Esteri

Clamoroso scontro Papa-Trump. Leone risponde: “Non ho paura di lui”

Il tycoon aveva attaccato il Pontefice: "È un debole". Il Santo Padre in viaggio verso l'Africa

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Il botta e risposta è di quelli decisamente inusuali. Dopo l’attacco frontale di Donald Trump a Leone XVI, che si era schierato contro il fallimento dei negoziati a Islamabad tra Stati Uniti e Iran, adesso il Papa risponde a tono. Come forse non era mai accaduto prima:  “Io non ho paura dell’amministrazione Trump, parlo del Vangelo, continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra”, ha detto il Papa in volo verso Algeri, parlando coi media al seguito dopo l’attacco di Trump. “Non ho intenzione di entrare in un dibattito con lui”. E ancora: “Non penso si possa abusare del Vangelo nel modo in cui alcune persone stanno facendo. Penso che le persone che leggono – ha aggiunto riferendosi al messaggio del presidente Usa -possano trarre le loro conclusioni”.

Tutto inizia quando Donald Trump in un lungo post pubblicato su Truth Social mentre era sull’Air Force One ha definito il Papa “debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera”. Le accuse sono arrivate dopo dichiarazioni di Leone durante una veglia di preghiera in Vaticano, in cui il pontefice ha condannato la guerra durante colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, conclusi con un fallimento. Trump ha anche criticato Leone per non considerare sufficientemente i timori affrontati dalla Chiesa cattolica durante la pandemia di Covid-19. Trump ha contestato le posizioni del Papa in diversi ambiti, dal nucleare all’attacco degli Stati Uniti al Venezuela. Ha dichiarato: “Non voglio un Papa che ritiene accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare” e ha aggiunto di non tollerare un pontefice che trova “terribile” l’intervento militare contro il Venezuela.

La rivendicazione sul conclave

Un altro punto controverso riguarda il presunto ruolo di Trump nell’elezione di Leone al papato. Trump ha dichiarato che Leone “dovrebbe essergli grato” per la sua ascesa, insinuando che la Chiesa abbia scelto un pontefice americano per migliorare i rapporti con la Casa Bianca. Ha inoltre aggiunto: “Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Queste parole hanno sollevato dubbi sulle relazioni tra diplomazia vaticana e politica americana. Trump non si è limitato a criticare le decisioni politiche del pontefice, ma ha sollevato accuse personali. Ha definito Leone “troppo vicino alla sinistra radicale” e ha criticato i suoi incontri con David Axelrod, ex consigliere di Barack Obama. Ha concluso affermando che Leone dovrebbe concentrarsi “sull’essere un grande Papa” e smettere di fare politica, accusandolo di danneggiare la Chiesa cattolica.

La risposta dei vescovi americani

Le dichiarazioni di Trump non sono passate inosservate. L’arcivescovo Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha risposto definendo le parole di Trump “denigratorie” e inappropriate nei confronti del Santo Padre. Coakley ha sottolineato che Papa Leone non è un politico o un rivale, ma “il Vicario di Cristo che parla a partire dalla verità del Vangelo”. La nota ha evidenziato il rammarico della Chiesa cattolica per l’attacco diretto e personale subito dal pontefice.

Anche la Presidenza della Cei ha espresso “rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore” da Trump, e “unendosi a quanto affermato dal Presidente dei vescovi Usa” ha ricordato “che il Papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace”. “In un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali – si legge nella nota – la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità. Le Chiese che sono in Italia rinnovano al Papa vicinanza e affetto, auspicando da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero”. Messaggi di solidarietà sono arrivati da tutta la politica italiana, inclusi Giorgia Meloni e Sergio Mattarella.

Articolo in aggiornamento

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