“A Bologna è stata solo ed esclusivamente una guerriglia urbana”. Non usa mezzi termini Luca Calabrese, dirigente del Sap e da 22 anni in servizio al Reparto Mobile di Bologna, tra i 64 agenti rimasti feriti durante gli scontri scoppiati lunedì sera nel corso del presidio organizzato dopo la morte di Abderrahim Fakir.
Pur riconoscendo il dolore per la tragedia che ha dato origine alla manifestazione, Calabrese distingue nettamente tra la protesta e quanto accaduto successivamente. “Quanto accaduto qualche giorno prima, pur nella sua tragicità, non può e non deve sfociare in violenza. La rabbia ci sta, da parte dei familiari in primis, ma tutto quello che è successo dopo è pura, semplice e gratuita guerriglia urbana”. L’agente ricostruisce le fasi iniziali della serata, spiegando che il Reparto Mobile era schierato in piazza Roosevelt, davanti alla Prefettura, dove era atteso l’arrivo del corteo. “Inizialmente la situazione, seppur tesa, non lasciava ancora immaginare ciò che sarebbe accaduto di lì a breve”, racconta. Secondo Calabrese, i familiari e i membri della comunità del giovane morto “ci tenevano tantissimo che non si degenerasse in atti di violenza”.
La situazione, però, sarebbe cambiata con l’arrivo di altri gruppi. “Purtroppo, quando poi si iniziano a infiltrare personaggi dei centri sociali o gruppetti di persone coi volti coperti dai cappucci neri e con in mano già bottiglie e quant’altro, questi prendono il sopravvento, come spesso accade“. Da quel momento, riferisce il dirigente del Sap, la tensione sarebbe rapidamente degenerata. “Sono partiti calci, insulti e poi il lancio di qualsiasi cosa trovassero a loro disposizione, dalle bottiglie di vetro alle pietre, i cartelli stradali, le reti metalliche di un cantiere vicino, le biciclette, di tutto, con cui poi hanno fatto pure delle barricate”. Per cercare di contenere la situazione, aggiunge, “solo io ho sparato oltre cinquanta lacrimogeni, ma la situazione era incontenibile”.
Calabrese sottolinea anche il peso umano che episodi di questo tipo hanno sugli operatori di polizia. “Quanto accaduto, indipendentemente dalle responsabilità che poi saranno accertate dall’autorità giudiziaria, è qualcosa che ti segna quando si indossa una divisa”. E aggiunge che, soprattutto dopo vicende del genere, gli agenti si trovano a lavorare in un clima di forte tensione.
Infine, il dirigente del Sap rivolge una critica al sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dal quale dice di essersi aspettato un segnale nei confronti degli agenti feriti. “A parte il post che ha scritto sulle due piazze diverse, non mi risulta. Sarebbero rimaste solo parole, ma mi sarei aspettato, non dico le scuse, almeno una presa di posizione un po’ più netta e magari qualche parola di solidarietà”.
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Immediato il commento di Fratelli d’Italia. “Lepore si dimetta da sindaco di Bologna. Dopo che i soliti estremisti di sinistra hanno messo a ferro e fuoco la città, ferendo decine di agenti, il primo cittadino più irresponsabile d’Italia non ha speso nemmeno un minuto per dare la sua solidarietà a quei poliziotti coinvolti negli scontri. Le parole di Luca Calabrese, agente rimasto ferito durante la guerriglia, sono emblematiche e toccano il cuore: da Lepore nemmeno una telefonata. È l’ennesimo schiaffo ai bolognesi perbene. Vicinanza alle nostre donne e i nostri uomini in divisa per le aggressioni subite e biglietto aereo di sola andata per l’indegno sindaco Lepore”, attacca il vicepresidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Salvo Sallemi.
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