Cronaca

Chiara Ferragni assolta per il Pandorogate

Concluso il processo con rito abbreviato. Lei: "Due anni durti, finito un incubo"

ferragni © Tatiana Mitrushova e Imágenes de Juan Ruiz tramite Canva.com
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Chiara Ferragni è stata assolta al termine del processo abbreviato con al centro i noti casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua. Lo ha deciso il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini. “È finito un incubo, sono molto contenta di poter riprendermi la mia vita. Sono stati due anni molto duri. Avevo fiducia nella giustizia e giustizia è stata fatta”, ha detto l’influencer.

La vicenda giudiziaria nota come “Pandorogate” ha avuto inizio nel dicembre 2023, quando Chiara Ferragni, celebre influencer e imprenditrice italiana, è stata iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di truffa aggravata. L’indagine aveva preso piede in seguito a una denuncia presentata dal Codacons. Le accuse si concentravano su due operazioni commerciali: la vendita del “Pandoro Pink Christmas” del 2022 e delle uova di Pasqua promosse negli anni 2021 e 2022. Secondo l’accusa, i prodotti erano stati pubblicizzati come legati a iniziative benefiche a favore dell’Ospedale Regina Margherita di Torino e dell’associazione “I Bambini delle Fate”, ma tali operazioni, secondo i magistrati, avrebbero indotto i consumatori in errore.

Le accuse e i dettagli dell’inchiesta

Secondo quanto emerso dalle indagini della Guardia di Finanza di Milano, la campagna di marketing avrebbe fatto leva sul rapporto fiduciario di Ferragni con i suoi follower. I consumatori, attirati dall’idea di contribuire a cause benefiche, avrebbero acquistato i dolci, il cui prezzo era significativamente più elevato rispetto ai tradizionali prodotti sul mercato. La cifra totale indicata come profitto “ingiusto” derivante da queste operazioni è stata stimata in 2,2 milioni di euro. Inoltre, le donazioni promesse si sarebbero rivelate indipendenti dal successo delle vendite, essendo state già versate dalle aziende coinvolte.

L’iter processuale

Il processo contro Chiara Ferragni e gli altri due imputati, Fabio Damato (all’epoca amministratore delegato delle sue società) e Francesco Cannillo (presidente di Cerealitalia), era iniziato il 23 settembre 2025 con rito abbreviato. Durante la requisitoria del 25 novembre, i magistrati Eugenio Fusco e Cristian Barilli avevano chiesto pene di un anno e otto mesi per Ferragni e Damato, e un anno per Cannillo. Gli avvocati di Ferragni, Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, avevano ribadito che non vi fosse stato alcun dolo, sottolineando che l’influencer avesse agito in buona fede e, al massimo, fosse stata vittima di errori di comunicazione.

La sentenza di assoluzione

La sentenza è stata pronunciata il 14 gennaio 2026 dal giudice Ilio Mannucci Pacini, presidente della terza sezione penale del Tribunale di Milano. Ferragni è stata assolta considerando il reato derubricato a truffa semplice, perseguibile solo su querela di parte, ritirata dal Codacons (e da altri) dopo un accordo risarcitorio di oltre 3 milioni di euro. Fabio Damato e Francesco Cannillo sono stati a loro volta assolti. Subito dopo la lettura della sentenza, Ferragni ha dichiarato: “Siamo tutti commossi, ringrazio i miei avvocati e i miei follower”, visibilmente emozionata e circondata da cronisti e telecamere.

Le cifre del risarcimento e il fronte amministrativo

Già prima della sentenza, Ferragni aveva versato complessivamente 3,4 milioni di euro tra risarcimenti e donazioni in seguito a sanzioni dell’Antitrust e per chiudere il fronte amministrativo. Nel dicembre 2023, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato aveva multato Ferragni e le aziende coinvolte per la cifra di 1,4 milioni di euro. Una somma ulteriore era stata destinata a beneficenza come parte delle iniziative correttive concordate.

L’impatto del caso sull’immagine pubblica

Il “Pandorogate” ha avuto enormi ripercussioni sulla reputazione di Ferragni. L’accusa iniziale di truffa aggravata e la conseguente esposizione mediatica avevano scosso non solo la sua immagine pubblica, ma anche la percezione del suo business basato principalmente sul rapporto diretto con il pubblico e i social media. Nonostante la conclusione favorevole del processo, il caso ha rappresentato uno dei momenti più difficili nella carriera dell’influencer, a lungo al centro dell’attenzione per questa complessa vicenda giudiziaria.

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