Oggi sul Corriere della Sera l’ex-cancelliere tedesco Scholz dice che chi serve il caffè deve sentirsi uguale a chi quel caffè lo beve. Qui sta un pò il cuore di tutti i discorsi politici, perlomeno in un paese in cui la politica vuol ancora essere competizione sulla base di differenti idee di società.
Cosa vuol dire quella frase? Che chi serve il caffè deve avere lo stesso reddito di chi quel caffè lo beve? Secondo me no, quello si chiama comunismo. È stato già provato, e non ha funzionato un granché. Significa allora che il reddito di chi serve il caffè deve obbligatoriamente essere una certa percentuale di chi quel caffè lo beve? Neanche. Se quello che beve il caffè ha inventato un nuovo modello di AI, o è un manager capace di generare valore per la sua azienda o per il settore pubblico, non voglio che il suo stipendio sia limitato da considerazioni morali o socialiste.
Allora che significa?
Significa che chi serve il caffè deve avere (e deve percepire di avere) le stesse opportunità di quel caffè lo beve. Deve cioè avere un sistema formativo che funzioni (fatto per lui, non per chi ci insegna), e gli insegni a capire presto ciò che gli piace, ciò in cui è bravo e gli strumenti per poter competere sul mercato globale. Deve avere un mercato che gli consenta di mettere a valore le sue abilità in modo semplice, senza bisogno di raccomandazioni o reti relazionali magari ereditate. Deve rapportarsi con la pubblica amministrazione e con le leggi nello stesso modo in cui si rapporta quello a cui sta servendo il caffè, anche se quest’ultimo è molto più ricco di lui. Deve sapere che in caso di difficoltà il settore pubblico lo accompagna. Non lo protegge dalla necessità di rimettersi in gioco. Lo accompagna.
Il cuore di una politica liberale, secondo noi del Partito Liberaldemocratico, è questo.
Luigi Marattin, 13 ottobre 2026
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