Non facciamo in tempo a scrivere che oggi sarebbe stata giornata orribile, di orrendi commenti ambigui, e chi poteva aprire le danze se non l’ineffabile cardinal Zuppi di Sant’Egidio? In una davvero allucinante intervista agiografica al Corriere, trova modo di mandare altro che messaggi contorti: è tutto chiaro, tutto doloroso come un cazzotto alla coscienza e qui però va fatta una premessa: l’islamizzazione veloce anche italiana deve molto a un clero. È un clero mellifluo, rinnegato, il cui capo passa da Lampedusa a Rimini a rimproverare gli isolani egoisti mentre Ceuta, presa d’assalto da una invasione organizzata dal Marocco dietro corruzione del primo ministro spagnolo Sanchez, si colma di stupri, di violenze, di contagi e i locali non osano più uscire di casa, esattamente come nell’isola siciliana.
Questo Leone è la prosecuzione, non il superamento, di Francesco e i suoi toni si fanno sempre più a ricalco, egualmente privi di logica e di fondamento. La Chiesa si comporta come chi sa di avere chiuso, le resta la gestione del traffico ma a prezzo di spingere i cattolici verso l’islamismo di conquista. Un prezzo incassato dalle gerarchie ecclesiastiche e imposto volentieri ai fedeli sapendo che gli italiani veri non sono veri cristiani e non sono credenti benché restino cattolici di convenienza, servili verso il potere confessionale per motivi utilitaristici ma anche per storia, per retaggio. I tanti monsignori e cardinali attivisti sfoderano ghigne poco incoraggianti, si precipitano ad abbracciare, più o meno metaforicamente, gli stragisti come el Koudri che in carcere ha finto il suicidio, un sapiente mix di integratori e “non è in pericolo di vita” ma è subito uscito, dall’ospedale andrà dritto in comunità residenziale, magari provvista proprio dallo Zuppi di sant’Egidio, e non rientrerà mai più, la sua pena è durata 4 mesi ed è finita; probabilissima una candidatura col partito comunista, la cui sede centrale, il PD, muore dalla voglia, forse appaltandola ad AVS, come per la Salis che tifa per l’importazione della rivolta islamica in Francia. E per quanto vi possa suonare pazzesco o provocatorio, vi posso assicurare che andrà così.
Dopo la strage di Modena si è prodigiosamente incrementato il terrorismo polverizzato, l’incendio della prateria come il turismo scolastico nelle moschee, come a dire: andate e imparate, e le maestrine piddine di buona volontà fanno la parte loro. Ora, che il partito comunista coltivi l’islamizzazione più o meno violenta non stupisce, che di fatto organizzi la santificazione di uno stragista ci sta benissimo; ma gli altri, non hanno niente da dire? Qualcosa ce l’hanno: noi siamo inclusivi, dalla parte della Flotilla, lo dice il sacro Colle, lo predica la Chiesa sconsacrata da se stessa. Il malinconico poeta della strage vuole “bruciare Cristo in croce e tutti i cristiani”? Dal papa in giù nessuno fa una piega e il vescovo Castellucci si precipita a dire che sarà aiutato, sostenuto.
In questa temperie si inserisce la personalissima commemorazione del 7 ottobre ad opera del cardinal Zuppi di sant’Egidio: mai, mai, mai per tutta l’intervista al Corriere pronuncia le parole maledette, jihad, islamismo, terrorismo, perfino strage; Hamas giusto una volta ma quasi con tenerezza, con comprensione; il compagno prelato scantona, la butta sull’anodino, la follia omicida, la tragedia “che resta tale”, a dire, ad insinuare malgrado gli orrori di Israele, gli unici che rilevano. I discorsi da miss al concorso, miss sant’Egidio, miss Vaticano, sulla guerra che è brutta e cattiva, come le armi, come la deterrenza o la difesa integrata, in una sconcertante superficialità al limite della stupidità clericale e senza specificare innescata da chi, buttando tutto nel calderone dell’indistinguibile e dell’ipocrita. Ma il 7 ottobre tutto fu tranne che guerra e non fu atto di guerra, fu sabotaggio dell’avvicinamento dell’Arabia Saudita a Israele che poteva innescare un effetto domino per cui isolare non solo Hamas ma i suoi protettori iraniani che furono i committenti. Fu anche l’esaltazione, la sublimazione dell’odio contro gli ebrei, dell’antisemitismo che risale al cattolicesimo feroce e che lo stesso clero cattolico oggi sembra tornare a cavalcare, in modo felpato ma palese, come non accadeva da decenni.
E tutto fu quel pogrom tranne che un atto di follia, un raptus. Fu organizzato, filmato, diffuso, esaltato dalla povera martoriata gente di Gaza che sciamava in strada ringraziando Allah, chiedendo più sangue, più bambini cotti al forno, più donne ebree sventrate in agonia, più abominio, più shoah. “Dal fiume al mare fino alla fine”. Circostanze marginali sulle quali né lo Zuppi né il Pizzaballa non a caso evocato nell’intervista hanno mai davvero preso le distanze descrivendole per quelle che furono e che meritavano di essere descritte. Pizzaballa manca poco che a Gerusalemme esalti Hamas, lui non li vede e non li sente i tunnel, le torture, le madri che si vantano di essere fattrici di figli destinati al martirio contro gli ebrei ma pure i cristiani, contro tutti.
Cari compagni intonacati, il 7 ottobre tutto è stato meno che un cortocircuito. E voi che ne parlate in questi termini siete complici morali. Questa intervista del cardinal Zuppi di sant’Egidio va oltre l’orrore atteso, si risolve in una sorta di possibilismo, neanche di perdono, proprio di accoglienza di quell’orrore sommo, indicibile, insuperabile. Ma Zuppi è quello che dice: più islamici l’Italia imbarca e meglio sta. Siccome il papa Prevoglio non lo fulmina, si deve concludere che o lo teme o è d’accordo. In entrambi i casi si conferma che la Chiesa cattolica si è consegnata (e rinnegata), il che, oggi, 7 ottobre, assume il sapore nauseabondo di una zuppa di Hamas che va oltre qualsiasi oscena commemorazione del 7 ottobre possa essere messa in scena dall’arcipelago comunista in saldatura spirituale e armata con l’islamismo.
Max Del Papa, 7 ottobre 2026
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