
E pensare che l’Italia, mezzo secolo fa, si commuoveva quando Nilla Pizzi e Claudio Villa intonavano un testo “sacro” di Bixio: “Vieni c’è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu? Vieni è la strada del cuore, dove nasce l’amore che non muore mai più”. Gli psicologi – quasi tutti autori Feltrinelli, predicatori su Rinascita, allievi di Franco Basaglia: in forza della legge che porta il suo nome oggi madri psicopatiche ammazzano i figli o ragazzi sbandati squartano i coetanei – che hanno messo sul lettino le favole dei Grimm o di Andersen ci hanno spiegato che il bosco è il luogo dell’inconscio, dell’altrove, è rito di passaggio e cioè di crescita e trasformazione.
In una lettura freudiana Hansel e Gretel compiono il loro rituale di crescita affrontando un mondo adulto (ostile) per guadagnarsi l’autonomia. Biancaneve impara a superare il male con la gentilezza. Ma c’è un dato su tutti che dovrebbe compiacere la nostra sinistra e invece essi tacciono di fronte all’abominio giuridico di aver strappato dalle braccia di mamma Catherine e babbo Nathan i tre figli piccoli: il bosco è luogo d’insegnamento e di contestazione. E di certo quei bimbi sono stati felicissimi di vivere la loro favola! Per le referenze chiedere a Claudio Foti che a Bibbiano ha fatto una certa esperienza. Il mondo che la casetta nel bosco della famiglia anglo-australiana contesta – viene sottovaluto il corredo antropico-cultuale di chi convive nel bush e ha un rapporto col naturale spontaneo – è quello che ha rinchiuso bambini e adolescenti per due anni agli arresti domiciliari del lockdown provocando guasti incancellabili che tutti i neuropsichiatri dell’età evolutiva sono pronti a certificare e che sono alla base degli attuali comportamenti deviati.
È mai venuto in mente a nessun giudice italiano di andare a verificare quanti sono gli hikikomori che vivono nelle nostre case? La motivazione con cui il tribunale de l’Aquila agisce è la lesione dell’articolo 2 della Costituzione: il diritto alla relazione! È mai venuto in mente a qualche giudice di chiudere le 36mila scuole su 40mila insicure in Italia? Va detto perché contestano a questa straordinaria famiglia di non avere acqua corrente e riscaldamento! Strano che nel paese di Maria Montessori nessuno si sia ricordato di quel suo pensiero che calza a pennello per contestare le motivazioni della giudice abruzzese. Scrive: “Più dell’elettricità, che fa luce nelle tenebre, più delle onde eteree, che permettono alla nostra voce di attraversare lo spazio, più di qualunque energia che l’uomo abbia scoperto e sfruttato, conta l’amore: di tutte le cose esso è la più importante”. Ai tre bambini del bosco hanno staccato la spina dell’amore.
Però c’è una domanda che resta in sospeso: perché hanno mandato cinque pattuglie di carabinieri per eseguire questa ordinanza contestata a furor di popolo? Perché dietro c’è un furore ideologico e la necessità di sopire e troncare immediatamente la critica implicita nell’esistenza stessa di Nathan Trevallion e di sua moglie Catherine Birmingahn: sono un pericolosissimo esempio, la famiglia che si autodetermina. C’è un’impostazione sovietica del diritto che ha permeato la nostra magistratura formatasi alle scuole giuridiche in Italia per moltissimi anni dominate dall’ideologia comunista. Non è un caso che Lenin esaltava L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato il saggio di Friedrich Engels in cui si fonda l’idea di dissoluzione della famiglia per imporre lo stato egualitario dominato dalla classe operaia. È una visione inconciliabile con le democrazie liberali.
John Locke tanto ne I pensieri sull’educazione quanto nei Due trattati sul governo pone la famiglia come primo nucleo della società, come prima forma di organizzazione per la tutela dei diritti naturali che il grande filosofo inglese individua in corpo, beni e vita. La decisione del tribunale abruzzese è una determinazione comunista, anzi sovietica, in edizione aggiornata quasi che si inverasse la profezia di George Orwell in 1984 con la nascita del Mianamor, il ministero dell’amore, da cui dipende la psicopolizia che reprime ogni manifestazione sospetta di deviazione dall’ortodossia dell’ordine costituito. In quel bosco di Chieti è successo esattamente questo. E fa il paio con l’idea dello Stato etico. Non sfuggirà a nessuno che oggi la Ue vuole imporci cosa mangiare, cosa pensare, quali case abitare, quali auto guidare. E non sfuggirà che la sinistra ha operato perché i desideri diventassero diritti e alla fine si trasformassero in Diritto, in norma positiva.
Non vanno forse in questa direzione l’utero in affitto, l’eutanasia, la parità tra famiglia e unioni civili, il consenso scritto al sesso? Il “rapimento” dei bambini del bosco serve da ammonimento: non provate a praticare l’eresia dell’amore, non provate a essere eterodossi rispetto all’educazione (la legge italiana una delle poche effettivamente liberali riconosce il diritto all’auto-formazione) non provate a dimostrare che non c’è bisogno del Green del per vivere secondo natura perché il Minamor vi vede e vi colpisce. Ma soprattutto non provate a essere famiglia che si autodetermina, altrimenti crolla l’impalcatura dello Stato depositario del potere.
Di questo hanno avuto paura, non che i tre bambini del bosco fossero in pericolo. Il che sfiora il ridicolo: il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani integralmente Pd e già integralmente comunista ha istituito l’assessore alla felicità.
Carlo Cambi, 23 novembre 2025
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