Ci nazionalizzeranno pure l’anima

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Come mai non ci abbiamo pensato prima? La soluzione per ogni problema è sempre a portata di mano: è la nazionalizzazione. L’Alitalia ancora una volta fallisce? Nazionalizziamo. L’ex Ilva va a ramengo? Nazionalizziamo. Chi finanzia i partiti e la politica è un corruttore e chi accetta finanziamenti è un corrotto? Nazionalizziamo. È tutto così facile e così semplice, come mai non ci abbiamo pensato prima? La soluzione per ogni nostro problema è sempre e soltanto lo Stato, la mano, anzi la manona pubblica. Peccato che il mondo, quella cosa che sta là fuori e non si lascia incantare dai discorsi insensati della classe politica più ignorante e sconclusionata dell’universo, ci dica ogni santo giorno che il nostro principale problema è esattamente il contrario: far dimagrire lo Stato, non avere il PUSP – Partito Unico Spesa Pubblica – non spremere i contribuenti come un limone ed essere all’altezza del mondo, come qualche tempo fa fece il compianto Sergio Marchionne con la Fiat.

Per la politica, e in parte anche per gli Italiani, lo Stato non è un’azione tra le azioni ma è un ente magico che con la sua sola evocazione risolve tutto: crea soldi se non ci sono, ricrea aziende se falliscono, spazza via i corrotti perché è addirittura bello, giusto, santo, incorruttibile. Così il beato angelico ministro Patuanelli può addirittura proporre di rifare l’Iri ossia una cosa che fu messa su ai tempi del regime di Mussolini. Il sindaco di Firenze, Nardella, può dire di essersi pentito dell’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e propone anche lui, somma ingenuità, un ritorno al passato. La fonte dei guai – la presenza una e trina dello Stato – diventa la soluzione dei guai.

La corruzione – sia quella economica sia quella politica – ha la sua origine proprio nella eccessiva presenza della mano pubblica. Proprio la questione del finanziamento della politica è emblematica. Tutti coloro che sostengono un ritorno al finanziamento pubblico dei partiti raccontando la favola bella dello Stato che dà i soldi ai partiti evitando il finanziamento illegale e occulto dimenticano di dire – o perché non vogliono o perché non sanno – che quando esisteva il finanziamento pubblico c’era anche il finanziamento illegale o occulto. Anzi, il primo fu istituito proprio per evitare il secondo ma si raggiunse solo il risultato che al finanziamento illegale si aggiunsero anche i soldi elargiti allegramente dallo Stato. La morale qual è? Quella che non si vuol vedere: 1) lo Stato non è la soluzione del sostentamento economico dei partiti politici; 2) il finanziamento dei privati non è fonte di corruzione e va reso lecito in più forme.

La retorica e il conformismo, però, ritengono che tutto ciò che è privato è corrotto. Il privato è il male. Il caso della fondazione Open  – indagata dai magistrati a mo’ di retata come se si contrastasse la criminalità organizzata – si basa su questo dogma della subcultura politica italiana: il privato è il diavolo. Anche coloro che sono contrari al finanziamento pubblico dei partiti per motivi di “anticasta”, in realtà sono contrari perché i soldi vanno ai partiti e i partiti, in quanto appartengono al passato della esecranda Prima repubblica sono sempre moralmente corrotti. Salvo poi ritornare al passato remoto ed evocare la santa entità dello Stato padrone e imprenditore che con l’Iri dovrebbe essere una sorta di divinità capace di togliere, come l’agnello di Dio, i peccati del mondo.

Tutto ciò accade perché nella cultura politica la nazionalizzazione dell’anima precede la nazionalizzazione economica. Lo Stato è semplicemente o Dio o una magia alla quale per convenienza si finge di credere. Fino a quando, come accade periodicamente, tutto si schianterà. E la giostra, tra disastri, lutti, ipocrisie riprenderà a girare con la serietà del lavoro altrui.

Giancristiano Desiderio, 29 novembre 2019

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