Sul caso Fakir la penso come la premier Meloni, la quale ritiene “doveroso” accertare le responsabilità, ma che “nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’ordine”. Ciò, tuttavia, non significa essere pregiudizialmente, in questo caso, a favore o contro le stesse Forze dell’ordine. Ogni cittadino per bene dovrebbe sempre, prima di esprimere un proprio giudizio, informarsi in maniere adeguata, evitando di farsi trascinare da una parte o dall’altra dalle varie tifoserie politiche.
Ed è esattamente quello che regolarmente non accade in analoghe vicende di guerriglia urbana, in cui i soliti gruppi di facinorosi appartenenti all’area antagonista mettono a ferro e fuoco interi quartieri, allorché si mettono in moto le sinistre grancasse di un certo giustificazionismo ben noto.
In sostanza, pur condannando genericamente ogni forma di violenza e di provocazione (il riferimento al comportamento della polizia è sempre molto evidente), si tende a far passare un aberrante concetto assai diffuso nei tragici anni di piombo: questi ragazzi sbagliano ma sono sempre compagni.
Il che, tradotto nella lingua ideologica di una certa sinistra che da più di un secolo si ritiene depositaria della verità assoluta, tenderebbe a far passare il concetto secondo il quale tali violenze rivoluzionarie in fondo sostengono una giusta e sacrosanta idea di libertà.
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Ma per le persone per bene di destra, di sinistra o di qualunque altro orientamento politico i delinquenti sono sempre delinquenti, tanto che si nascondano dietro una divisa (caso molto raro ma che accade anche in Italia) o che (eventualità estremamente ricorrente) arrivino a organizzare vere e proprie sommosse con il pretesto di ottenere verità e giustizia, come avvenuto in quel di Bologna, per un tragico decesso le cui modalità e responsabilità sono ancora tutte da stabilire. Ebbene, per farla breve, possiamo dire che questa tiritera dei violenti che lanciano pietre e molotov contro la polizia per una giusta causa ci ha ampiamente rotto le scatole, per non dire altro?
Cari compagni, nessuna causa degna di questo nome potrà mai giustificare queste vergognose forme di violenza e di sopraffazione. Esse vanno condannate senza se e senza ma. E chi in qualche modo le giustifica, sventolando pure la “santa” Costituzione, dimentica che quest’ultima sancisce il sacrosanto diritto di manifestare il proprio dissenso, ma non certamente quello di scatenare l’inferno che ha devastato Bologna.
Claudio Romiti, 23 luglio 2026
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