di poeta, “ci sta dicendo qualcosa”. Sì, che ci fa fuori tutti in nome della jihad. Con una destra così, che in piena sottomissione alla cricca europea dei traffici umani firma un decreto flussi da 500mila nuovi balordi l’anno, chi ha bisogno di Askatasuna o del cardinal Zuppi?
Ma al festival degli scriba servi e incapaci di Torino fingono di credere al governo fascio. Davvero? Un governo sempre e da sempre atterrito, preoccupato di non disturbare la sinistra, il PD, il garante Mattarella di cui nutre, chissà perché, un sacro terrore? Il ridicolo del governo che non governa si spinge a comunicati farneticanti che sopra la fotografia di presidente del consiglio e della repubblica al cospetto dell’ “eroe italiano”, ma impiccione, strillano: “Lo Stato non vi lascia soli, lo Stato c’è”. Come no? C’è talmente che un balordo marocchino risaputo come scheggia impazzita può impazzare a 100 all’ora in un centro cittadino travolgendone 10 prima di venire fermato da privati cittadini egiziani o bengalesi non dalla polizia.
Ma l’agenda, la narrazione imposta dalla sinistra cialtronesca dice che è solo disagio e comunque colpa del governo insieme troppo repressivo e troppo lasso, che si accanisce contro una integrazione che essa sinistra sogna nel segno dello stragismo. E a destra muti e passivi come sempre.
Chi sono questi imbrattacarte di quinta riga, di latitante talento, di nessuna autorevolezza? Chi, i Manzini, i Montanari? I giornalisti scriba degli inchini a Speranza e del disprezzo per i disabili? Chi, gli ossessivi cassieri, gli Scurati, i Saviano, il solito campionario della immutabile compagnia di giro a prescindere da chi lo dirige, pura egemonia senza cultura per citare ancora l’ottimo Minuz? Chi, quelli che passano dalla corte dei Lagioia che con la compagna compra il feto e se ne vantano, rivendicano qualcosa di proibito in modo beffardo, sapendo di avere le spalle coperte, a questa imbarazzante Chiara Valerio, nostra signorina delle supercazzole piazzata dall’amicissima Schlein, che ospita i parolai in fama di filosofo, i ciarlatani da 4 nozioni da bignami per farsi su le signore in fregola, riveriti alle rassegne contro la violenza sulle donne, che poi si scoprono violenti sulle donne peggio dei talebani? Questi sono ridicoli, penosi, sono delle bestie di ignoranza e di incapacità, tutti, senza eccezioni, non hanno nessun titolo per parlare e restano liberi di praticare terrorismo ideologico, pura diarrea orale, verbale.
Nessun grado di separazione tra il grottesco di Modena e di Torino, se mai l’eterna conferma: a menare la danza sono sempre gli stessi in un Paese dove chi governa non comanda e chi comanda non governa, nel segno di una spartizione, di una connivenza trasversale oltre l’osceno. Parlare chiaro non si può, fare informazione è esercizio rischiosissimo, il potere, vero, carogna, ti manda la Digos all’alba, ti stacca i social e tu sei fritto, non puoi lavorare, non hai più voce, più strumenti, non esisti.
E questa cappa di conformismo, che sta bene a tutti, impone la continua umiliazione di se stessi, obbliga alla menzogna per chi sa che è menzogna: non una strage a Modena ma una disperata richiesta d’aiuto da un malinconico, bianco, italiano, sensibile, “ve lo brucio il vostro cristaccio in croce”, che verrà aiutato, che non verrà toccato, se no succede quello che tutti sanno e non possono dire, succede che il circuito jihadista in cui è inserito fa scatenare altre stragi in sequenza, stante il fatalismo provvidenzialista del “governo fascista” come lo chiamano i sottopancia a Torino.
È penoso vivere così, in un Paese così, diventa faticoso al limite dell’impossibile, dell’invivibile. Abbiamo avuto la conferma che il Paese in tutte le sue componenti è finito, s’è arreso, digerisce tutto, non ha nessuna forza morale, neppure di protesta, per reagire: le folle oceaniche che a Londra si rovesciano spontaneamente per strada, a chiedere la cacciata di quel loschissimo arnese al soldo islamista che è Starmer, a chiedere una remigrazione sacrosanta ma tardiva visto che l’Islam di conquista ha preso la Gran Bretagna anche nell’inerzia di una Corona di imbecilli, che le 36 principali città del Regno Unito sono in mano a sindaci musulmani; comunque quelle folle che chiedono un ritorno alla civiltà, alla democrazia sociale, alla sicurezza democratica in Italia non le vedremo mai. In Italia ci si ferma al fatalismo imbelle oppure si prende un Vannacci di passaggio e gli si dice: pensaci tu, come ti ispira meglio.
Ma le soluzioni di Vannacci sono velleitarie e preoccupanti, sono quelle sì improntate a un populismo fascista già sperimentato nei suoi fallimenti e disastrosi fallimenti. Ma pur di tamponare la lacuna di sicurezza democratica a un passo dal salto nel buio, l’anarchismo dei tutti contro tutti, la giustizia sommaria delle faide che sfociano nel controllo sociale, nella repressione dura. E un Vannacci al 10, 15% a puntellare la destra tremebonda fa paura ma è l’effetto inevitabile di una politica della sicurezza peggio di un colabrodo, costretta a nascondersi dietro la propria omertà, dietro l’esorcizzazione della realtà.
La strage di Modena è terrificante non solo di per sé quanto, e soprattutto, per gli scenari che suggerisce. A Torino, al salone dei libri inutili, propagandistici, mi si racconta di una certa eccitazione tra i parassiti che la considerano l’inizio di un processo rivoluzionario affidato ad Hamas, come dicono quelli che andrebbero banditi, non candidati, e insieme come ottima situazione per dare addosso alla Meloni repressiva, autoritaria, fascista, così fascista che neppure lei ha osato dire le cose come stavano e cioè che un terrorista, non un melanconico, ha messo in pratica l’appello giunto poche ore prima dall’ambasciata iraniana a Roma, “è giunto il tempo di colpire anche l’Italia, che il sangue italiano scorra, immolatevi martiri, sacrificate la vita”.
Max Del Papa, 18 maggio 2026
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