Caffè avvelenato

Contro Vannacci si riarma il pride

Ogni giorno un po’ di veleno sulle cose del mondo

Roberto Vannacci e Alessandro Zan
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Qui al bar oggi ci siamo chiesti: perché, quando si tratta di Roberto Vannacci, la gente guarda il dito anziché la luna? Il generale, che non è certo un paci-finto, ma come tutti quelli che hanno combattuto davvero, non ama scherzare con la guerra, ha destato scandalo per la sua nuova uscita sugli omosessuali: chi mandiamo al fronte? Quelli che sfilano al gay pride?

Il Piddino ha rinunciato persino a gustarsi in santa pace il suo cornetto alla crema, pur di fare agli altri avventori un predicozzo sull’omofobia dell’eurodeputato. Io non so se Vannacci sia omofobo; ma so che ha colto un punto. Noi vogliamo investire tanti miliardi in armamenti e tecnologia; abbiamo assunto una postura che consideriamo difensiva e che invece la Russia reputa offensiva; andiamo predicando che, entro cinque anni, un conflitto su larga scala coinvolgerà l’Europa e la Nato. Qualcuno parlò di profezie che si auto avverano…

Forse abbiamo anche la capacità per armarci fino ai denti. Ma poi, i grilletti, chi dovrebbe premerli? Il generale ci invita a riflettere su un aspetto: non ci sono uomini disposti ad andare in trincea e a morire per la loro patria. Magari è un bene, eh. Oppure è un male: l’idea che ci si debba sacrificare per la propria patria, quella che ha dato coraggio a centinaia di migliaia di ucraini, da noi appare vetusta e in odore di fascismo e, così, ci rende più vulnerabili.

Dove manca la volontà, basterà la tecnologia? Se i russi vogliono davvero invaderci, li fermerà una sfilata arcobaleno?

Il Barista, 28 giugno 2025

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