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Cordusio Sim, D’Onofrio: “Dal Covid la spinta per completare l’Eurozona”

Manuela D’Onofrio, Responsabile della struttura Group Investment Strategy di UniCredit e Head of Investments & Solutions di Cordusio SIM
Manuela D’Onofrio, Responsabile della struttura Group Investment Strategy di UniCredit e Head of Investments & Solutions di Cordusio SIM

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Non solo la scossa che ha rimesso in moto l’economia mondiale dopo l’acme della pandemia sta producendo una ripresa forte e autentica, ma lo stesso Covid sarà, suo malgrado, un fattore scatenante per dare vita a una Unione europea più compiuta. Perché indurrà gli Stati membri a completare quel percorso, anche sul fronte degli Eurobond, più volte auspicato dal premier Mario Draghi. A guardare al virus come una svolta è Manuela D’Onofrio, Responsabile della struttura Group Investment Strategy di UniCredit e Head of Investments & Solutions di Cordusio SIM, la società del Gruppo UniCredit dedicata al Wealth Management in Italia: nata nel 2016, Cordusio amministra i patrimoni di 3.900 famiglie italiane super affluent (almeno 5 milioni di euro), ha 21 sedi in Italia e una rete di oltre 100 Banker a cui affianca un team di Portfolio Manager e professionisti finanziari. “L’eurozona ha avuto fin dalla nascita tassi di crescita modesti, ma ora – ha sottolineato Manuela D’Onofrio, intervistata da Nicola Porro durante il webinar Evento Sistema Italia, organizzato da Cordusio – “c’è l’occasione per compiere un salto strutturale. Ci sono tutti i presupposti perché l’eurozona torni a crescere in modo marcato grazie a una politica monetaria che è e resterà estremante espansiva e a una politica fiscale che finalmente consente ai Paesi membri di spendere per investire sul proprio sviluppo”.

La fiammata dell’inflazione americana al 4,2% ha però destato qualche preoccupazione sui mercati, non c’è il rischio di una stretta?

“La storia ci insegna che tutte le volte che le banche centrali hanno intrapreso delle politiche monetarie non convenzionali, non hanno più potuto fare marcia indietro. Quanto all’inflazione, il quadro negli Usa e in Europa è completamente diverso. Gli Stati Uniti hanno stanziato misure, tra aiuti monetari e fiscali, pari a 30 punti percentuali sul proprio prodotto interno lordo, bisogna tornare al Dopoguerra per vedere qualcosa di magnitudo simile. Il denaro, inoltre, è andato direttamente nelle tasche dei cittadini americani e delle pmi; non delle banche come invece avvenne nel 2008 dopo il crac di Lehman Brothers. Gli aiuti provocheranno senza dubbio altra inflazione Oltreoceano, ma si tratta di una risalita dei prezzi buona, perché innescata dalla ripresa dei consumi delle famiglie americane che, per la prima volta in 50 anni, hanno raggiunto un tasso di risparmio più elevato di quello di noi europei”. 

E la situazione in Europa?

“La Commissione ha adottato politiche straordinarie anche rispetto alle scelte del recente passato per esempio verso la Grecia e altri Paesi cosiddetti periferici costringendoli a ridurre in modo drastico il debito. Ora Bruxelles, all’opposto, spinge i Paesi dell’Unione a fare tutto il necessario per salvare l’economia reale, senza badare al deficit. E lo stesso Recovery fund costituisce la vera svolta verso una maggiore integrazione dell’Eurozona: è il primo seme di un budget comune, da finanziare con gli eurobond. Credo che gli storici, tra qualche anno, potranno affermare che, grazie alla pandemia, si è completata l’integrazione dell’Eurozona”.

Gran parte degli aiuti europei, per l’esattezza 150 miliardi su 220, sono però a debito, quindi l’Italia dovrà restituirli…

“Se i privati contraggono un prestito devono restituirlo, gli Stati invece hanno un privilegio unico: quando il debito arriva a scadenza lo rinnovano, emettendo altri titoli, come appunto fa l’Italia con Bot e Btp. E’ una differenza fondamentale, perché fino a quando uno Stato è solvibile, è in grado di rinnovare il suo debito. Per farlo, ha bisogno solo di due cose: della fiducia degli investitori nella sua valuta; di una banca centrale che tenga basso il costo del debito, favorendone così la sostenibilità. Esemplare il caso del Giappone: il suo debito pubblico ha superato il 250% del pil, la Boj ne detiene circa l’80%, a partire dal 2023 gli interessi saranno zero. Malgrado tutto questo lo yen è una valuta assolutamente affidabile sul mercato interno e mondiale. Molti economisti hanno ormai compreso che la quantità di debito di per sé non ha alcun significato, quello che è importante è che lo Stato sia credibile e quindi che spenda bene i fondi pubblici per rendere il Paese competitivo”.

Il fatto che il Btp decennale paghi l’1% è però un incubo per l’ex Bot-People?

“E’ vero, ma proprio per questo noi risparmiatori dobbiamo sperare che questa nuova stagione del debito pubblico prosegua e che i governi continuino a emettere debito da spendere in modo proficuo, in modo tale che la crescita sia più alta e che di conseguenza anche l’inflazione risalga, trascinando con sé i tassi della Bce. Tale denaro sarà inoltre utilizzato per rendere più sostenibile la nostra economia anche sotto il profilo ambientale”.

L’Italia sarà capace di spendere questi aiuti eccezionali con la stessa efficacia di tedeschi, francesi e spagnoli?

“Il nostro Paese non è cresciuto negli ultimi 20 anni, perché lo Stato non ha più investito: si sono susseguite leggi finanziarie volte a ridurre l’intervento pubblico nell’economia. E purtroppo ne abbiamo visto le conseguenze sul sistema sanitario e scolastico: l’austerity ha reso l’Italia non più competitiva. Ora la Commissione europea sarà estremamente severa sul fronte delle riforme e applicherà l’equazione che lega l’erogazione delle diverse tranches di aiuti al raggiungimento degli obiettivi. Mario Draghi sa esattamente quello che si aspetta la Ue e quali sono le riforme indispensabili in questo Paese”.

Resta però in Germania il fronte dei “falchi” del rigore, Ed è quello di Weidmann, il capo dalla Buba…..

“Il progetto europeo è veramente irreversibile. I banchieri centrali sono persone intelligenti, credo quindi che stiamo assistendo a un gioco delle parti: la Buba dà voce alla parte di Germania preoccupata dal debito, ma alla fine ha vinto la politica. L’interesse in gioco non è solo quello di noi italiani o dei francesi, ma anche quello della Germania, che in questi anni ha potuto contare su un mercato domestico europeo da 500 milioni di consumatori per i propri prodotti e servizi”.

Draghi, che ha una grande influenza in Europa, ha detto che il Patto di stabilità è da superare, ma Bruxelles ci chiederà comunque di porre un freno

“Non in questa fase. Penso che occorreranno diversi anni prima che si possa tornare a parlare di un contenimento del deficit. Diciamo una volta per tutte che il trattato di Maastricht, i parametri posti sul debito\pil sono di fatto dogmatici, cioè senza alcuna base scientifica che ne certifichi la correttezza”.

Eppure negli ultimi 20 anni ci sono state imposte leggi Finanziarie lacrime e sangue in nome di queste regole … 

“L’economia non è una scienza esatta e il caso Giappone lo dimostra. Molti economisti, che credevano in una teoria neo-liberista – secondo cui lo Stato deve svolgere un ruolo molto limitato nell’economia – si stanno rendendo conto che aveva ragione Keynes. Lo Stato deve farsi carico di un ruolo importante, deve effettuare gli investimenti che i privati non sono in grado di sostenere, finanziandosi con debito pubblico buono. E’ quello che deve accadere con il Recovery”.

Keynes ci insegna tuttavia che nel medio periodo occorre un equilibrio di bilancio ….

“Keynes ha vissuto in un’epoca nella quale le valute erano agganciate all’oro. Ora il paradigma è diverso: la Banca centrale europea è tecnicamente in grado di accreditare sul conto corrente del nostro Ministero del Tesoro una somma grande a piacere. Questa situazione dura fino a quando gli agenti dell’economia – consumatori, banche, imprese – accettano l’euro come strumento di scambio. Ribadisco: adesso è solo un tema di credibilità”.

Svincolare le valute equivale però a porle in concorrenza tra loro, criptovalute comprese …

“Le criptovalute stanno provocando un’accelerazione verso l’adozione delle monete digitali: lo yuan cinese digitale è già una realtà, la Fed sta studiando come procedere e la Bce intende lanciare l’euro digitale nel 2025. Se le principali banche centrali annunceranno che non ci saranno più le banconote e che tutta l’economia passerà sul digitale, si innescherà una rivoluzione epocale anche nelle politiche monetarie. Si stima che allo stato attuale non si possa applicare un tasso negativo oltre il -1%, altrimenti i risparmiatori inizierebbero a tenere il denaro in contanti in casa. Ma se in futuro sparisse il contante una banca centrale, in caso di recessione, potrebbe applicare tassi negativi molto più marcati”.

 Guardiamo alla ripresa mondiale, sarà davvero l’Asia ad averne il primato?

“Sì, sarà così. La Cina è oggi la seconda potenza economica ma in molti aspetti della tecnologica è già leader indiscussa, come nell’intelligenza artificiale e nei supercomputer. Senza contare che l’Asia nel suo complesso può contare su popolazioni giovanissime e quindi su uno sviluppo esponenziale della sua middle class nei prossimi 20 anni”.

L’egemonia economica asiatica porterà beneficio a tutti, o l’Europa perderà?

“Dipende da quanto l’Europa sarà abile a gestire le relazioni con la Cina. Io credo che l’Europa possa dire ancora molto, deve però riprendersi le sue responsabilità, deve riprendersi un ruolo nella progettazione del mondo che vuole creare. Noi europei, per esempio, siamo molto più avanti di tutti gli altri Paesi sul fronte della Sostenibilità”.

Cordusio ha 21 sedi in Italia e una rete di oltre 100 Banker