La morte di Abderrahim Fakir è una vicenda sulla quale sarà la magistratura a dover fare piena luce.
Ma c’è un fatto che non può essere ignorato: prima ancora che un’inchiesta potesse accertare responsabilità, una parte della sinistra politica e dei movimenti antagonisti, nonché il sindaco stesso di Bologna Matteo Lepore, aveva già emesso il proprio verdetto.
Violenza inaccettabile
Il risultato è stato sotto gli occhi di tutti: Bologna trasformata in un teatro di guerriglia urbana, con agenti feriti, mezzi devastati, fumogeni, lanci di oggetti e un clima di odio nei confronti delle forze dell’ordine.
In uno stato di diritto esiste una differenza fondamentale tra chiedere giustizia e alimentare una piazza contro chi rappresenta lo Stato.
Abderrahim Fakir non era un passante coinvolto casualmente in un controllo. Secondo le ricostruzioni diffuse dalle autorità, era stato segnalato perché si trovava in forte stato di agitazione e avrebbe danneggiato un’autovettura. Non solo, il suo pregresso parla chiaro, basterebbe informarsi. Su quanto sia accaduto successivamente, ovviamente sarà l’autorità giudiziaria a pronunciarsi.
Ma qualunque sia la conclusione dell’inchiesta, nulla può giustificare ciò che è accaduto dopo. Nessuna morte autorizza l’assalto alle forze dell’ordine, in tale dimensione. Nessuna richiesta di verità autorizza la violenza. Ed è qui che emerge una responsabilità politica. Ancora una volta, semmai fosse necessario.
Un capovolgimento pericoloso
Quando chi amministra una città sceglie di scendere in piazza prima ancora che parlino i magistrati, corre il rischio di trasformare una legittima richiesta di chiarezza in una legittimazione politica della protesta più radicale.
Le istituzioni dovrebbero raffreddare gli animi, non contribuire ad accenderli.
Troppo spesso, in una certa cultura politica, il poliziotto è colpevole fino a prova contraria, mentre il manifestante violento viene descritto come vittima del sistema. È un capovolgimento molto pericoloso.
Le forze dell’ordine sono il presidio della democrazia. Se un agente sbaglia, deve risponderne davanti alla legge. Ma se vengono sistematicamente delegittimate, a perdere non è soltanto chi indossa una divisa: perde l’intero Stato.
Bologna merita la verità sulla morte di Fakir. Ma merita anche che la politica smetta di usare il dolore come combustibile per lo scontro ideologico. Perché quando la piazza pretende di sostituirsi ai tribunali, la democrazia arretra. Finiremo per perdere la sicurezza, e la legittimità delle nostre forze dell’ordine.
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