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Conte si dimette ma poi ritorna

conte casalino(5)

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Grillo mi fè, disfecemi da me: ma dalle mie ceneri resiliesco. Che la fenice more e poi rinasce/quando al cinquecentesimo anno di lockdown/Ancora aspetta il Recovery Fund/Ma sol d’Astrazeneca e di Pfitzer/ed acqua e sale son l’ultimo sier. Morale? Avanti con più fame che pria.

Marx non ci aveva capito niente, almeno col governo che più a lui s’è ispirato: partito come farsa, è finito in farsa; in mezzo, la tragedia di 60 milioni d’uomini ridicoli, noi, ridotti all’umiliazione di essere vivi a stento, costretti a scontare la colpa di esistere, condannati ai lavori forzati in casa per i crimini sanitari dello sgoverno Conte, questa madame Tussauds con le sue maschere di cera. Quelle di Giusy non sono leggi ma decreti di pongo (accettati dal cereo Mattarella), e di plastilina le strategie sanitarie e di fango i successi di Arcuri e di creta le facce dei mammasantissima – ministri, tecnici, virologi, consiglieri, portavoce, portaborse, sospensori, aspersori, leccaculo a stampa – che hanno cospirato tutti insieme allo sfascio epocale; talmente irresponsabili, che si son trovati ad avere bisogno di responsabili al sapone come Ciampolillo.

Si affonda allegramente e, a dirla chiara, a questo punto colpisce l’atteggiamento di Mattarella, ostinato nel tenere ancora in piedi questo cadavere mummificato, questo zombie maldestro che si è nutrito di migliaia di vite altrui. Chi rappresenta Mattarella? La Ue? Il Pd? Certo non un popolo italiano che assiste sbigottito ad una danza macabra, una pagliacciada acida oltre ogni indecenza. Se si pensa che quest’ultima puntata serve solo a sterilizzare l’ennesimo accidente made in Bonafede, con la sua controversa relazione su una Giustizia che perde i pezzi ma dalla quale il Guardasigilli (de che?) si tiene alla larga, vedi alla voce: prescrizione (intoccabile, Travaglio non vuole) preferendo, inspiegabilmente, concentrare i suoi conati analitici sui piccioli da spendere ex Recovery.

Ma qui la faccenda non è più da ricovero, è da riformatorio. Penosi, patetici, pietosi. E un presidente, un capo dello Stato dovrebbe a questo punto prenderne atto. Invece questa è la favola che non finisce mai, la storiella circolare: è morto Giusy, viva Giusy: anche oggi la crisi la facciamo domani e la incerottiamo dopodomani; il menu, tanto per cambiare, è sempre lo stesso: cavoletti di Bruxelles e così siamo serviti: tutto pur di non votare – non ce lo chiede l’Europa! Uno spettacolo avvilente, oltre l’indecenza, oltre lo sconforto. Nessuno si fa il minimo scrupolo a tradire la spregiudicatezza più arrogante e disperata. Di Maio, con gli occhi sbarrati dal terrore e l’incubo delle bibite da tornare a vendere che ripete ossessionato: oddio, qui va a finire che si vota, Zingaretti che farfuglia nonsense preoccupanti oltre i suoi stessi standard, Renzi che al delirio strategico scatena la crisi, ci si incapretta da solo e torna a mandare segnali di fumo, il Pd che prima lo scomunica e poi gli prepara la sedia gestatoria. Ma la schiuma dei giorni ce l’hanno i grillini che mendicano il sostegno di Berlusconi, “mafioso”, “psiconano”, “maniaco”, “stragista”, no, contrordine dementi, volevamo dire statista.

Davvero non si salva nessuno e tutti, tutti, senza eccezione, dovrebbero andare a nascondersi. Invece hanno maschere di cera su facce di quel che volete e vogliono restare dove stanno.
E restano perché questa ormai è una Repubblica senza filtro, una perenne replica all’Ambra Jovinelli nella quale nessuno si pone più il problema di presentarsi ai cittadini, di rispondere di qualsiasi cosa, è solo una gangbang per non mollare il potere. Noi siamo la sinistra, ci legittimiamo da soli e non dobbiamo spiegazioni a chicchessia. Noi siamo gli unti del Signore, il nostro sarà pure un regime ma è il migliore e l’unico possibile, noi siamo quelli che siamo e questo è tutto quello che siamo. Non abbiamo altro da dire, non ci importa se siamo eversivi, ce ne sbattiamo altamente della Costituzione come di ubbie etiche, noi, avendo il potere, siamo legittimati dal potere, autorizzati dal potere, la democrazia è solo quello che decidiamo noi e il potere, come la politica, è roba nostra, cosa nostra e la decidiamo come ci pare, con accordi neanche più sottobanco, facendoci la forca e poi mettendoci d’accordo, come si usa tra compari.