“Corpo screditato”. Ora i pompieri in ginocchio per Gaza rischiano grosso

Il ministero dell’Interno ritiene problematico il gesto in uniforme. Usb annuncia un’iniziativa pubblica a Roma

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vigili del fuoco

A Pisa, alla manifestazione per Gaza del 22 settembre, è scoppiato un caso destinato a fare discutere, perchè di mezzo c’è la divisa. Durante il corteo promosso dalla Usb per Gaza, alcuni pompieri — guidati dal veterano Claudio Mariotti — hanno scelto di inginocchiarsi in silenzio, gesto che avrebbe il sapore dell’Unicef e della “buona volontà”. Tutto legittimo, per carità, se non fosse per un dettaglio tutt’altro che marginale: la divisa. Quella che distingue un servitore dello Stato da un attivista qualsiasi.

Mariotti, quasi quarant’anni di servizio, rivendica l’iniziativa così: “Io e altri Vigili del fuoco abbiamo osservato un minuto di silenzio mettendoci in ginocchio come gesto fatto da portatori di buona volontà dell’Unicef, perché il Corpo nazionale Vigili del fuoco è ambasciatore Unicef con un accordo rinnovato lo scorso 2024 dal sottosegretario Prisco“ riporta il Corriere. Il problema, però, è che non si era a un evento istituzionale Unicef, né a una cerimonia ufficiale. Era una manifestazione politica. E infatti il Viminale non l’ha presa alla leggera: dieci contestazioni disciplinari, sei in Toscana, perché quel gesto — fatto in uniforme — rischia di confondere ruoli, simboli e appartenenze.

Mariotti, sindacalista Usb, descrive la scena quasi come un atto dovuto: “Ci siamo inginocchiati per esprimere la nostra solidarietà alle vittime, in particolare bambini […] Non c’era nessuna azione anticostituzionale“. Ma è proprio questo il punto: non serve l’anticostituzionalità per creare un problema istituzionale. Basta non rispettare il confine tra funzione pubblica e propaganda di piazza. Il pompiere insiste: “Abbiamo sempre rappresentato la nostra categoria in ogni luogo di rivendicazione indossando i nostri dispositivi di protezione individuale”. Paragone curioso: i metalmeccanici in tuta protestano per la fabbrica, i sanitari col camice per l’ospedale. I Vigili del fuoco invece indossano un simbolo dello Stato. Non è la stessa cosa, almeno per il Viminale, che parla chiaramente di rischio “discredito del Corpo”.

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Mariotti riconosce che la sanzione potrebbe essere pesante: “Sospensione con decurtazione dello stipendio o, anche se l’ipotesi è remota, il licenziamento”. E qui il sindacato ha già acceso i motori della mobilitazione. Il 28 gennaio, vigilia dell’audizione disciplinare, organizza un convegno dal titolo piuttosto eloquente: “Contro la repressione della libertà d’espressione e la militarizzazione del Corpo”.

In realtà, la domanda è un’altra: può uno Stato accettare che i suoi uomini in uniforme usino quella stessa uniforme per mandare messaggi politici? Il Viminale, legittimamente, risponde di no. E non serve essere “militaristi” per capire perché.

Franco Lodige, 16 gennaio 2026

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