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Com’è cambiata la mia vita agli “arresti domiciliari”

Tornerò al menu della mia infanzia: pane e latte, minestrone, un uovo alla coque alla sera e una mela

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Questo è un Cameo favola, scritto da un vecchio nonno, con il linguaggio giovane di Zafferano. Un divertissement ammiccante per la generazione Z. Fino al 2019, facevo la classica vita dell’intellettuale benestante: 1. Viaggi a sfondo culturale in Europa e negli Stati Uniti. 2. Viaggi in Italia per presentare i miei libri, conferenze in Università prestigiose, a volte mi concedevo pure a Licei selezionati. 3. Vacanze in luoghi piacevoli e in hotel confortevoli. 4. Cene al ristorante, con mia moglie e con amici. 5. La mia “spesa alimentare”, vini compresi, era di qualità.

D’improvviso, per due mesi sono stato messo agli arresti domiciliari da una ghenga di politici e di membri del Deep State, con leggi e disposizioni stravaganti e vessatorie. Mi sono ridotto ad aver paura dei carabinieri, che ho sempre considerato i “benemeriti” della mia sicurezza (fui orgoglioso del mio secondo figlio, carabiniere durante il servizio militare). Scoprii subito che ero stato lungimirante nel mettere sotto il materasso un po’ di eurini fruscianti: sono sopravvissuto al virus grazie a loro. Obbligato a non uscire, e rifiutandomi di mangiare il cibo globalizzato del supermercato, mia moglie ed io abbiamo campato grazie a due pescatori, alla contadina dell’entroterra che ci portava verdure, uova, ricotta, pane, a un’amica che ogni domenica arrivava con una maxi pentola di minestrone per i successivi 5 giorni. Nessuno di loro aveva il Pos, ma io avevo gli eurini.

Adesso sento parlare di ripartenza. “Pesato” in termini di execution il Premier, così i membri del governo, fatti quattro conti sui miei risparmi, abbattuti dallo tsunami virale, messa in conto una sicura patrimoniale per mantenere il “Deep State”, probabile un feroce intervento del solito Valdis Dombrovskis appena (presto) supereremo quota 160 e il virus andrà in ferie, ho dovuto prendere atto del mio irreversibile declino economico. A mia insaputa, ero tornato alla casella di partenza. Un pensionato Fiat acculturato. Per la vergogna, da allora tengo le persiane sempre accostate, come suggeriva Charles Baudelaire.

Il Ceo capitalism mi aveva tecnicamente abbattuto, dopo avermi illuso. Aveva vinto, e con lui la criminalità organizzata, gli unici ad avere il cash illimitato. Trent’anni buttati nel cassonetto della Storia. Non una guerra persa ma una rapina. Non compro più cultura (giornali, riviste, libri), leggo soltanto gli articoli e i libri che ci scriviamo da soli noi di Zafferano: autarchia culturale in purezza. Non uso più l’auto, il treno, l’aereo, rifiutato il monopattino elettrico per un ultimo sussulto di dignità. Il budget l’ho abbattuto almeno del 90%. Queste leadership vanitose non sono all’altezza, sono, come diceva Umberto Eco “..una massa di imbecilli che vuole pontificare senza studiare”. E così scienziati e manager: scelti da loro non possono non essere come loro.

Non cado neppure nella trappola radiofonica alle casalinghe di Sir John Maynard Keynes durante la grande recessione (“…spendete il più possibile!”). Me ne guardo bene. Questi non hanno neppure capito che siamo usciti dal mondo dell’offerta ed entrati in quello della domanda. Non essendo più credibili le mie entrate, devo “riposizionarmi strategicamente” sulle uscite. Era la locuzione che ho usato per tutta la vita per ristrutturare aziende tecnicamente fallite, ora devo applicarla alla mia vita. Mi sa che diventerò un “business case” umano. Sarò studiato dai miei vecchi amici della Bocconi? Che fare? Tagliare, tagliare, tagliare!

Via i viaggi culturali in Europa e negli Stati Uniti. Via i viaggi in Italia. Basta vacanze, basta hotel, basta ristoranti, basta brioche, basta pedicure. Tornerò al menu della mia infanzia: pane e latte, pane e minestrone, un uovo all’ostrica al mattino, uno alla coque alla sera, una mela (l’uovo è cibo divino per vecchi e bambini). Cucina povera, ma di altissima qualità, a km. zero, e pure bio. Investirò molto sull’abbronzatura, stando sempre sul terrazzo. Dovrà essere impeccabile, coprirà così le mie miserie. Occhio, non rinnego il mio essere apòta e liberale nature, non sposo certo la loro idiota idea della “decrescita felice”.